LUCIO TUFANO : “GLI ANNI DELLA SCUOLA” (1)

0

LUCIO TUFANO

Abitavo in una casa di via Umberto 1° con la nonna, maestra elementare, e con gli zii. Sullo stesso piano vi era anche l’appartamento del severo federale fascista Nicola Carriero, al piano terra, da uno degli ingressi del medesimo portone, si accedeva negli ambienti privati della famiglia Salvatore, il cui papà era il “Titese”, che gestiva una trattoria con l’ingresso dalla stessa strada, lungo la quale una fila di case, attaccate tra loro, avevano come inquilini Marolda, maresciallo della Questura, gli Zingariello, impiegati, e, alcune famiglie contadine.

Sotto i nostri balconi, a piano terra, sulla curva che portava a Montereale, i magazzini dei fratelli Blasi, noti grossisti di alimentari, di Laurenzana, erano pieni di merci di primo consumo, farine, olio di oliva, vini, legumi ed altro. Proprio di fronte vi era il villino del prof. Federico Gavioli, una palazzina di colore rosso pompeiano, con il cancello del giardino e con due grossi portoni. Vi abitavano il dottor Federico Gavioli con i figli Orazio e Angela, miei amici. Il ponte di Montereale era stato appena costruito e si stava provvedendo, in quei giorni, a corredarlo di una folta e vasta piantagione di pini giovani, passata poi nelle indicazioni topografiche della città, come la “Pineta di Montereale”.

La trattoria del “Titese”, sprigionava dalla cucina e dal suo interno, voci di avventori e odori stimolanti di arrosti e di fritture, di sughi e di minestre.

Più avanti, in procinto di iniziare il percorso del ponte, le palazzine Incis, sorte per le famiglie degli impiegati statali, erano abitate dai Debiase, dai Giocoli, dai Cuscino, dai Costabile, dai Nisco, dagli Ajello, dai Poiero …

I motivi delle canzoni più in voga di quegli anni si canticchiavano dappertutto e si fischiettavano per strada e nei giardini pubblici; la radio le trasmetteva con intermittenza tanto che non v’era finestra, d’estate, da cui non arrivassero melodici motivi di canzoni conosciute.

Ai rioni giungevano motivi di arie campagnole. Era la sera dei fazzoletti che si accendevano nelle trecce contadine. I vicoli, di sera, vivevano di cento deboli luci, le porte e le finestre odoravano di cucinato e di fumo.

A scuola, dai finestroni aperti, si proiettava il sole sulle lavagne. I temperini scolpivano sui logori banchi inchiostrati i nostri nomi e le battaglie navali, e tra i grembiuli scuri con fiocco bianco o azzurro, le mosche nei calamai, gli odorosi tepori dei fioriti lillà. Lungo l’assolata campagna si alzavano alberi, siepi e pagliai. L’agro era in coltura e i traini traghettavano, per le rotabili silenziose gli esiti della faticosa giornata.

L’odore del fieno raggiungeva la città e, da Montereale, la fragranza dei pini sembrava permeare, sin dal crepuscolo, ogni anfratto della nostra guerra, quella degli scontri e delle avventure, di noi ragazzi, delle pattuglie in esplorazione tra sambuchi, ortiche e fossati.

Presi da uno strano patriottismo di contrada e di rione trovavamo il migliore dei nostri svaghi nella formazione di vere e proprie bande organizzate con capi e sottocapi, fanti e graduati, e nell’approntare capanne di rami e frasche, di presidii sui costoni delle scarpate cespugliate di rovi, di arbusti, ove si allestiva il comando e si custodiva il “tesoro”, il bottino e la refurtiva, le mazze, qualche simbolica pietra e qualche attrezzo.

Trafelati e mai stanchi di mazze, di scale e di ringhiere, di rivoli e sentieri, di strade e portoni, tra rosmarini e sassaiole, tra i cespugli e nei viottoli polverosi, fino al ghiaioso greto del fiume, di quei “botni” verdecupi, Dragoverde, Sassolino e Piscinone. Scuro di viso era Ventura Ragone, quasi olivastro. A lui si addiceva il ruolo di Geronimo, carattere duro e lineamenti tesi. Un pellerossa delle nostre parti. Biondo e muscoloso era Musciarone (Antonio Defelice), tedesco di qui e d’iniziative temerarie.

Un astio, sorto per finta che, senza tregua, diventava quasi perenne, da piazza XVIII agosto ai giardinetti, saliva fino ai marciapiedi delle palazzine INCIS, dilagava, sempre più aspro, sugli usci e tra i palazzi, nei portoni e nei vicoli a contenderci il territorio da autentici capi rivali, tra trincee di rovi e dirupi. S’improvvisavano ruoli spavaldi secondo i canoni impartiti dalle didattiche in voga e la lotte fisica e con mazze, il menar vanto dei propri muscoli, erano i segni della nostra capacità di aggredire, azzuffarsi e guerreggiare. Scimmiottavamo i personaggi dei fumetti come Cino e Franco, Fulmine, l’asso degli assi, di Mandrake, il mago sorprendente ed elegante, dell’Uomo Mascherato, di tutti quegli eroi, a noi molto familiari, riprodotti nei giornaletti dell’Editrice Nerbini di Firenze, degli eroi salgariani e di altri personaggi dei film di quegli anni. A Portasalza, nell’area prospiciente all’ingresso del villino Gavioli, dal portone del palazzo dove abitavano l’avvocato Sergio Depilato e il giornalista de “Il Giornale d’Italia” Giulio Salvatore, genero del noto Davide Messore, direttore de “Il Giornale di Lucania”, alla bottega di “Vini e caffè” della vedova Pupillo, al vicolo dove abitavano i due capi, si organizzavano le trame, si operava il reclutaggio per i duraturi scontri dell’estate. I “pizzaculi” erano adibiti in avanscoperta o facevano da vedetta e il “tesoro” doveva reperire il suo occulto recapito …

Gli scontri avvenivano tra cavalieri in arcione ai compagni, con entrambe le mani ben saldate a pugno contundente, con zuffe alla guisa dei tornei medievali. S’imperversava sui deboli e sugli avversari, su quelli che non avevano nessun contrassegno o appartenenza. Gli sconfitti venivano catturati e sottoposti a vessazioni. I lunghi e giovani rami di robinie, flessuosi e spogliati delle spine e delle foglie, diventavano spade affilate per la difesa del solco o del confine o per trafiggere, per gioco, il sudore dei petti ansanti.

Erano le mazze insomma a fare da fioretto, da arco per le frecce, da scimitarra o da moschetto. Le pistole erano di legno. Vi erano anche piccole fionde per gli uccelli e per gli spaventapasseri frequenti e facili bersagli. (CONTINUA)

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Rispondi