LA POTENZA DI IERI NELLE CRONACHE DI CITTA’ 2)

LUCIO TUFANO
Isolata tra i monti, con freddissimi e lunghissimi inverni, la città ha le sue strade strette e selciate, le sue case con meno di tre piani, i suoi contadini vivono in miseria ed abitano in sottani umidi e antigienici per cui si ammalano agli occhi e al petto e i loro bambini ne muoiono.
Il miraggio delle emigrazioni transoceaniche dischiude la sola via di salvezza a queste ormai disperate generazioni sulle quali il latifondo e il privilegio spietatamente esercitano il terribile peso dello sfruttamento.
Le terre sono trascurate dai proprietari che ne possiedono grandi estensioni per cui dove si può coltivare la vite o il grano è più facile far pascolare il bestiame, dove il bosco teneva fermo il terreno e regolava l’assorbimento graduale delle acque di pioggia e i torrenti, sembra assai più lucroso abbatterlo per venderne il legname, così le frane e la malaria si aggiungono agli altri mali, mentre aumenta la popolazione.
Un bracciante va a massacrarsi una giornata intera nel fondo del signore per ricavarne poi quindici o
diciotto soldi, con i quali deve mantenere sé, la moglie, gli immancabili quattro o cinque figli e, non di rado, anche i vecchi genitori… e si ciba di cipolle crude e di peperoni.
Il carnevale, che non passa invano per l’aristocrazia potentina, già non significa più nulla per il popolo contadino abituato, una volta, a festeggiarlo.
Il Melanconico, scrive: Le famose feste delle pacchiane? Ovunque sepolcrale silenzio, se si tolgono i soliti schiamazzi di monelli, certe maschere così per dire, e la ridda infernale nell’ultima notte. La ridda è l’effetto della scorpacciata degli storici maccheroni a ferretto, che il nostro lavoratore aspetta a mesi e talvolta ad anno… Ricordando gli anni trascorsi, le belle feste pacchianesche non sento il bisogno di chiedere ad alcuno la ragione, si intuisce… il divieto è imposto dalla miseria.
Nonostante tutto al nostro Teatro si susseguono senza posa le rappresentazioni, siamo nel maggio del 1892, e il critico teatrale parla di due compagnie, l’una seria e l’altra semiseria. L’impressione generale dell’insieme (è) più che buona, tenuto conto dei mezzi modestissimi che offre questa piazza.
La compagnia seria esordisce con Il Trovatore, soprano la signorina Geltrude del Grande, baritono il sig. Pinazzoni, contralto la signorina I. Brizzi, basso il sig. L. Ferraioli.
La compagnia semiseria con Le Educande, raccoglie nomi d’indiscutibile valore, come il Frigiotti ed amicizie care e sempre applaudite da questo pubblico, come le sorelle Molinari ed il Tavecchia.
Il pubblico non cessa dal prodigare i più calorosi applausi, per esternare a tutti simpatia ed ammirazione. Il tenore Criscuolo non disdice fra costoro; …L’orchestra, in una parola, come mai s’ebbe qui.
Le masse, benché poco numerose, similmente.
Non manca la solita nota amara per la scarsa affluenza di pubblico: Infine all’Impresa Melillo – De Martino i maggiori encomii e questo pubblico, che paga zero quel che altrove pagherebbe ben salato, ha il dovere di accorrere numeroso a teatro non fosse altro che… per far mostra di capire.
Oltre al Trovatore e all’Educande, le opere: Favorita, Fra Diavolo, La Lucia, Campana dell’Eremitaggio e Forza del Destino si rappresentano fino alla metà di giugno. Ma lo scarso interesse del pubblico e le ristrettezze economiche fanno andar via la compagnia dopo che questa aveva tentato il rinnovo dell’abbonamento almeno per altre venticinque sere.
Il Teatro rimane preda dei topiche, a poca distanza dalla sua inaugurazione, hanno avuto tempo e modo di annidarvisi.
Alle tre del mattino d’inverno, quando il vento soffiando tra le case ghiaccia l’acqua che scorre dalle grondaie trasformandola in levigate stalattiti, i contadini sgusciano dai vicoli dandosi voce, e l’uno dietro l’altro, infreddoliti e timidi, si recano silenziosamente, avvolti nelle mantelle, verso la piazza della Regia Prefettura, e lì, sotto l’arco del Teatro Stabile, battendo i piedi, aspettano che i padroni li ingaggino.
L’istruzione consiste in un asilo d’infanzia, nelle scuole primarie e secondarie, in un liceo per i pochi che possono andarci, nelle tecniche, in un convitto nazionale, in una scuola normale, in un osservatorio metereologico e in una scuola d’arte e mestieri.