Parliamo di tutto fuorchè di schieramenti. Invano il collega Pisani ha cercato di stanare il segretario di Azione in Basilicata, Donato Pessolano. La consegna è ” si sceglie dopo, quando e se si riuscirà a giocare a carte scoperte”. Oggi come oggi Azione si è posta a metà del guado: passare dall’altro lato ha le stesse chances che tornare allo schieramento di un tempo. Tutto dipende da quanto alto è l’interesse a vincere giocando una alleanza che ora come ora è ufficialmente indigesta a destra come a sinistra. A destra, la partita che si sta giocando è allargare l’influenza di Forza Italia, sopperendo al dimagrimento cui la gestione Bardi ha condotto il partito. Una partita che si gioca su due fronti, da un lato il rilancio dell’organizzazione territoriale, con i due segretari provinciali e i coordinatori di area, dall’altro convincere gli altri che tirare dentro Pittella, così come vuole Cupparo, significa assicurarsi la vittoria del centrodestra e, in una certa maniera, ridimensionare la vocazione egemone di Fratelli d’Italia, che non nasconde l’intenzione di fare il pieno elettorale, Presidenza compresa. Una alleanza di centro, nell’ambito del centrodestra, potrebbe portare a rendere più equilibrata la coalizione e a porre le premesse per un candidato presidente di Forza Italia, che non sarebbe Bardi. Ora come ora l’idea sembra un pò stravagante, ma bisogna fare i conti con il consenso elettorale che sta calando per la destra e che potrebbe alla fine imporre una revisione dell’intera strategia, atteso il fatto che l’intesa raggiunta tra Cupparo e Pittella porterebbe i due ad andare insieme comunque, a prescindere dalla direzione. Un ostacolo oggettivo per gli altri decisori del centrodestra, che si acconenterebbero di allargare il perimetro solo fino a Italia Viva. Se a destra si gioca un po’ avventurosamente, a sinistra vige il motto “va avanti tu che a me viene da ridere”. Lo sforzo di Giovanni Mussuto, dei verdi, di tenere aperto un tavolo del centrosinistra è sempre più difficile, man mano che si esce dal genericismo della necessità di uno sforzo comune per ridare agibilità alla coalizione. Il caso Chiorazzo, vuoi o non vuoi, ha allertato le antenne di molti segretari del centrosinistra, per il modo in cui si è imposto all’opinione pubblica. Quello che doveva partire come una disponibilità di un imprenditore a mettere la propria faccia al momento del bisogno è stata gestita come una sponsorizzazione venuta da Roma, non partita per caso, e orientata a porre il carro davanti ai buoi in una logica di realismo e di opportunità. Con il che cambiando le regole del gioco. Nel primo caso, cioè di una disponibilità comunicata come senso di responsabilità, l’onere di trovare la quadra sarebbe spettato ai partiti del centrosinistra , ai quali non sarebbe stato facile ricusare un nome che sicuramente porta voti aggiuntivi oltre che un background di tutto rispetto Con questo farsi avanti, un po’ incauto, forse suggerito da chi ama andare per le spicce nelle quotidiane vicende, adesso a lui l’impegno di mettere insieme tante teste diverse, con motivazioni programmatiche forti e impegni politici credibili , in grado, entrambi, di trasformare una composita aggregazione in una alleanza organica e motivata. E non sarà un caso che già dall’estrema sinistra si alzano le voci di chi vuole la replica del modello Molise, un modello perdente ma che ha il gusto di una resa dei conti finale all’interno del principale partito della coalizione dove sono in molti a parlare di una new deal che nasca dalle ceneri di un centrosinistra distrutto. I costruttori del caos non sono mai disoccupati. Rocco Rosa
MODELLO MOLISE, IN BASILICATA C’E’ CHI GIOCA A PERDERE,
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