Lo scenario sanitario della Basilicata – indicazioni per il futuro

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riccardo achilli

 

La sanità regionale lucana presenta un quadro a luci ed ombre, sicuramente non pesantemente negativo come nel resto del Mezzogiorno. Utilizzando i dati di una recente ricerca di Demoskopika sui sistemi sanitari regionali, è possibile evidenziare, sul versante favorevole, una invidiabile tenuta dei conti del sistema sanitario regionale lucano. La Basilicata, infatti, con un avanzo di esercizio di 1,4 milioni di euro nel 2017, è la quinta regione italiana, e la prima del Mezzogiorno, per equilibrio di bilancio. E’ una tradizione, risalente alle attente politiche di bilancio tenute dal 2000 al 2010, che aveva fatto addirittura ipotizzare l‘inserimento della Basilicata nel gruppo di regioni-benchmark per la determinazione dei costi standard.

Il problema è che l’equilibrio dei conti si paga sul versante della qualità del servizio. Sempre utilizzando lo studio di Demoskopika, la Basilicata è ultima in Italia per soddisfazione dei cittadini rispetto al sistema sanitario regionale, penultima per mobilità sanitaria in uscita e quintultima per speranza di vita alla nascita (che rappresenta, seppur in modo indiretto e parziale, una proxy della qualità del sistema sanitario). Intere specializzazioni mediche mancano del tutto sul territorio, anche per problemi di esiguità del bacino di utenza potenziale.

Le liste d’attesa costituiscono un ulteriore problema, addirittura di diritto di cittadinanza nell’accesso alle cure, anche se va detto, da un lato, che la Basilicata è fra le pochissime regioni italiane che mettono a disposizione i dati, in uno sforzo apprezzabile di trasparenza, e che recentemente è stato istituito un Osservatorio sulla questione, come riflesso di una attenzione particolare alla tematica.

Di fronte a questo quadro, la recente riforma sanitaria messa in piedi nel 2017 appare del tutto insufficiente, sostanzialmente improntata ad un approccio contabile. Inscritta nella linea di tendenza basata sulla razionalizzazione del numero degli enti che operano sul territorio, tipica dei provvedimenti già realizzati nella precedente legislatura regionale, detta riforma, in realtà, si traduce in un artificio organizzativo e contabile. Un artificio finalizzato a rispondere ai requisiti della nuova normativa nazionale, che non affronta i nodi strutturali della sanità della Basilicata, e non valorizza i pur esistenti punti di eccellenza che il sistema sanitario regionale presenta, nel panorama meridionale.

In linea generale, la legge regionale di riordino, peraltro usando un linguaggio molto tecnico che poco aiuta il cittadino comune a capire, riordina in tre grandi poli il sistema ospedaliero lucano: il San Carlo di Potenza, che prende in carico l’intera rete ospedaliera del potentino, l’Asm, che coordina quella del materano e l’Asp che, con scelta bizzarra (probabilmente fatta per dare all’Asp un ruolo residuo, dopo che la gestione degli ospedali sarà stata trasferita all’azienda ospedaliera San Carlo), assume la titolarità dell’intero sistema regionale di emergenza-urgenza (il che potrebbe porre problemi di coordinamento operativo con le strutture presenti in provincia di Matera). Il Crob di Rionero mantiene la sua autonomia gestionale.

Evidentemente, tale riordino è pensato, in primis, per accorpare strutture ospedaliere che, singolarmente prese, non risponderebbero ai criteri di servizio dettati dal D.M. 70/2015, ai parametri economici evidenziati dalla legge di stabilità per il 2016 ed alle disposizioni sui turni di lavoro degli operatori di cui alla legge 164/2014. Evidentemente, si tratta di obiettivi necessari per evitare un piano di rientro, e disposizioni vincolanti che sarebbero imposte dall’alto, però si deve anche rilevare che la riforma proposta non supera un mero obiettivo minimalistico di adeguamento alla normativa nazionale.

Serve però ben altro, ed occorre che si getti il cuore oltre l’ostacolo, oltre i dati puramente contabili, per andare ad incidere strutturalmente sui mali della sanità lucana. Mali che, peraltro, il continuo invecchiamento demografico della popolazione regionale (già oggi fra le più anziane del Meridione) aggraverà, andando ad incidere anche sugli equilibri contabili. Senza contare il fatto che, per ragioni di povertà, il 6% delle famiglie lucane ha difficoltà notevoli ad affrontare le spese sanitarie.

Una lista molto rapida, sicuramente non esauriente, ma indicativa di alcune azioni che la prossima legislatura regionale potrebbe fare per incidere su tale scenario è la seguente:

  • Spostare sui distretti sanitari parte della programmazione, come ad esempio viene fatto dalla Regione Toscana, smantellando il modello Potenza-centrico sinora adottato;
  • Ragionare in termini di rete interregionale di servizi sanitari, cercando utili integrazioni con le sanità di regioni contermini, sia per valorizzare, in termini di afflusso, i punti di eccellenza lucani, sia per costruire percorsi di prossimità che limitino l’emigrazione sanitaria entro il raggio delle regioni confinanti (soprattutto Campania e Puglia) sia, soprattutto, per costruire bacini di utenza di maggiori dimensioni alfine di ubicare quelle specializzazioni mediche oggi assenti, oppure carenti;
  • Strumenti specifici di formazione ed aggiornamento professionale del personale, a fronte di una età media degli operatori ospedalieri lucani in aumento, assieme ai carichi di lavoro;
  • Avere una politica di spesa mirata soprattutto alle eccellenze che pure sono presenti negli ospedali del territorio e che possono rappresentare effettivamente poli di attrazione e volani di sviluppo: dalla fisiopatologia respiratoria di Pescopagano alla chirurgia bariatrica di Villa d’Agri che già costituisce il centro di riferimento regionale, al CROB di Rionero in Vulture;
  • Rinnovare nel più breve tempo possibile la convenzione tra l’Ospedale San Carlo e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, a potenziare la collaborazione tra i due ospedali, attraverso un nuovo accordo di durata almeno biennale;
  • Attuare in modo effettivo e capillare sul territorio la differenziazione fra la presa in carico della cronicità, da realizzare tramite ambulatori pluridisciplinari e favorendo al massimo la domiciliarità delle cure, e l’acuzie, da trattare nella rete ospedaliera;
  • Investire in nuove tecnologie, in particolare nella telemedicina. Ad esempio, si potrebbe mutuare un progetto della Lombardia, chiamato “progetto CReG di gestione dei malati cronici. L’esperienza lombarda di telemonitoraggio domiciliare si inserisce nel più ampio progetto CReG di gestione dei malati cronici. I 100 pazienti che hanno accettato di aderire alla sperimentazione si sono dichiarati soddisfatti, con un miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti e di conseguenza la riduzione dei ricoveri ospedalieri e degli accessi al pronto soccorso. La sperimentazione, in termini di assistenza ai malati cronici è stata tesa a privilegiare lo spostamento delle informazioni più che delle persone, garantendo un monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente al proprio domicilio, sotto lo stretto controllo del proprio medico di famiglia.

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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