A tirare troppo la corda finisce che si spezza, e così che alla fine il M5S decide di strappare con il tavolo di centrosinistra a cui aveva chiesto un riconoscimento formale sull’ottimo lavoro di Bennardi. Un mea culpa che il PD non ha intenzione di fare. Dall’assemblea Cinquestelle a questo punto arriva il verdetto che in molti aspettavano da tempo. Bennardi vuole la ricandidatura e i suoi lo assecondano come se non sapessero quanto sia inviso alla città e agli stessi Cinquestelle della prima ora dopo la disastrosa attività del suo mandato. Consiliatura caratterizzata da scelte familistiche e impopolari. Nella peggiore delle ipotesi, Bennardi, che ha imparato il mestiere, sa di poter essere eletto all’opposizione, procurando, però, non poche rogne al centrosinistra. Tanto basta, a lui e ai suoi, per soddisfare la vendetta nei confronti di chi si è reso protagonista della sua dipartita politica. Nel frattempo, il tavolo di centrosinistra, sì è dato appuntamento a lunedì (oggi per chi legge), per provare a ricompattarsi intorno ad un nome, operazione subito resa complicata dal fatto che BCC non inende andare a rimorchio e pensa ad un nome di donna da affiancare a quelli di Viziello, Marranzini, Oliva e Monaco. Una proposta per unire o una manovra per destabilizzare ancora di più gli alleati piddini? La scelta sui nome dovrebbe spettare al tavolo; in caso di stallo si dovrebbe procedere ad eventuali primarie. Organizzate in fretta e furia pur di non dire un sì a Santochirico che non demorde, ed è pronto a lasciare il tavolo se non dovessero accettare la sua candidatura a sindaco. Ancora una volta, all’ultimo momento, quando sembrava profilarsi una intesa, c’è chi nel centrosinistra si incarica di mettere il piede sul castello di sabbia appena finiti. E’ la solita storia, che una volta per sempre deve finire. Dimostri il Centrosinistra a guida Pd di mantenere gli impegni presi: se non c’è unanimità nella scelta del nome, si vada alle primarie, ben sapendo che un artretramento rispetto a queso impegno provocherebbe una inevitabile divisione proprio all’interno del Pd, con un Cifarelli che ancora una volta si vede negata la possibilità di esprimersi . E non è detto che questa volta lo stesso Cifarelli si riporti all’obbedienza di partito che preferisce l’avventura ad una candidatura sicura e capace di farcela. Se le primarie non sono più punto di incontro tra le varie anime, le stesse potrebbero disperdersi al grido di ognuno per sé, favorendo proprio quell’aggregazione senza simboli di partito che già a Potenza ha avuto successo. Un percorso ancora una volta segnato dall’incapacità di una classe dirigente cresciuta all’ombra del rancore personale e dell’auto celebrazione.
MATERA. SI COMPLICANO I GIOCHI, MA STAVOLTA IL PD AFFONDA
0
Condividi