
PATRIZIA BARRESE
Nel vasto blu silente
ansimano i pensieri
e gli sguardi spingono a pelo d’acqua
le squallide carene
stanche di vita e di speranze vane
del viandare fuggente di riva in riva.

L’umana specie, scossa e tramortita,
affolla le bagnarole temerarie
in attesa di un dì di sole
su lande spoglie da spari e tirannia
ove gettare ancore di salvezza
laddove tregua regni sul terrore.

La tempesta scalpita maligna
al seguitare dei barconi
scuote pelle e visi spenti
smorza i fiati deboli e i respiri tremanti
di bimbi avvinghiati ai seni
e di chi la morte ha scolpito i cuor.

Il mar che accoglie vite e voci nude
schiumeggia e stringe senza distinzione
né può lavar coscienze
di chi destina tale orribil fato
a chi ammutolisce i verbi della gente
che mai più vedrà il verde prato.

Sulle onde tutto levita e giace,
i corpi spenti e le travi disumane
uniti in un sol abbraccio
di chi in vita ha perso tutto e niente
dei resti spogli galleggianti.

Acqua e tempo serberanno nel profondo
chi, una cassa lignea non ne ha accolto le sembianze,
e sul baglior di sabbie mute
giacciono i frustoli di anime
del mal di vivere spiaggiati
nello sciabordio del ricordo che tace.
