Il Comitato delle Regioni ha messo a tempo in piedi un gruppo di lavoro per capire come intervenire nel fenomeno del caporalato in agricoltura in vista dell’audizione presso la Commissione Aggricoltura della Camera. Gli esperti, per prima cosa, hanno fotografato il fenomeno sul piano quantitativo e della distribuzione territoriale.
Quindi hanno censito le azioni delle singole Regioni e segnalato le migliori soluzioni date al problema, con alcune best practice da prendere a modello. In questa ricerca la Basilicata ne esce benissimo, non solo per iniziative specifiche ma sopratutto per il lavoro di paziente e produttivo coinvolgimento di tutte le Istituzioni che a vario titolo entrano nella risoluzione del problema dal Prefetto, alle forze dell’ordine ai Sindaci, al volontariato. La task force messa in piedi dall’ex Governatore Pittella ha visto nella figura dell’ex sindacalista e consigliere regionale Pietro Simonetti il suo convinto protagonista,anche nell’ambito della speciale commissione anticaporalato messa in piedi dal Minsitro del Lavoro. Da lui sono partite tante di quelle azioni che oggi le Regioni portano come esempi positivi di intervento. Attualmente, nei siti abusivi e nei “ghetti” del Sud sono presenti oltre 18.000 migranti, molti dei quali fuoriusciti dal sistema di accoglienza, che sono praticamente nelle mani del Caporalato. Negli ultimi anni,-dice il rapporto- sono stati realizzati centri di accoglienza per migranti stagionali, servizi sanitari, il trasporto con navette a chiamata finanziati anche dagli Enti Bilaterali delle parti sociali, come ad esempio a Saluzzo in Piemonte, a Palazzo S. Gervasio in Basilicata e a Nardò, Sansevero e Turi in Puglia, e sono stati dotati di specifici servizi i Centri per l’impiego. Si tratta-scrivono nel rapporto- di esempi che dimostrano che è possibile affrontare la questione delle assunzioni, del trasporto e della assistenza sanitaria con la piena collaborazione delle Istituzioni locali e delle Parti sociali. Le Regioni sono inoltre impegnate sui territori per contribuire al contrasto del caporalato, come dimostrano le principali esperienze e le iniziative già poste in atto su più fronti, anche attraverso un ruolo di coordinamento delle azioni, mediante la sottoscrizione di specifici Protocolli d’intesa regionali che hanno preso le mosse dal Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura” del 27 maggio 2016, sottoscritto, tra l’altro, dai Ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Interno, delle Politiche agricole, alimentari e forestali, dalle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, dall’Ispettorato nazionale del Lavoro e dalle organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori. La stessa attività di prevenzione e contrasto, portata avanti dall’Ispettorato del Lavoro e dalle Forze dell’Ordine, ha evidenziato una forte crescita di interventi, in particolare, nelle province del centro Sud. Si tratta di iniziative volte a ricercare forme di collaborazione tra tutti i livelli istituzionali, con interventi finalizzati a risolvere in modo efficace le problematiche della sicurezza
della salute, del rispetto dei diritti contrattuali dei lavoratori. Nell’ambito dei citati protocolli d’intesa, le cinque regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) hanno rafforzato il partenariato istituzionale, programmando interventi finalizzati al superamento delle emergenze di sfruttamento e marginalità. Insomma è un ulteriore esempio che quando si lavora bene, non valgono i colori o le magliette che uno indossa, ma vale quello che c’è dentro l’abito, cioè la persona. Merito a Simonertti e merito a chi l’ha scelto. R.R.