
Anche la logica più elementare vorrebbe che, nelle condizioni in cui versa la politica materana, un ricambio generazionale in queste amministrative sarebbe una opzione obbligata per i partiti, in modo da lasciare spazio a volti e nomi nuovi. Un atto di rispetto nei confronti dei cittadini che lo chiedono da anni e che non lesinerebbero il loro consenso ad una strategia generale di rinnovamento. Ma lo scetticismo imperversa e l’opinione generale è che ancora una volta questa aspettativa di popolo verrà disattesa da una gestione delle candidature e delle liste da parte dei potentati di turno dai cosidetti “Signori del potere”.
Si sta sperimentando in questi giorni che non è affatto facile spingere di lato i signori del consenso e che nonostante questa resistenza ci sono le condizioni per dare una spallata al passato, solo che qualcuno sappia rispondere con forza e determinazione a questa esigenza di popolo.
Evidentemente va superata la paura del fallimento. Già in altre occasioni, i cittadini, hanno dimostrato con il proprio consenso che in politica nulla è scontato e che chi credeva fosse invincibile è stato sconfitto. Chi propone una squadra rinnovata, a sua volta, deve credere fino in fondo che sia possibile farlo senza il timore di confrontarsi con gli “acchiappa consensi”. Non farlo significherebbe lasciare spazio a chi conosce la regola principale del consenso; quella regola non scritta per cui, una volta in campo, obtorto collo, gli elettori scelgono il meno peggio in mancanza d’altro.
Questa volta l’imperativo categorico dovrà essere ricerca di un reale rinnovamento in discontinuità con il passato e messa a bando di politiche d’interesse. Si può fare superando il timore di osare, nella consapevolezza che, per non averlo fatto per tempo, la politica si sia ridotta a un mero mercimonio tra chi offre di più e chi può contare su più amici e familiari. Nulla che possa lontanamente somigliare a una battaglia d’idee, di programmi e di prospettive. E’ questa condizione che spinge sempre meno elettori – direttamente interessati da vincoli parentali o clientelari – a recarsi alle urna. E’ a questi ultimi che bisogna guardare perché, se la politica ha bisogno di rinnovarsi anche gli elettori hanno bisogno farlo ed è per queste ragioni che bisogna offrire loro una prospettiva. Un punto di vista nuovo che li costringa a superare il solito alibi del “sono tutti uguali” utilizzato per non assumersi la responsabilità di cambiare.
Sia nel centrosinistra sia nel centrodestra, a Matera, sta accadendo esattamente questo. Da un lato c’è chi si sta adoperando per restaurare il passato mentre dall’altro c’è chi vorrebbe impedirlo contando sulla freschezza delle idee, la grinta del proprio valore e la voglia di essere protagonista.
In un mondo che vorremmo, si dovrebbe poter scegliere tra il buono ed il meglio e non tra il peggio e il meno peggio. Sarebbe bella una competizione per la città priva di quelli che ormai possono definirsi i professionisti della politica persone che ormai hanno fatto della scalata al potere il loro interesse quotidiano e che , senza di esso, non sarebbero in grado di cambiare ruolo nella professionee e nella società. Si vive a Matera una incrostazione da parte di parte del personale politico che, pur perdendo consensi, non cessa di mettersi a capo di cordate , pronti a sfruttare ogni energia aggiuntiva che riescono a convincere. Tutto fuorchè un sano tentativo di mettersi da parte, di favorire l’ascesa di personaggi nuovi, di giovani, di donne. La processione si fà ma a patto che ad aprirla sia sempre il decano di turno, mai che si conceda la croce ad una espressione nuova della società materana. E’ un eterno gioco a perpetuare facce vecchie.