MONTESANO RAVVIVA BAUDELAIRE

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Il teatro lirico dei “Fleurs” e le intersezioni  

di Antonio Lotierzo

    Credo costituisca ora la migliore lettura de “I Fiori del Male” quest’opera, di traduzione lineare( con il ‘ massimo di letteralità’) e minuzioso racconto, che lo scrittore Giuseppe Montesano ha approntato per Giunti, con l’assistenza complice di Antonio Franchini, Matteo Palumbo e Paolo F. Iacuzzi. Nel 2007 lessi con trasporto la sua raffinata biografia critica di Baudelaire: ”Il ribelle in guanti rosa”, che seguiva, per me lettore, il romanzo, penetrante la contemporaneità, “Di questa vita menzognera” (2003) mentre non ero entrato in sintonia con “Magic People” (2005). Ho scelto di partecipare a conferenze di Montesano su Kafka, Balzac, etc. e confesso il mio incantamento per la densità espositiva sempre unita al taglio testuale ed all’arguzia del racconto (perciò consiglio il lettore di sfogliare i suoi interventi-lezioni in youtube). Ristrette le mie letture di Baudelaire si erano concentrate su Luigi De Nardis ( curatore dei “Fiori” per Feltrinelli) e  Bernard Delmay (per Sansoni); ho attraversato Sartre e Roberto Calasso che, con le digressioni argentee de“ La Folie Baudelaire”, mi ha spinto, fra l’altro, a leggere il Baudelaire critico d’arte (Einaudi), che stordisce ed incanta (si rinvia alle pagine su Delacroix, Ingres, Guys, Daumier) comeanche il narratore degli effetti degli stupefacenti e lo svelatore di sé nell’epistolario (rapporti con la madre, con il tremendo tutore, con i letterati e gli editori, reperti dei suoi ‘sogni geroglifici’).                                                

Giuseppe Montesano

Montesano si diverte a smontare la precedente e persistente critica allegorica ed estetizzante di Baudelaire (quella della ‘sterilizzazione filologica’) e scrive pagine decisive sulla ‘lingua bifida’ di B.  –  con cui, fra l’ altro,  tenta di sfuggire alla censura; sulle genialità formali e l’uso della punteggiatura, in cui trattini e virgolette segnalano i discorsi diretti dei personaggi, punteggiatura che pertanto svolge un ruolo decisivo anche per teatralizzare quei versi perfetti e musicali,che pure nascondono asimmetrie volute  e irregolari ed in cui la Bellezza, impregnata di orrori, è inseguita attraverso Immagini,quasi sempre contraddittorie,riunite con tecniche dimontaggio narrativo in cui l’Io lirico parla attraverso altri Io-personaggi.Ed ecco la ‘poesia mortale’ (scrive A. Savinio) di B. che vive sotto il cielo vuoto, che è per Nietzsche, la terra della morte di Dio. E T.  Adorno aggiungerà: è un’arte che diventa ‘magia liberata dalla menzogna di essere verità’. Il vero Poeta (senza più ‘aureola’) è il capitalista che porta la prosa del mondo, basata sull’alleanza fra il Denaro e la Tecnica. La poesia è caduta nel fango della strada; lo Stato celebra il Progresso, in cui luminarie e feste tengono i poveri sottomessi. Contro l’interpretazione dei “Fiori” come libro dell’Estetismo senza Storia, con voga accorata e ripetizioni Montesano rimette al centro la partecipazione di Baudelaire alla storia francese: dalla presenza nella rivoluzione del fine febbraio 1848 alle furenti reazioni contro il colpo di stato di Napoleone III e contro la sua successiva egemonia, fondata su uno stato di polizia e di censura, in cui furono asserviti scienza , ideologie e democrazia, che si illuminavano di incivilimento urbano. ”Parigi cambia!”.  Haussmann. Per poetare sotto la dittatura del Secondo Impero ecco l’utilizzo della ‘lingua doppia’, che si fonda sull’uso decontestualizzato dei simboli, come le parole del cattolicesimo (peccati, diavolo, inferno, colpa) che invece censurale parole e cela il messaggio scandaloso dietro immagini e maschere innocue all’apparenza, dietro espressioni deformate, in quanto B. parla per allusioni ed anche per sogni mache rinviano a mali storici e psicologici (come espliciterà S. Freud interprete dei sogni.

   Non accennerò al cristianesimo rivoluzionario dei declassati né alle relazioni con i socialisti come Proudhon e Blanqui; non allo gnosticismo constatato nel Male del mondo in cui si è frantumata l’Unità buona e che gli Illuminati intendevano rigenerare, anche con il disprezzo della carne e lo sfrenato libertinismo; non al metodo combinatorio con cui B. decontestualizzava i temi delle sue poesie e fondeva con la sistematica fusione dei contrari, suo geniale e accattivante metodo dialettico compositivo.         Montesano illumina tutte queste connotazioni e le altre. Si veda l’Eros che è riunito al Sexus, la dea-fille, il desiderato ritorno alla polimorfia perversa infantile,  lacarità erotica di san Paolo ( per cui ‘nulla è immondo di per sé’) che salva l’amore anche nel centro della degradazione,la  sua lotta contro la Legge-Lettera senza Spirito, incarnata nel poliziotto Javert, l’attacco al capitalismo:  – “ Chi dunque davanti all’amore osa parlare d’inferno?”(p.991).L’accettazione dell’amore lesbico. L’odio della borghesia contro chi ne mette in discussione il potere, l’odio dei contadini  e quella botte dell’odio, in cui sono visibili “grandi secchi pieni del sangue e delle lacrime dei morti”(p.555).E’ bello disperdersi fra gli amati autori della Romantik che il colto Baudelaire saccheggia e ricontestualizza nella genialità delle sue immagini checombinano e fondano una dissonante Modernità poetica. Egli si sottrae alla linea cartesiana-illuministica della letteratura francese (è la scoperta di affinità che commuove R.Calasso) ed ecco citazioni da Rabelais, da Laclos,dal Diderot della Monaca, dall’Hugo visionario, dal Sainte-Beuve di Voluttà, dal Satyricon a Giovenale, dallaPharsalia ad Hoffmann e Jean Paul rimescolati con l’ermetismo alchemico, il magnetismo, lo gnosticismo manicheo, le combinazioni di Poe e la magia di E. Levi, costrutti rivissuti nell’esperienze vitali e nelle emozioni che si trasformano in immagini cariche di echi e di notturne depressioni (Spleen). Questo ci svela la magia critica di Montesano che,prima di uscire dalla foresta delle immagini, ci esorta a leggere e leggere queste poesie, a scavare nella letteratura come se ci fosse in gioco una vita, da ritrovare nella sua verità, inedita per noi, semmaiaggiungendo anche la musica per come B. la sentiva: Beethoven, Chopin, Listz, Wagner (e, per noi, Mahler). Che bella complessità di letture e di intersezioni!Vi ruberà tempo ma la vostra mente ne uscirà trasformata ed interrogante. Sed non satiata.

G.MONTESANO, Baudelaire è vivo.I FIORI DEL MALE, tradotti e raccontati, Firenze, GIUNTI,pp.1277, e.28-

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Sull' Autore

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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