MONTICCHIO E IL SUO RILANCIO: TRA REGIONE, COMUNI ED ENTE PARCO

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Da alcuni mesi, Monticchio, risulta essere al centro dell’attenzione mediatica, essenzialmente grazie al FAI (Fondo Ambiente Italiano) e al fatto che lo stesso luogo sia stato selezionato come virtuoso, in relazione al possibile ottenimento di finanziamenti tesi alla valorizzazione, al recupero e alla riqualificazione: in Basilicata il FAI interverrà, per la prima volta, con un contributo di 22 mila euro. A dire il vero, anche la Regione di recente, ha avviato interventi di matutenzione ordinaria e straordinaria, nel mentre, il Parco del Vulture, attraverso il programma operativo FESR (fondo europeo di sviluppo regionale) 2014-2020, ha ottenuto 940.000 euro per interventi volti alla riqualificazione del sito.
A proposito di Parco, si ricordi che l’Ente Parco del Vulture, istituito con la Legge Regionale n.28 del 20-11-2017, attualmente ha solo una dotazione finanziaria di 80 mila euro, di gran lunga inferiore rispetto a quella degli altri parchi, che ammonta a 450 mila euro annui. Parco, che, non ha neanche una sede: la sede dovrebbe essere non un ufficio in Regione, così come da alcuni auspicato, ma sul territorio, e, vista la soppressione delle Comunità Montane, la sede naturale dovrebbe essere Rionero, giusto riconoscimento per la sua posizione geografica relativa alla perimetrazione dello stesso parco, nonchè minimo segno tangibile di attenzione per il territorio. Bisogna ricordare anche il fatto che, lo stesso, ha avuto una gestazione travagliata negli anni, la cui risultante è una zonizzazione non ottimale, con strane “lingue” per assicurare in qualche modo la continuità, e strane esclusioni interne: zonizzazione tutta all’italiana, per tener conto di interessi non certamente collettivi, e, non propriamente inerenti al Parco.
Detto questo, e, al di là di recenti dichiarazioni trionfalistiche di alcune forze politiche, Monticchio, prima che il suddetto Parco funzioni davvero, ha bisogno di una seria programmazione di medio-lungo termine, indispensabile per attrarre ingenti finanziamenti che risolvano le problematiche strutturali, frutto di oltre 40 anni di abbandono totale, da parte di Regione e Comuni.
Nello specifico, tra le innumerevoli problematiche di carattere naturalistico da preservare, risulta necessario creare parcheggi, senza congestionare l’area dei laghi (con arterie decenti che li raggiungano); delocalizzare, eliminando le strutture fatiscenti e poco consone ai luoghi; riattivare la funivia, cosi’ com’è adesso, senza inutili e costosi apliamenti; valorizzare l’Abbazia e il museo naturalistico del Vulture (uno dei piu’ completi ed importanti del sud Italia); completare il recupero delle millenarie mura del monastero di Sant’Ippolito, nonché la musealizzazione dei materiali rinvenuti; inserire Monticchio in un circuito turistico nazionale, facendo diventare l’area e, di conseguenza, l’intera Regione, interagendo con quello che resterà di Matera dopo il 2019, un polo attrattivo in tal senso.
Risulta incomprensibile, come detto prima, l’abbandono di un luogo come questo, per quasi mezzo secolo. Decenni di incuria, di arbitrio, di turismo non stanziale, spesso di rapina, si pensi ai boschi nel periodo di raccolta delle castagne, con centinaia di persone provenienti dalle vicine Regioni; addirittura pochi anni fa, una vera e propria devastazione ambientale a seguito di una forte nevicata.
Sarebbe utile conoscere i progetti, se ve ne siano, della Regione al riguardo: devo dire che in tal senso, l’assessore regionale all’Ambiente, dopo una prima disponibilità relativa ad un’intervista, ha ritenuto tacitamente di declinare l’invito; dispiace, sarebbe stato interessante conoscere il suo pensiero.
In ultimo, è giusto ribadire ciò che è semplicemente un dato di fatto: il bacino lacustre di Monticchio, definito a ragion veduta la “Svizzera” della Basilicata alle pendici del Vulture (e non è una frase fatta) non è un luogo come tanti, come quelli attenzionati in questi anni dalla Regione, ma è un luogo che conserva un patrimonio monumentale e naturalistico di incomparabile valore, apprezzato e riconosciuto solo, purtroppo, a livello nazionale.

Giuseppe Mollica

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia della sede Rai di Basilicata nata nel 1959. Collaboro col periodico di attualità e cultura, " il messo" con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari Scrivo sul periodico " Armonia" edito dall'associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.

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