NEI PANNI DEI BAMBINI

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Dott.ssa Margherita Marzario
“Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori ed i bambini” (Dante Alighieri). La semplicità dei bambini e la naturalezza dei fiori: questa dovrebbe essere la vera bellezza e la considerazione da tenere presente in ogni momento della vita, soprattutto in quei casi di conflittualità in cui si tende a distruggere tutto e tutti. I bambini sono gli artisti della vita e gli artisti, come la vita stessa, sono quelli che cullano e custodiscono il bambino interiore. I bambini sono sempre uguali in ogni tempo e in ogni luogo. Sono cambiati gli adulti, sempre più latitanti e irresponsabili. I bambini leggono nel profondo e colpiscono sino in fondo perché restano, fin quando sarà loro consentito, i depositari della naturalezza e della bellezza della vita: sono depositari del segreto della vita. Una bambina, non riuscendo ad aprire un armadio, esclama: “Com’è fastidioso essere bambini!”. È responsabilità degli adulti non far vivere l’infanzia come un fastidio da superare perché, spesso, è sentita così dagli adulti che se ne dovrebbero occupare. Si deve bandire la tendenza (o mentalità) “childfree” (importata dagli USA), ovvero alberghi, spiagge o altri ambienti liberi da presenze di bambini. “Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini” (Rabindranath Tagore, poeta indiano). I bambini hanno bisogno di una “stanza”, hanno bisogno di stare nel loro tempo e nel loro spazio. Ada Fonzi, esperta di psicologia dello sviluppo, scrive: “A volte gli adulti restano disorientati dal comportamento di bambini, nel timore che nascondano chissà quali difficoltà e problemi. Spesso quindi intervengono in maniera inopportuna, non rendendosi conto che la prima regola da seguire è quella di rispettare le loro intenzioni senza cercare a tutti i costi di individuarne le ragioni. Anche i piccoli, come noi grandi, hanno bisogno di una stanza tutta per loro”. Nell’art. 31 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si legge: “Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo, allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età”. “Cultura dell’infanzia” è anche far sì che il bambino schiuda il suo seme e sviluppi il suo germoglio nella sua “stanza” (dal verbo “stare”), stando con se stesso e in se stesso. Ada Fonzi aggiunge: “Altrettanto chiara emerge, poi, l’influenza positiva di un atteggiamento materno caldo e attento, in particolare nei primi anni di vita. Calore sì, ma soprattutto attenzione, perché, come afferma la filosofa Simone Weil, «l’attenzione è la forma più pura e rara di generosità». E la generosità è senza dubbio contagiosa”. “Persona in divenire, egli è vulnerabile e deve essere protetto ed accompagnato. […] Il bambino ha bisogno di essere protetto, nutrito, curato e istruito. Il suo benessere psicologico è anche essenziale” (dalla Charte du B.I.C.E., Parigi, giugno  2007). Spesso ci si preoccupa dei diritti dei bambini, ma non ci si occupa adeguatamente dei bisogni e delle esigenze vitali. Michele Visentin, filosofo e formatore, afferma: “Non ci sono scorciatoie o pozioni magiche per evitare, all’educatore, i rischi della fatica bella dell’educare e, ai ragazzi, del crescere. Ci sono però piccole grandi attenzioni che insegnanti e genitori possono e devono avere. Appassionare alla lettura, ad esempio, per evitare che nella tana ci si incastri, si perda tempo prezioso, e che prenda il sopravvento la paura”. Nel Preambolo e nell’art. 18 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si parla di “allevare il fanciullo”: allevare significa “alzare verso”, quindi implica una fatica, quella fatica che è insita nell’arte e nella passione dell’educare (si ricordi che uno dei possibili significati etimologici di faticare è “aprirsi”). Educare i bambini comporta piegarsi all’altezza dei bambini; sporcarsi le mani; cercare di capire il loro linguaggio che non sempre è infantile ma, spesso, introduce nuove parole ricche di significati imprevedibili; mettersi in discussione per dare spiegazioni accettabili; ritrovarsi lividi alle gambe nel rincorrerli perché non litighino o non si facciano male; inventare coreografie senza aver seguito alcun corso di danza. Stare con i bambini è sognare continuamente e vivere sognando ad occhi aperti di giorno. L’essere genitori come pure educatori, anche se non ripaga, appaga di tanta vita e vitalità: quella dei piccoli che li circondano e infondono loro tanta fiducia nella vita, nonostante tutto. “Io che son stato vari anni fra loro, quando mi ricordo quella classe, tutti quegli occhi suggellati per sempre, tutte quelle pupille senza sguardo e senza vita, e poi guardo voi altri… mi pare impossibile che non siate tutti felici” (“I ragazzi ciechi” dal libro “Cuore” di Edmondo De Amicis). Insegnare: educare alla felicità, trasmettere felicità. Così si favorisce l’apprendimento e si lascia il segno. Non è pesante stare con i bambini ma semplicemente meraviglioso, perché ci si carica della loro meraviglia, perché rivelano la continua meraviglia della vita. Sono gli adulti a rendere loro faticosa la vita o ad affaticarsi inutilmente in e per cose vane. È commovente vedere gli atti di fiducia, trasporto e abbandono dei bambini nei confronti degli adulti: che insegnamento! Come dovrebbe essere il vero puerocentrismo: mettere al centro il bambino ma farlo vivere serenamente e autonomamente facendogli strada e seguendolo con occhio attento e discreto. Educare, insegnare: reggere e correggere. Correggere sì, umiliare mai, né farsi umiliare o tiranneggiare, come accade sempre più spesso nelle relazioni educative (o pseudo-tali)! “Un bambino […] non sa la crescita eppure cresce, muore alla distanza come un passero nato in gabbia: anche lasciandolo con la porta aperta rimane dentro, non si lancia nel volo” (il poeta Antonio Bux in “Sistemi di disordine quotidiano”). Ogni bambino ha diritto alla naturalezza dell’infanzia e della vita, “sia prima che dopo la nascita” (locuzione mutuata dal Preambolo della Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959). Naturalezza e natura, dal verbo nascere: nei  confronti di ogni bambino bisognerebbe preservare trepidazione e rispetto, come quelli che gli si riservano (o gli si dovrebbe riservare) durante i nove mesi della gestazione. Occorre fare molta attenzione a dare voce alle sofferenze dei bambini perché, per esempio, non è affatto vero che “capiscono” o che accettano di buon grado nuove storie dei loro genitori nelle sempre più frequenti crisi di coppia e nuove relazioni sentimentali. “Se non abbiamo mai visto un bambino che ride, non conosciamo la gioia” (cit.). I bambini: regalare loro meno giocattoli, gioire e giocare con loro donandosi di più. I bambini non hanno bisogno di ogni cosa, ma di una vera casa (etimologicamente “luogo coperto, riparo”). “Ciò che cresce lentamente mette radici profonde” (un proverbio del Ghana). Ogni bambino deve crescere nel rispetto dei suoi tempi e dei suoi ritmi senza essere trattato da perenne neonato né da piccolo adulto ricordando “il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente atto a garantire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale” (art. 27 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia), altrimenti si possono ingenerare forme di adultismo (imitazione del modello adulto) o infantilismo o patologie. L’infanzia non è una cosa da bambini che gli adulti affrontano con pressapochismo o materialismo ma è la vita, il mondo, l’unicità dei bambini, di ogni bambino e quello che è stato o non è stato si paga caramente da adulti. Essere come i bambini ed educare i bambini all’amore, nell’amore. Come il popolo Himba, popolo di pastori nomadi che vive tra le zone più selvagge dell’Africa meridionale. Una cultura semplice e meravigliosa che avrebbe molto da insegnare a noi “civilizzati”: il legame con gli antenati; il rispetto; la tutela dei piccoli; la vera democrazia tanto che non hanno il capo del villaggio, ma il custode del villaggio. “Non c’è niente di più universale del sorriso di un bambino”. “Ogni volta che date un ordine, senza sentire ragioni, un angelo muore. Ogni volta che vi ponete al di sopra di un bambino, credendo di essergli superiore, un angelo muore. Ogni volta che mortificate la curiosità di un bambino che con intelligenza e coraggio vi offre una domanda ingenua e coinvolgente, ed a cui rispondete senza neanche credere a ciò che dite, perché ormai vivete senza essere coerenti con voi stessi, un angelo muore. Il nostro compito su questa terra è suonare sinfonie che facciano danzare gli angeli. Fate danzare gli angeli!” (Andrea Lucisano, filosofo) . I bambini non appartengono a nessuno, ma sono angeli affidati dalla vita affinché si custodisca il bello e il buono della vita. I bambini sono la speranza, ai bambini bisogna dare la speranza. Educare i bambini alla libertà e alla pace è costruire il loro futuro. È questo il vero sviluppo sostenibile da promuovere. 
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Sull' Autore

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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