NEL SECOLO XVII IN PROVINCIA DI POTENZA

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LUCIO TUFANO

 

Impressionato fortemente dalle miserrime condizioni in cui versava la popolazione di Basilicata nel suo passaggio avvenuto nei primi mesi del suo regno, Carlo III di Borbone dispose un’inchiesta e Bernardo Tanucci, suo Segretario di Stato, incaricò il 9 aprile 1735 Rodrigo Maria Gaudioso, avvocato fiscale presso l’Udienza di Matera, di redigere una relazione.

Alcune notizie, sul tipo di economia del tempo, quindi, si ricavano proprio da questo preziosismo documento. La regione, presa nella sua globalità, superava appena i 250.000 abitanti, ed era a prevalente economia agricola con una assai scarsa produzione di cereali e con un’attività armentizia senza criteri, non solo per la sterilità del suolo, ma anche per la rigidità del clima. Industrie non ve ne erano e la coltivazione dei terreni avveniva con la zappa e con l’aratro di legno (chiodo) per l’unica possibilità di produzione, specie nelle contrade intorno a Potenza che costituivano la zona più povera.

Nonostante tutto, la regione non mancava di persone dedite alle arti meccaniche ed al piccolo commercio. A Pignola, per esempio, oltre i contadini vi erano i vaticali che provvedevano al trasporto da una contrada all’altra di generi vari, mentre a Montemurro si registrava la presenza di artigiani e merciai che esercitavano una specifica attività produttiva ed economica ma che non riuscivano a liberarsi dalla miseria che li tormentava tutti i giorni. A Maratea una modestissima, se non addirittura insignificante, attività manifatturiera riusciva a soddisfare una popolazione interamente versata ai lavori di campagna, a conferma che il suo mare era allora del tutto ignorato.

«Data l’economia del paese, le difficoltà delle comunicazioni, la mancanza quasi assoluta di scambi commerciali e la conseguente impossibilità di procacciarsi … gli ordigni casarecci ed i più indispensabili strumenti, nei centri abitati della Basilicata, dove non era sviluppato l’artigianato e mancava il ceto degli artieri, tutti provvedevano ai propri bisogni e soltanto nei paesi meno arretrati vi erano mastri fabbricatori, mastri falegnami, ferrari, scarpari per quanto bastava al comodo del pubblico».

A Venosa oltre ai nobili ed ai civili, il ceto degli artigiani era tanto sufficiente da soddisfare la domanda dei cittadini più abbienti. Si trattava di pittori, sartori, calzolari, falegnami, speziali, barbieri, sellai e vasellari, i quali erano quelli che più trafficavano nell’intera zona.

Oppido Lucano contava numerosi artieri i quali, non riuscendo a procurarsi, benché lavorassero con sudore, il minimo per mantenersi e non ottenendo commissioni da gente del proprio paese, uscivano per lavorare nei paesi vicini.

Dei 118 agglomerati o centri abitati dell’antica provincia di Basilicata, oltre al capoluogo, pochissimi erano quelli che potevano vantare una tradizione artigiana o un rilevante numero di possidenti o di cittadini educati alle lettere ed arti liberali, o che si differenziassero dai braccianti e dagli artieri.

( CONTINUA)

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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