C’è una situazione da deserto dei Tartari nel panorama politico regionale, ore ed ore sotto il sole ad aspettare un nemico che non c’è, un movimento che non si intravede ,un cambio di vento che non si annuncia nemmeno con un impercettibile movimento di una foglia. E’ una generale ammissione di impotenza: da un lato la sensazione sconfortante che più di questo non si riesce a fare, dall’altro la convinzione che meno si muovono le cose meglio è. E’ la politica che ha consumato la propria vitalità, è diventata strumento di potere e ha scelto di appartarsi in relazioni discrete, ancoraggi personali, prove di resistenza, camuffamenti di posizione. E in tutto questo il rapporto con l’elettorato non è più un rapporto di coinvolgimento dialettico, ma di contatto personale: niente da dire e da fare, se non il rinnovo di un attestato di amicizia, di conoscenza di disponibilità reciproca. Come si fa a vincere una partita se entrambi gli schieramenti stanno fermi è un mistero che riesce difficile da dipanare. Accomuna queste due situazioni l’insoddisfazione della gente per entrambi: per quello che si fa ,che è poco e male, e per l’alternativa che non si muove, che non conquista campo, che non reagisce, che non si organizza, che non sa se e come entrare in gioco. Non fosse per i Sindaci che mantengono il fronte aperto del rapporto con la gente, tutto il resto delle istituzioni vivono in una bolla, con lo sguardo rivolto a scrutare l’orizzonte del deserto , per vedere se da Roma arriva qualche segnale di movimento, sia che si tratti di un’opera o di un nome da designare o di un accordo da fare. A Roma, per gentile concessione dei cacicchi nostrani, si sono presi la rappresentanza senza delega e come nell’età d’oro imperiale mandano i proconsoli a vigilare sui territori. Qualcuno si lamenta, qualcuno protesta, ma non c’è nessuno che rompe l’equilibrio, si mette in discussione, decide di rischiare tornando a parlare con la gente, prendendo in mano una bandiera, indicando l’obiettivo di una battaglia. Al centro dello scenario non ci sono più i problemi, i territori, il confronto sullo sviluppo, la discussione sul cosa fare, ma solo le posizioni politiche dei protagonisti, le loro lotte a prevalere l’uno sull’altro, le alleanze e i tradimenti, le amicizie e le avversioni , gli avvicinamenti o le prese di distanza. Un gioco che non interessa il pubblico ma tiene in vita gli attori sul palcoscenico di un teatro vuoto. Rocco Rosa
LO SQUALLORE DELLA NON POLITICA
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