POTENZA D’EPOCA E IL RITO DEI FUNERALI: IL GRAN CIAMBELLANO

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LUCIO TUFANO

L’ULTIMO SIGILLO

“Ministr” traghetta come Caronte, in redingote e cilindro

L’industria dei morti si alimenta ovunque con il desiderio di esibizione che hanno molte famiglie, per le quali anche il funerale di un parente e il suo seppellimento rappresentano un’occasione sociale non trascurabile.

L’agenzia di pompe funebri oggi appare come un’agguerrita azienda commerciale che si serve di segnalatori, di pubblicità, di politica dei prezzi, riuscendo a mantenersi al corrente sull’affare che matura ogni volta che un suo potenziale cliente raggiunge le fasi finali della malattia. La tempestività è un principio al quale l’informatore non deve derogare, pochi minuti più tardi e l’affare potrebbe sfumare.

L’impresario, se ne ha il tempo, entra in funzione per primo, per fare le condoglianze ai parenti del morto e sempre se la concorrenza è stata battuta.

Fino a qualche tempo fa, nella nostra città, si usava preparare ed accompagnare un morto con il rispetto e con la tranquillità che le circostanze richiedevano. Nulla veniva a turbare la consueta cerimonia o a rompere il silenzio riverente della folla lì raccolta per avere accompagnato la bara, tranne il sommesso pianto dei parenti. Alla

fine tutti si fermavano in un luogo della città, piazza 18 Agosto o San Luca, per dare l’ultimo addio alla salma e per ascoltare, quando si trattava di qualche personaggio della politica o dei ceti professionistici, il discorso di prammatica. Lì si dava, e si da, ancora, luogo ad un lungo e snervante rito di strette di mano fra tutta la gente intervenuta e i parenti del morto. Poi la carrozza continua il suo percorso con passo più celere e i congiunti, rimasti soli, la seguono in macchina o a piedi.

Il funerale, per quest’aspetto, come una breve, severa ed ultima parata attraverso la solita via Pretoria. Funerali di lusso, normali, con carro comunale, se le condizioni economiche del defunto non permettevano il servizio privato; funerali di prima, seconda e di terza classe.

Più che la divinità o la chiesa, i morti erano oggetto di un culto, da noi, venerato e solenne. Perfino la ironica espressione di un volto col cappello a cilindro del nero e austero cocchiere e l’impeccabile frac con coda di rondine del signor ministr incutevano un profondo rispetto. La notizia di un decesso subito si propagava in città dove i suoi abitanti, se non erano parenti fra di loro, erano perlomeno amici o conoscenti. Le esigenze erano tali che ancora più lontano nel tempo si pagavano le donne chiuse negli scialli neri per piangere e seguire il morto.

Le carrozze erano barocche ed il tiro molte volte anche sfarzoso con quattro, cinque o sei coppie di cavalli neri; le orfanelle dell’Ospizio di mendicità Raffaele Acerenza venivano chiamate a portare i fiocchi i cui lacci partivano dalla carrozza.

Negli ultimi anni l’impresario funebre Pascale[1] era solo, con trentatrè anni di mestiere, come un medico di famiglia, come il confessore, come un antico amico che si incontra puntuale solo nelle tristi occasioni. Non trascurava alcuno degli accorgimenti del mestiere, riuscendo anche a piangere assieme ai familiari del morto. Appena entrava nella casa, in cui era successa la disgrazia, porgeva con aria compunta le sue condoglianze, ed assieme al suo dipendente ministr, perplessi, domandava?

come fosse accaduto. Poi con un mezzo inchino si ritirava in un angolo ad aspettare che il pianto di disperazione si moderasse man mano in muta rassegnazione fino a giungere a quel momento di razionale e fredda valutazione conclusiva, nel quale: parenti decidono di spedire il morto all’ultima dimora. Pascale usciva allora fuori dal suo angolo e con umiltà e garbo apriva il suo vasto repertorio come un giocatore i prestigio o un venditore di rimedi al quale si rivolgano compratori rassegnati e convinti che a qualsiasi prezzo quei rimedi dovranno assolutamente comprarsi. Sapendo del ceto e delle condizioni economiche di chi trattava con lui, suggeriva il tipo di nz adeguato, il tiro, i fiocchi, gli addobbi ed il grado di sfarzo della cerimonia.

La sua borsa era piena di fotografie, tariffe, sconti, tutto l’occorrente da rovesciare sul tavolo della stanza accanto a quella ardente per trattare con l’addolorata vedova, col congiunto o col parente venuto da fuori. Si poteva ben dire, inoltre, che anche se Pascale operava in regime di monopolio, aveva cura dei morti, li adagiava nelle bare, li vigilava durante il trasporto. Al momento del pagamento però non era affatto possibile ottenere riduzioni o sconti: risparmiare sulla bara era un discorso inopportuno ed inutile, magari Pascale si gettava in ginocchio ed afferrando le mani del cliente, implorava, scongiurava e ribadiva la magrezza del guadagno, imprecando contro chissà quali tiranni, fabbricanti, o enti fiscali che «prendevano tutto».

IN COPERTINA FOTO DI REPERTORIOI

[1] Giovanni Pascale “gran ciambellano” del funerale.

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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