LIDIA LAVECCHIA
Sono giunti ieri a Matera 15 profughi ucraini, sette bambini, un uomo e sette donne, provenienti dalla Romania, accolti dal Sindaco di Matera Domenico Bennardi. Per loro è stata trovata una sistemazione temporanea, per i controlli sanitari, in un albergo della città.
Lo ha reso noto Franco Rubino, presidente dell’Associazione “Accoglienza Senza Confini”, che ha promosso l’iniziativa insieme alle associazioni Open solidarietà Matera, e Gruppo Pubblica emergenza (Gpe) che fanno parte del Nucleo volontariato aiuti ucraina. I profughi hanno raggiunto Matera dopo un viaggio di due giorni a bordo di un bus messo a disposizione gratuitamente da un’azienda lucana. La missione era partita venerdì scorso da Matera per raccogliere i profughi, costretti a lasciare il proprio Paese a causa dell’attacco bellico da parte della Russia iniziato 15 giorni fa.
L’arrivo a Matera dei profughi ucraini ha concluso una missione avviata con la spedizione nella scorsa settimana di alimenti e beni di prima necessità ai cittadini fuggiti dall’Ucraina e accolti in un centro non specificato per motivi di sicurezza, ai confini con l’Ucraina.
Anche l’associazione “Italo – Ucraina” con la rappresentante per la Basilicata Alessia Kovalova, ha avviato nei giorni scorsi una campagna di solidarietà per fornire beni di prima necessità, medicinali, vestiti, viveri, per aiutare la popolazione Ucraina che sta attraversando una situazione molto difficile. “Sono stati riempiti tre tir,” afferma Kovalova “che hanno raggiunto il confine ucraino nelle scorse ore, grazie alla sensibilità e al buon cuore di cittadini semplici, imprenditori e benefattori materani, che hanno messo a disposizione propri mezzi e risorse per aiutare il popolo Ucraino.”
Un vero e proprio appello è stato lanciato da varie associazioni alle Istituzioni, locali e nazionali: arriveranno altri rifugiati nei prossimi giorni, perché non si sa quanto ancora durerà questa guerra assurda, donne e bambini che però devono essere aiutati a trovare non solo una sistemazione temporanea, ma una casa e un lavoro vero e proprio, i bambini devono andare a scuola. Bisogna lavorare quindi per creare un futuro per coloro che sceglieranno, una volta terminata l’emergenza, di restare in Italia, perché non dimentichiamo che ci vorrà tanto tempo per ricostruire tutto ciò che è stato distrutto da questa ennesima follia.
Lidia Lavecchia
