Molti di quelli che oggi dicono che si è elusa la indicazione della Corte Costituzionale con l’eliminazione di fatto delle preferenze sono gli stessi che sulle preferenze, quando esistevano, hanno scatenato la fine del mondo, facendo l’equazione preferenze=corruzione. E doveva essere così perché, pur di arrivare allo scranno parlamentare, sin dagli anni settanta (da quando agli statisti sono succeduti i “politici”) si ingaggiava una competizione dove tutto sembrava lecito: manifesti, cene, inserzioni sui giornali, televisioni private, pullman per le tribù di aficionados e via dicendo. Le leggi maggioritarie , una più brutta dell’altra, sono nate da questo preambolo morale. Oggi con la nuova legge elettorale, ritornata proporzionale con qualche ritocco, il cittadino normale sceglie per il cento per cento il partito e per il 37 per cento il proprio rappresentante di collegio. Si può gridare ad una legge antidemocratica perché di fatto riduce anche il rischio di un ritorno al selvaggio west dove tutti sparavano con ogni arma possibile? No. Bisogna dire che questa legge è frutto di una singolare convergenza : quella dei leader delle formazioni più grandi di evitare la proliferazione di liste e listarelle eternamente alle prese con il ricatto prima e dopo le elezioni, e quella del Movimento 5 stelle che si vede premiato nella sua tradizionale posizione di movimento contrario alle alleanze e che per questo aveva gridato e protestato contro un possibile inciucio ai suoi danni. In più, Berlusconi e Renzi, dopo aver messo in soffitta le coalizioni, hanno attenuato il rischio di disperdere il proprio elettorato con il “no” al voto disgiunto: chi vota deve prendersi tutto , quello che gli piace e quello che non gli va giù. E questa è la vera mossa di valore tattico che mette in crisi sia l’ala sinistra dello schieramento politico sia quella centrista, entrambe oggi di fronte all’ostacolo di un cinque per cento da saltare a piedi uniti, senza possibilità di un aiutino esterno. E la cosa non è di poco conto perché, da un lato, Pisapia rischia di essere inadatto a rappresentare l’intera compagine di centrosinistra, che va dai cattolici delusi fino alla sinistra italiana, dall’altro per pensare di arrivare al cinque per cento bisogna fare una colonna di nanetti, uno sopra l’altro, da Alfano a Monti a Casini a Cesa a Rotondi. E’ probabile che, chi può, cercherà asilo alla casa madre di Arcore , al cui padrone ritorna la soddisfazione di aprire e chiudere le porte a seconda dell’umore del momento o della consistenza elettorale del personaggio. La sinistra invece è consapevole di potercela fare ad una condizione: richiamare in servizio Prodi per dargli la bandiera che un tempo gli apparteneva. Solo che prima era per governare l’Italia, adesso per preparare le trincee in Parlamento, in attesa che il fuoco di sbarramento cessi e si riesca ad intravedere una strategia politica di lungo tempo.Non era Prodi nella lista dei cinque stelle per il Quirinale?
MOBILITATO IL RISERVISTA PRODI ?
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