MI SIRE

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LUCIO TUFANO

Emblematico nume della famiglia, gran sacerdote del focolare, il padre da noi si pronuncia con una fonetica regale propria del nostro dialetto.

Una parola di devozione, di rispetto Mi sire.

Un antico francesismo lasciato dalle dominazioni, grida per i campi, eco di soccorso, minaccia di intervento nelle baruffe dei quaderni al tempo della scuola, la breve stagione dei giochi, le contese rionali e le risse dei portoni.

Sinonimo di monsignore, prima persona del nostro amore, ragione ed alibi per ogni forma di timore, possessivo bisogno di autorità recitata nel discorso diretto.

Profondo trepidante appello della coscienza. Nome del giudice – lare, di chi emana la prima legge: l’ha ditt’mi sire! Ammonimento nella rigorosa morale della casa, discolpa per le pene, esclamazione riverente o invocazione religiosa. Dio Padre, Iuppiter che sovraintendi alle burrasche degli affetti. Solenne congegno protettivo nei rischi del nostro racconto. Parola antica del mondo penetrata nella città dove ancora conserva il suono del sudore, il potere del re.

………

Due giugno 1946. Si vota per il Re-ferendum: 9.112 Monarchia. 3.956 Repubblica. Scacco al re? Nessuno va contro sa’ ssire. Chi lascia la via vecchia per la nuova sa ciò che lascia ma non sa ciò che trova. Tutto l’amore viscerale per il sire, in questo ultimo saluto, volutamente doveroso, ossequioso, del giugno delle ginestre, entrato dalle finestre della estate nella città del dopoguerra, dove è ancora lo strascico di notabili e la prevaricazione prefettizia, dove ancora osano il trasformismo politico e lo strapotere degli agrari e della rendita.

Ha vinto la iconografia del gioco sacro, la fotografia, il ritratto, il re di denari, la carta vincente conservata.

Nessuno mai voterà contro il padre, né vuole la sua perdita, Mi sire: u mast, u principale, u patron, u boss, u sindac, il padre agricoltore, il padre mulattiere, padre dai cento, non più di tanti, mestieri, pater, faber nostrae fortunae. Con tutti questi padri nessuno azzardi giudizi sulla regina che, in comune con la Patria, ha le bandiere, l’aureola, la tunica e, con la repubblica, la chioma, la corona turrita, la veste, la stirpe, la progenie.

La repubblica, una volta affiliata, figlia immediatamente figlie, famiglie, condominii, associazioni, Erp, Unra, piani Marshall, convenzioni, festivals e totocalcio, Euratom, patti di Varsavia, patti Atlantici, corsi e ricorsi, sussidi, eguaglianze. Per chi ha fatto la guerra: una mosca, un vitalizio e una medaglia.

Noi vuiemm lu rre! Nel gioco delle carte, i quattro pali delle forche, delle farine, dei molini, i pali dei granai, i pali di ricambio, le democrazie che non vanno oltre le quattro dinastie, i re di Napoli che dispongono di un cavallo, di una donna, dell’oro, del fuoco e di non più di sette fanti.

Il re è morto, viva mi sire e viva Maria.

Chi poteva mai pensare che l’asso piglia tutto, carta pirata da disciplinare, da irregimentare, tressette col taglio in gola, asso che approfitta della educazione democratica, della lealtà e dei passaggi del disordine, asso di bastoni, sortisse una repubblica dei denari, dei sequestri, delle tangenti e degli sperperi? Cifrario movimentato del gioco, i partiti sono coloro che per primi sono partiti con gli spartiti, coristi e organisti, governi e sgoverni, i mille partiti da Quarto, partiti da sempre, da Mezzolitro: la repubblica delle coppe, delle cappe, delle mappe, dei dosaggi e delle ubriacature.

E la repubblica! tecnica e miracolo del padre multiplo, occulto, mimetico, forgiato a propria immagine, il padre sindaco, ministro, onorevole, presidente, il minculpopolo padre degli italiani, i mille padri delle cento città, dei mille comuni, dei cinquecentomila rioni, la democrazia occupata, il padre delle conurbazioni, il padre decentrato delle autonomie tutelate, delle concessioni edilizie, dell’uno più uno uguale a true.

Repubblica triunitaria, teologica, summa di interessi semplici, programmi e regole del tre composto, calcoli, punti, rappresentanze che portano sempre a tre, un presidente uno e trino. Anche questa è storia di vinti in pelle ed ossa, in grigio, in verde. Ora verranno i Mandrake rouges et noirs con cilindri caccia conigli, manifesti, appelli, carte e drappelli, occupazione amministrata e disoccupazione politica. Eppure come è stato che avesse dichiarato la guerra al mondo? Come è stato che lo Stato ci ha ridotto in questo stato? Come è stato che il rex numismatico, il trono conquistato dal conte Filiberto, Biancano Umberto, si sia poi … frantumato in sottotroni, tronetti, divanetti e poltrone. Come è stato che lo Stato si è diviso in comitati, ristretti, allargati, sotto e sopra, medi, intermedi, mediatori, enti malarici e poidi bonifiche montane, conguagli, sanatorie, comprensori pedemontani, di loden e non più di pastrani?

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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