LUCANITA’ E’ COME UN CIRMOLO

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MARGHERITA MARZARIO

La Basilicata, da Maratea, “perla del Tirreno” al “richiamo delle cascate selvagge” di San Fele, è un tesoro nascosto così come la ritrosia è una caratteristica dei lucani.
«Si sporge dalla roccia su un abisso. Il suo ceppo iniziale era sul bordo e fu distrutto da un fulmine. Allora la radice ha ributtato in fuori, sopra il vuoto, un ramo orizzontale. Da quello è ripartito verso l’alto: l’albero sta così appoggiato all’aria, da gomito su un tavolo. È un cirmolo, parente dell’abete, ma più folto di rami e solitario, inadatto al servizio di Natale dei suoi simili decimati nei boschi dei pendii facili…» (Erri De Luca in “Visita a un albero” da “Il peso della farfalla”). La lucanità è paragonabile al cirmolo: un albero sempreverde non famoso come l’abete ma con qualità apprezzabili, tra cui l’essere usato per realizzare culle e letti perché il suo legno concilia il sonno, come i paesaggi lucani che sono ristoratori per l’anima affranta e il corpo stanco di una vita spersonalizzata.
“Affondare tra le zolle di terra / argilla blu dove un tempo era il mare / rami le braccia / radici i piedi / radici / salvezza / semplice salvezza / attraverso la nebbia / come acqua fresca da bere / in un caldo giorno d’estate / appartenenza / e così sia” (“Appartenenza” di Marco Bo, poeta e aforista). Acqua fresca da bere, argilla in affondare, radici, appartenenza: alcuni dei tratti della Lucania, divenuta Basilicata, e della lucanità.
“[…] l’Aglianico è sempre stato il vino del cuore… a parte un po’ di sano sciovinismo è vero pure che è uno di quei vini così morbidi, corposi, che una volta che inizi a berne è difficile mollarli: gli altri ti sembrano tutti vinelli finti, incipriati, inconsistenti” (da “Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo” del potentino Gaetano Cappelli): così i lucani, così la lucanità!
“Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale pazienza è il profondo
sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale” (da “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi). Lucanità: tra fraternità e passività, tra solidarietà e religiosità!
Come si ricava pure dalle parole del sempre giovane e grande Rocco Scotellaro (in una raccolta delle sue poesie): “Ci faremo scambievole paura. / Nel tempo che il grano matura / al ronzare di questi rami / avremmo cantato, amici, insieme. / Il vecchio mio padre / non si taglierà le vene / a mietere da solo”.
“Passione, compassione, simpatia… empatia. Un’unica radice” (la scrittrice Mariolina Venezia, nativa lucana): il cuore lucano!

“[…] quella che è la virtù prima e antichissima di queste terre: l’ospitalità; la virtù per cui i contadini aprono la porta all’ignoto forestiero, senza chiedergli il suo nome, e lo invitano a mangiare il loro scarso pane; di cui tutti i paesi si contendono la palma, fieri ognuno di essere il più amichevole e aperto al viandante straniero, che, forse, è un dio travestito” (da “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi). L’ancestrale ospitalità lucana è patrimonio immateriale con caratteristiche diverse nei 131 comuni lucani, ciascuno con una particolarità.
“Le cose trascurate, rifiutate, rimaste a terra, mai esaltate e mai vituperate resistono, lungo il pendio
della montagna, sono loro ad accompagnare il mondo, insieme alla pioggia e al vento, sono loro a essere vincenti, permanenti” (Cesare Viviani, poeta e scrittore). Così i ricordi lucani, i paesi lucani, i paesaggi lucani, i saperi e sapori lucani, gli abitanti lucani!
Il poeta e intellettuale Michele Parrella di Laurenzana (1929-1996) definiva i lucani emigrati “passerotti infreddoliti”. Sono tali anche i lucani rimasti che diventano sempre meno, soprattutto nei piccoli paesi arroccati, e che vedono raffreddarsi aspettative e progetti e che aspettano il ritorno di qualcuno in estate e il ritorno di qualcosa che, forse, più nessuno potrà dare.
Poi, qualche volta, a sera si ritrovano / nevicate di petali alle soglie. / Dietro quel volto i cieli si scolorano, / anneriscono. / Più non ci rimane / che uno stupore di esistere. / E avremmo un tempo, ad una sua parola, / sbiancato come i salici alla Luna…” (“Petali” della poetessa italiana Helle Busacca, 1915-1996): come la malinconia che pervade le serate lucane, soprattutto nei paesi in via di spopolamento lungo le cui viuzze si vedono, tra l’altro, gatti che rappresentano la capacità di vita solitaria che ha sempre corroborato l’animo lucano.
Mia nonna paterna degli inizi del ‘900: sguardo riservato ma ricco di significato, viso segnato da un’età indecifrabile, quasi ferma nel tempo, capelli raccolti in una treccia attorcigliata in testa, labbra serrate da ogni difficoltà, vestiti di colori scuri e stinti, gonnellone che mortificava le sue forme, curva su se stessa, nessun imbellettamento, mani nodose e rugose abituate a lavorare sin dalla tenera infanzia e al dito solo la fede nuziale di pessima lega, scarpe pesanti, allacciate, quasi maschili che indolenzivano i suoi stanchi piedi. Tutto in lei richiamava la terra che coltivava, la terra che rispettava. La lucanità di una volta, la lucanità che al cuore rimane sempre avvolta!

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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