PERCORSI D’ARTE SACRA: MOLITERNO

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

carella sebaste

Moliterno

Da Moles-aeterna, dall’antica torre del vecchio castello; da Mulctr-ernum, luogo dove si fa il latte, cioè dove si munge l’armento e si coagula il latte, secondo Giacomo Racioppi.
Moliterno pare abbia origine da popolazioni lucane di ceppo sannitico. Presso il ponte di Rimintiello, recentemente durante lavori di scavo, sono emersi resti di una tomba lucana. Fu pagus di Grumento e s’ingrandì tra l’872 e il 975, quando l’antica città romana fu distrutta dai Saraceni e i profughi si rifugiarono intorno ad una torre d’avvistamento longobarda. Nell’XI secolo i Normanni, intorno alla torre longobarda, edificarono il loro castello, che si trasformò con ampliamenti e ristrutturazioni in un sontuoso palazzo già alla fine del XVI secolo. In seguito subì ancora varie modifiche e restauri. Attualmente sono visibili 1 torri e resti di mura moliterno alcune torri e resti di mura. Nella vallata di San Nicola si trova un bastione quadrato quattrocentesco che forse era la torre di guardia del castello.
Il primo documento scritto risale al 1239, d’origine sveva ed attesta Moliterno come possesso del barone Nicolau. Nel 1269 passò ai Brajda che la governarono male per oltre due secoli; nel 1477 fu acquistata dai Sanseverino che avviarono un periodo di ricco sviluppo economico. Nel 1524 successero i Carafa. Nel 1613 don Luigi Carafa, principe di Stigliano e signore di Moliterno, fece ingrandire la chiesa francescana di Santa Croce e costruire un convento per i frati Minori Riformati, che istituirono uno studio di filosofia. Il feudo passò poi agli Spinelli e ai Pignatelli di Marsiconuovo che lo tennero fino all’abolizione della feudalità. Nel Settecento e nell’Ottocento Moliterno conobbe una ripresa generale ed acquistò la fama di capitale culturale della Val d’Agri: infatti, furono istituite scuole, un’accademia di studi, fiorì il teatro (da ricordare il Pulcinella moliternese) e nacque una scuola di medicina. Si distinsero in questi secoli Domenico Cassini, giurista e deputato, Francesco Petruccelli ecclesiastico e valente medico, autore di svariate opere in campo sanitario, Giacomo Racioppi, storiografo e il pittore Michele Tedesco, membro del gruppo di Telemaco Signorini, da cui nacque la corrente dei Macchiaioli.
Con la soppressione degli ordini religiosi nel 1806, i francescani abbandonarono Moliterno e il convento col giardino fu venduto a Vincenzo Parisi, per poi passare ai fratelli Giliberti.

Tra il 1897 e il 1900  il Palazzo Giliberti fu acquistato dal Comune di Moliterno e divenne sede di vari uffici pubblici, tra cui il Municipio e la Biblioteca comunale. Del conve3 S. Francesco che salva le anime purganti moliternonto rimangono solo alcuni affreschi, tra cui  San Francesco che salva le anime purganti.
La Chiesa di Santa Croce, che era annessa al convento, rimase aperta al pubblico dopo la chiusura del monastero. Ancora oggi si presenta a due navate. Sull’altare maggiore domina il dipinto su tela della Deposizione di Giovanni De Gregorio, detto il Pietrafesa, realizzata intorno al 1640, epoca in cui fu ristrutturala la chiesa. Insieme ai soliti personaggi: la Madonna, Maria di Magdala, Maria di Cleofa, l’apostolo Giovanni, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo il pittore ha inserito anche S. Francesco e Sant’Antonio e probabilmente il committente dell’opera, il principe Carafa. Le figure mostrano realismo e forte intensità espressiva, illuminate da una flebile luce che fa intravedere il paesaggio di fondo. La Deposizione è fiancheggiata da sei busti di santi, che hanno la funzione di reliquari e formano un corpo unico con l’altare. Ora la tela si trova a Potenza presso la Sovrintendenza alle Belle Arti per essere restaurata.
Nell’antico borgo altomedioevale, ai piedi del castello, c’è la Chiesa Madre dedicata all’Assunta, riedificata nel XVIII secolo sui resti di una piccola chiesa duecentesca. Di stile barocco, presenta un’imponente facciata settecentesca con decorazioni contenute e due campanili. Si accede da un maestoso portale, abbellito da ricche decorazioni. L’interno è a tre navate. Presenta la maestosa cupola alta trentadue metri, realizzata nel 1754 su progetto dell’allievo del Vanvitelli, Ignazio De Juliis, di Napoli. La volta s’innalza sui due cappelloni laterali e sulla navata centrale che inizia con una grand’arcata sostenuta da due colonne corinzie. Essa mostra 16 colonne, delle quali 12 sistemate nei due cappelloni del Santissimo e di San Domenico, che sostengono con i loro capitelli un gran cornicione che gira intorno a tutta la chiesa.
Nell’abside semicircolare sono posti l’altare maggiore in marmo policromo e il coro di legno, di buona fattura.
Sulle pareti dell’abside si notano quattro dipinti del 1932 che raffigurano: l’Annunciazione, la Natività, la Sacra Famiglia e la Discesa dello Spirito Santo, firmati Grillo-Secorò.
Dietro l’altare, una nicchia, ornata da due colonnine, contiene la statua lignea della Madonna del Soccorso. Altre sculture lignee del Settecento si trovano nelle altre cappelle.
Nella prima cappella a destra sono da ammirare il Crocifisso ligneo e la tela dell’Ultima Cena, (entrambi del sec. XVII). In questo dipinto ad olio si nota una profondità ristretta: un solo piano di fondo, un allineamento rigoroso delle figure intenzionalmente idealistiche tra la striscia bianca del tavolo della Mensa e il fondo scuro, in un’architettura ideale.
La chiesa ospita nel periodo autunnale ed invernale la statua lignea della Madonna del Vetere, in estate trasferita nel Santuario Santa Maria del Vetere.
Nel salone delle conferenze si può ammirare il dipinto su tavola di San Pietro, di Simone da Firenze, realizzato nella prima metà del 500 e proveniente dall’abbazia di Sant’Angelo al monte Raparo.  

Una visita merita la Chiesa del Rosario, che è la vecchia cappella del convento domenicano di Grancia della Serra, ricostruita più grande nel 1616. Si presenta a tre navate con archi a tutto sesto che poggiano su pilastri. La navata centrale presenta la volta a botte, mentre le laterali sono a crociera. Contiene tre altari lignei dipinti con dorature in oro zecchino, un coro ligneo (1543) di pregevole fattura ed un organo a canne, ristrutturato di recente.
Custodisce la Madonna del Rosario, dipinto su tavola del XVI secolo, due tele del XVI secolo: la Sacra Famiglia e la Glorificazione di San Domenico, inserite in ricche cornici barocche, e la tela del Settecento che raffigura la Madonna col Bambino e con Santa Rosa da Lima.
Vicino alla chiesa si può notare  il chiostro con archi a tutto sesto e pozzo centrale. Il portico su colonnine in pietra è di stile dorico. È ciò che rimane del convento dei domenicani, venduto all’asta in seguito alla soppressione degli ordini religiosi.
Nel nucleo più antico del paese è situata la Chiesa della Madonna del Carmine, in origine dedicata a Santa Barbara, la prima chiesa di Moliterno risalente al XIII secolo e abbandonata dopo la costruzione della Chiesa Madre. Ricostruita nel 1630, si presenta a pianta rettangolare.

9 Vergine del monte Carmelo Custodisce sull’altare l’affresco  del XVI secolo della Vergine del monte Carmelo. A sinistra dell’altare vi è la tela ad olio del Settecento raffigurante la Madonna del Carmine con Santa Barbara, San Gaetano, San Nicola e le anime purganti che implorano la Vergine.

10 Santa Maria Vetere
Particolarmente interessante è  la Chiesa di Santa Maria del Vetere. Costruita ad una navata su un preesistente tempio romano dedicato a Diana, mostra nell’abside frammenti d’affreschi del XIII-XIV secolo. Nel presbiterio, dietro l’altare, c’è una magnifica scultura quattrocentesca che raffigura la Madonna col Bambino.

Dietro la scultura si nota l’affresco di un Crocifisso con Dio Padre, Angeli e Santi, datato 11Crocifisso con Dio Padre1544. Sulla parete sinistra spiccano i quattro affreschi di: San Donato, l’Annunciazione, l’Incoronazione della Vergine e San Gregorio Magno con San Domenico e Sant’Oddone. I dipinti sono attribuiti al maestro di Moliterno, documentato 1599-1607.   
Il soffitto ligneo è decorato con motivi floreali, tra i quali spiccano una Madonna col Bambino ed alcuni Santi. A sinistra dell’ingresso un capitello corinzio fa da acquasantiera. 12 capitello acquasantiera
Poco distante della chiesa c’è un antico lavatoio comunale.
In Via Mazzini s’incontra la Cappella di San Biagio, che custodisce la tela settecentesca Madonna col Bambino tra San Biagio e San Liborio, dipinta da Paolo De Matteis. In quest’opera maestosa, la luce si fonde nel colore che, accentuato, si  frange in rivoli, in grumi brillanti che fanno crepitare i chiaro-scuri.

Nell’interessante centro storico, le pittoresche stradine mos14 centro storicotrano un’edilizia povera e semplice in un intersecarsi di linee in armonia con i volumi architettonici che ben si differenzia  dall’architettura dei palazzi gentilizi, tra cui: Palazzo Parisi, Palazzo Petruccelli, Palazzo Racioppi, Palazzo Lovito.

Bibliografia
Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
Gruppo animazione Estate 1994, il Teatro Comunale, Moliterno, Biblioteca Comunale, 1994.
Gruppo Animazione Estate 1995, Moliterno: un paese da scoprire, Moliterno, Biblioteca Comunale, 1995.
Gruppo Animazione Estate 1999, La Repubblica Moliternese del 1799, Moli terno, Biblioteca Comunale, 1999.
Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Matera, Petrafisianus pingebat – Opere di Giovanni De Gregorio, Formia, Fausto Fiorentino, 1993.
Comunità Montana Alto Agri, Guide Galery, Villa d’Agri, GGalery, 1993.
G. Appella, L. Bubbico, A. Ceccarelli, G. Zampino, Calabria e Lucania – i centri storici, Milano, Libri Scheiwiller, 1991.
 

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Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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