MATERA 2019 E’ SOLO UNA PARTENZA

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teresa lettieri

 

Il 2019 è agli sgoccioli, ma per la città di Matera e il suo intenso rodaggio, la domanda sul tipo di cultura che vuole sorge più che naturalmente. Io oserei dire che la scelta, se di capitale della cultura europea si è trattato, non può essere circoscritta al suo territorio. Sarebbe riduttivo e la declasserebbe a città-evento. Un vero peccato, sia in termini di risorse investite e non solo economiche, sia in termini di potenziale da esprimere che non è di certo quello di un cartellone annuale di attività. Pensare al territorio lucano e al Paese sarebbe il minimo, nonostante il perdurare di ostacoli infrastrutturali e tutta una serie di limiti, diventati tipicità alla stregua dell’Aglianico e del crusco. Le opinioni sono discordanti, di  certo non si presta ad un turismo di massa, ma nemmeno d’elite. La massa abbrutirebbe la città che, nonostante gli sforzi già soffre i numeri, poco tollerati geneticamente e per “immaturità” turistica che limita la capacità di gestione dei flussi di visitatori oltre la media. E l’elite, invece, sarebbe caviale alla tavola del povero. Il fabbisogno è crescere tutti insieme, dal territorio ai suoi abitanti, ospiti compresi. Certo, ad un ritmo sostenuto che in Basilicata è come l’aglio per il vampiro. Ecco perché un circuito oltre il perimetro della città antica garantirebbe un flusso in entrata ed in uscita e i giusti tempi per ricaricarsi e rigenerarsi, senza dimenticare che tutta la regione beneficerebbe degli effetti di un turismo consapevole ed orientato, giammai subìto e disorganizzato. La pressione sulla città ha i suoi effetti e i servizi esistenti e quelli che con lentezza tentano di emergere, più per sforzo privato che pubblico sono ancora inadeguati a ciò che Matera auspicherebbe per non sopravvivere in eterna apnea.  Non meno importante è il ruolo dei cittadini  che vanno educati ed allineati ad un turismo diverso, di apertura, verso la consapevolezza di un patrimonio dato quasi per scontato e quindi  posseduto più che condiviso  e verso il territorio circostante affinché diventi alleato piuttosto che competitor. Tutto questo significa scavare nei cromosomi della lucanità, superare le rivalità territoriali che in questo secolo non valicano la forma del capriccio ma ne mostrano tutti gli effetti. Una regione a due lentezze, divisa dalla politica, nonostante gli sforzi che da ogni parte il territorio continua a sostenere senza una valida guida a scapito delle risorse umane ed economiche, è il peggio che potessimo attenderci, ma ai cittadini spetta la responsabilità di scegliersi la propria classe dirigente. Non festeggiamo capodanni da contentino, ma teste che non s’accontentano, osservano, programmano e plasmano visioni. Sarà questo il vero inizio, non di un anno ma di un’epoca, quella che la Basilicata non deve aspettare, ma costruire. Il limite di questa terra è stata sempre l’attesa; si aspetta che piove, si aspetta che arrivi qualcuno a scoprirci, si aspetta che si voti. Un’attesa che ha reso ricchi gli amministratori più di un terno al lotto. Non lasciamo che il turismo in Basilicata sia ancora troppo ambizioso come progetto, altrimenti non avrà più senso parlare di cultura. In luoghi come le Langhe, un paesino come Barolo e 700 anime, ad esempio, vive di vino, con un patrimonio storico assimilabile a quello di tutti i comuni italiani ed un territorio ricamato dalle viti che “reggono” le colline dissestate, dove ogni muro racconta della filiera dei produttori, ogni struttura è occupata da musei di etichette internazionali, di cavatappi, di tini e tappi. Dove il turismo è un  trenino che ti porta in giro ad osservare come l’autunno spogli i boschi e le foglie cadono mentre ti raccontano perchè. E dove ogni giorno un pezzo di territorio diventa una opportunità culturale lanciata dalla precedente iniziativa in un puzzle che sovrappone alla cartina fisica e politica, quella turistica, ormai da far studiare nelle scuole come i confini, i fiumi e i laghi. Ma questo perché il territorio è conosciuto, compreso e veicolato verso le sue potenzialità non solo locali ma regionali e nazionali. E’ una cultura di rete che riesce a pescare ovunque, dai giovani ipertecnologici ai cultori della nocciola. Riusciremo, allora, a scavalcare un Sasso?

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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