MATERA E SASSI, TRA RECUPERO E IDENTITA’

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maragnodi MARIO MARAGNO*

Alcuni anni fa, chi aveva conosciuto gli antichi rioni materani e partecipava al dibattito sulla loro salvaguardia, si esprimeva a favore di una radicale e rigida conservazione, quasi una sorta di congelamento o di mummificazione contro i rischi, molto probabili, di una loro rigenerazione.  Contemporaneamente, altre scuole di pensiero, ne rivendicavano, invece, il recupero finalizzato ad un loro riutilizzo come auspicato dal ben noto concorso internazionale degli anni ’70.
Una bella gatta da pelare, tenuto conto dei pericoli che entrambe le tesi comportavano.
Prima degli anni ’70 -’80 si apprezzavano ancora le peculiari originalità di un sito che ahimè, molto malinconicamente, accelerava quel fenomeno di degrado legato fondamentalmente all’incuria ed all’abbandono, tanto da convincere molti cittadini a ripudiarli. Molto fresche, infatti, erano nelle loro menti i disagi ed i sacrifici che la vita nei Sassi comportava. Non posso non ricordare, pur nella memoria di un bambino, il mulo che veniva accompagnato nel vano in fondo alla casa-grotta o la famiglia di maiali, si dico bene, proprio maiali, che dalla “casa” accanto uscivano due volte al giorno nell’antistante vicinato. Così come non si può dimenticare il cosiddetto “bagno” di circa un metro quadrato posto vicino l’ingresso, che a mala pena ospitava solo un modestissimo vaso da svuotare giornalmente nei “gettatoi” pubblici.

Nel frattempo la nazione faceva passi da gigante dopo i disastrosi eventi bellici, ed i segni della modernità avanzavano con forza in tutte le nostre città. Nel sud in particolare, intorno agli anni ‘60 e ’70, imperversavano nei centri storici interventi di demolizione di antichi fabbricati per far posto ai più funzionali e moderni edifici in c.a. Il profilato metallico in anticorodal sostituiva gli infissi in legno, colpevoli di richiedere una continua manutenzione, per rivelarsi poi non solo esteticamente ripugnanti ma anche funzionalmente inidonei per i ben noti fenomeni di condensa presenti nelle case.
Per fortuna nella nostra città gli interventi di demolizione e ricostruzione nel centro storico sono stati limitati, per così dire, a pochi interventi per far posto a due banche e qualche edificio commerciale.
I “Sassi”, grazie alla loro particolare conformazione ed al complesso intreccio delle proprietà, mal si prestavano a tali operazioni di speculazione edilizia.

Cresceva però il loro degrado, dovuto all’incuria ed all’abbandono. Le uniche attività presenti erano i cosiddetti “club” che i giovani dell’epoca si erano inventati occupando ed allestendo alla meno peggio locali abbandonati. Molte le occupazioni abusive con conseguenti e spesso irreparabili danni al patrimonio architettonico.
Era frequente infatti, imbattersi in selvagge mercificazioni dei materiali tradizionali quali i secolari mattoni in cotto, i coppi d’argilla, i pluviali in cotto, gli infissi in legno, le basole in pietra o in tentativi di distruzione di antichi pozzi e cisterne spesso trasformati in depositi di materiale o di rifiuti.

Cosa farne allora di questi benedetti antichi “rioni”.
A mio avviso con il loro riuso è prevalsa la soluzione non vorrei dire migliore, ma sicuramente quella meno rischiosa e più giusta.
Avendo direttamente vissuto questi anni di trasformazione, non posso non sottolineare la velocità con cui i Sassi stavano segnando il loro declino con crolli diffusi, infiltrazioni di acqua ovunque e saccheggi che rischiavano di comprometterne la stessa identità.
Non era quindi possibile congelare lo status originario che gli anni ‘50 nostalgicamente ci consegnavano.
Non solo non vi erano finanziamenti e programmi di recupero, ma non c’era ancora la cultura diffusa del restauro e della salvaguardia che pure, fortunatamente, un gruppetto di studenti materani (i giovani della “Scaletta”) stavano cercando di inculcare in una società ancora frastornata e confusa dal notevole cambiamento in atto.
E’ così’ cominciata la stagione del recupero finalizzato al riuso, certamente favorita dalla ben nota legge 771del 1986 che segna l’effettivo spartiacque verso la rinascita degli antichi Rioni, ma a quale prezzo ?
Certamente il prezzo della modernità, intendendo con tale termine tutto ciò che necessariamente doveva fare i conti, differentemente dagli anni e secoli precedenti, con una società in rapido sviluppo evolutivo e tecnologico.
Diciamolo subito, molti errori sono stati commessi e se ne stanno commettendo, in mancanza di un adeguato e qualificato controllo della mano pubblica e di una non diffusa cultura del restauro tra professionisti, imprese e gli stessi cittadini.

Non tutto però va visto con gli occhi del pessimista. Numerosi sono anche gli interventi di qualità, rispettosi delle caratteristiche degli antichi manufatti, pur se necessariamente interpretati in chiave moderna.
Ma chi avverte forte il senso di appartenenza a questo meraviglioso habitat che l’uomo ha plasmato nei secoli in maniera cosi originale, aggiungendo alla bellezza dei luoghi quella del costruito, non può che pretendere ancora di più, cosi come non può non sollevare la sua voce contro i rischi di una banale, confusa e incontrollata azione di recupero sotto la spinta di un modello che privilegi solo il turismo, i cui limiti sono ormai sotto gli occhi di tutti e sui quali non intendo qui soffermarmi.
Pretendo, invece, che da questi primi passi falsi rinasca una comune volontà di riappropriazione anche da parte del semplice cittadino.

Numerosi sono i “buchi neri” ancora presenti che attendono un nuovo “custode”, sicuramente depositari di un patrimonio di conoscenza e di originalità tutta da riscoprire. In parole povere un mix di attività turistiche, di artigianalità e di semplici iniziative che in modo naturale ed equilibrato ricostituisca negli antichi “Rioni” un nuovo modello di vita, continuando però a raccontare e far leggere i segni più autentici della sua storia.
Non presentarci così al fatidico 2019 avrà significato non solo fallire lo spirito della proclamazione e del riconoscimento Unesco di cui la città si fregia, ma, ancora più grave, tradire le attese di chi ci ha consegnato tanta bellezza.

Un lusso che non ci possiamo permettere.

* l’ing.mario maragno è presidente dell’ordine degli ingegneri di Matera

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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