MARGIOTTA: IL RECOVERY FUND E IL DIVARIO NORD-SUD

0

LE INTERVISTE DI:

Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Ora si invoca a gran voce maggiori interventi sulla rete dei trasporti per la ripresa dell’anno scolastico nel 2012, una problematica complessa che coinvolge diversi ministeri e allo stesso tempo vari settori degli enti locali e della PA. Edgar Morin ci ha sempre insegnato alla complessità del mondo contemporaneo, ma noi in Italia siamo capaci di rendere più complessa anche la complessità. Ma questo settore nevralgico per l’intero sistema Italia, presenta Gap tra Nord e Sud e nelle stesse macro aree, tre regioni forti e quelle meno. Ne parliamo con il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Salvatore Margiotta, che allo stesso tempo riesce ad avere un profilo nazionale e presenta le istanze di un neomeridionalismo che pone quali obiettivi la riduzione delle differenze sempre più evidenti tra i differenti strati sociali.

John Kenneth Galbraith  sosteneva da economista liberal e statunitense, quindi non certo uno statalista, che alcuni settori di interesse sociale, dovessero essere di diretta competenza nazionale e tra questi oltre alla moneta, alla difesa, energia  e istruzione, ci metteva anche i trasporti. Mi sa che la crisi del Covid ha evidenziato che una regia nazionale sui trasporti ci vuole. Lei che ne pensa?

Sì, penso sia assolutamente necessaria sia per quel che concerne il tema delle infrastrutture -alcune delle quali sono chiaramente di interesse nazionale- sia per quello dei trasporti. Non è un caso che nella riforma costituzionale del Titolo V, sulla quale fummo sconfitti nel 2015, avevamo messo mano alle politiche infrastrutturali perché non può essere un singola regione o un territorio a bloccare la realizzazione di un’opera strategica. Sui trasporti serve una riforma complessiva che, senza togliere spazio alle regioni, possa consentire allo Stato una maggiore e più efficace capacità di intervento, soprattutto, nei momenti di crisi. E’sufficiente pensare, per capire l’urgenza di questa riforma di sistema, a quanto è difficile gestire il tema della riapertura delle scuole, dagli orari di ingresso dei singoli istituti agli scaglionamenti complessivi in un territorio, dovendo mettere insieme le esigenze di due ministeri, degli enti locali in tutte le loro declinazioni, delle aziende del trasporto locale parcellizzate sul territorio, dei dirigenti scolastici e dei professori.  La pandemia ha lasciato emergere in modo chiaro la necessità di maggiore centralità nelle decisioni ancora di più quando riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Tra questi c’è, senza dubbio, quello alla mobilità e al trasporto sostenibile e equo. Una certa omogeneità nella gestione politica di questo settore consentirebbe di ridurre anche le differenze tra diverse aree del Paese.

 

 Ma questo caro prezzi sui treni nazionale? All’improvviso come se si volesse lucrare sul cittadino che nelle ferie vuole ritornare a dai propri cari.

Una settimana fa l’Antitrust ha avviato un’indagine, trasmettendo una richiesta di informazioni a Trenitalia (Ferrovie dello Stato) e a NTV (la società che opera i treni veloci Italo) in merito all’offerta dei collegamenti e all’aumento del prezzo dei biglietti registrato nei giorni dal 15 dicembre 2020 al 15 gennaio 2021.

In particolare, l’Autorità ha rilevato che un incremento dei prezzi nei giorni precedenti e in quelli successivi alle misure di blocco degli spostamenti previste dal DPCM del 3 dicembre, che interessano il periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021. Credo sia necessario fare immediatamente chiarezza perché è del tutto evidente che si tratta di un incremento intollerabile. Perché se è vero che i rincari ci sono sempre stati nei momenti di maggiore richiesta, così come negli orari di punta, lo è altrettanto che non sono mai stati così consistenti. Capisco la difficoltà delle aziende ma non è pensabile che siano i viaggiatori, a maggior ragione in un momento così complicato, a doversene fare carico.

Lei è sottosegretario del Mit, in questo anno è intervenuto molto sul settore trasporti, anche con un occhio di riguardo al Mezzogiorno. Ma il divario tra Nord e Sud lo dobbiamo imputare a problematiche ataviche o anche a una certa approssimazione delle recenti classi dirigenti.

Certamente il divario viene da lontano: ci sono tante e importanti analisi di tipo storico sul fenomeno che evidenziano il reiterarsi di errori che ormai durano da più di un secolo. Ciò detto non c’è dubbio che ci sia stata una fase in cui il delta si stava riducendo. Questo è accaduto anche grazie alla Cassa del Mezzogiorno e agli interventi dei governi della Prima Repubblica ed è una fase durata fino alla fine degli anni ’80

Purtroppo, questo processo di riavvicinamento si è fermato e la forbice negli ultimi anni si è andata di nuovo allargando. Questo, tra l’altro, è un fenomeno tipico delle situazioni economiche difficili: la storia mostra che quando un Paese soffre, il gap tra zone deboli e forti ma anche quello tra le classi sociali si allarga. Non c’è dubbio, tuttavia, che in questi ultimi anni ci sia stata una ripresa di interesse rispetto al tema del riequilibrio tra il settentrione e il meridione. Con questo governo contiamo anche sull’utilizzo dei fondi per le infrastrutture previsti nel Recovey Plan per dare un contributo alla riduzione della forbice. Saremmo folli se dicessimo che a breve cancelleremo il gap mentre saremmo poco lungimiranti se non ci lavorassimo con tutte le nostre energie.

Quando vivevo in Lombardia e nel Lazio, riuscivo a viaggiare con i mezzi pubblici e anche bene, da quando sono ritornato in Basilicata invece non lo faccio e non per scelta. Certo non è giusto paragonare metropoli con una regione poco popolata, però vi è un mix di cause culturali, strutturali ma anche di inefficienza e di mancata programmazione sul TPl. Mi sbaglio?

È  noto che il TPI locale nelle regioni più in difficoltà coma la Basilicata sconta un quadro normativo nazionale che va, anche a detta della ministra De Micheli, rivisto e per il quale arrivano nelle regioni finanziamenti insufficienti rispetto alla necessità. Tuttavia, è altrettanto evidente come l’attuale governo regionale non abbia idee chiare per uscire dall’impasse in cui si trova. Lo dimostra il quadro normativo regionale ancora monco perché non ha passato il vaglio di costituzionalità.

 

Condividi

Rispondi