Pietro Simonetti
“Nel 2020 si ricordera’ il quarantesimo anniversario del sisma che colpi l’Irpinia e la Basilicata. Stiamo lavorando per una grande mostra e momenti di riflessione per nutrire la memoria, valorizzare gli aspetti positivi, valutare quelli negativi e ragionare attorno al recupero di importanti risorse ancora inutilizzate, capannoni, servizi e forza lavoro.
Intanto vanno colti alcuni aspetti, che si sono visti nell’ultimo anno con l’aumento dei livelli occupazionali nelle aziende in produzione e nell’indotto. Rispetto agli ultimi anni si e’vericato una inversione di tendenza nelle fabbriche che operano nel settore agroalimentale e nella Metalmeccanica.
la Ferrero, che doveva essere allocata nella area all’uscita della Basentana secondo l’indicazione della Giunta Verrastro e poi spostata in montagna per gli intersessi dei costrutturi delle strade d’oro e delle zone industriali, occupa ora circa 400 lavoratori. La Barilla ha lo stesso livello occupazionale. Queste aziende coprono larga parte degli organici delle aziende in attivita’ che si danno lavoro a 3300 unita’ tra diretti e indiretti.Anche le aziende metalmeccaniche, specialmente quelle di Tito e Atella, che forniscono il polo automotive di Melfi sono in attivita’dopo ricoversioni e acquisizioni di capannoni di azende fallite o mai aperte. le ragioni di questi esiti sono da ricercare in cicli produttivi che discendono da gruppi nazionali e nelle continue modificazioni nei processi e nei contenuti di prodotto.
La partecipazione del Presidente del Consiglio Conte all’assemblea dell AIFA e allo stabilimento Sata e’da collegare anche al confronto con la Acelor Mittal che fornisce acciao alla FCA e che ha importati presidi a Tito, Atella, Melfi con siti produttivi e partecipazioni azionarie con migliaia di occupati. Il miglioramento sopra descritto puo’ulteriormente elevarsi se l’Asi rimette in gioco alcune decine di capannoni e siti a partire dall’ex Abl, Sinoro, e tanti altri allocati negli agglomerati e inutilizzati anche nell’ambito di trentennali gestioni fallimentari gestiti con lentezza che danneggiano creditori e lavoratori che attendono linquidazioni e salari.
Basterebbe applicare la norma della legge in vigore per subentrare al recupero degli immobili utilizzando gli speciali fondi della Cassa Depositi e Prestiti, accordi con Invitalia, Basilicata Sviluppo, il sistema bancario e chiedendo al Governo la restituzione dei 125 milioni recuperati dopo il lavoro della Commissione Scalfaro con le escussioni delle fideiusioni per le inadempienze consumate dalle imprese.
Nulla al momento e ‘stato fatto.
Andrebbe costituita una Agenzia unica regionale con la missione di riutilizzo dei 100 capanonni, circa 200 milioni di valore, la dismissione delle attivita’ legate al ciclo dell’ acqua di competenza altrui e la messa a punto di un piano industriale serio legato all’industria che in Basilicata con 51.000 occupati. Invece prevale il malcontento, il commento dei rapporti annuali, degli indici istat:in una parola la sindrome dell’attesa di interventi speciali ed esterni.
Siamo di fronte ad una situazione che reclama una svolta attraverso una analisi differenziata, competenze. Non basta richiamare la salvifica Zes che ha una dotazione finanziaria e strumenti limitati.Occore guardare alla industria chimica pulita dei derivanti del petrolio. Intervenire e osare si deve senza piagnistei e lamento. L’industria 4.0 e l’industria pulita non aspetta i ritardatari.
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