
ANNA MARIA SCARNATO
Nel linguaggio abituale e forse in una perdurante convinzione, frutto di retaggio culturale, la Scuola dell’infanzia risulta essere sì e no un buon luogo per custodire “ a tempo” i bambini che vengono accolti a frequentarla. Se, invece, i caratteri ascrivibili ad una tipicità del tutto assistenziale erano riscontrabili agli albori della nascita di questa Scuola, non si dimentichi che già forte emergeva l’esigenza di un bisogno culturale e formativo per il futuro di un Paese iniziando dalla più tenera età e non certo condizionato dalle esigenze lavorative della donna che potevano necessitare di un luogo fuori dal contesto familiare a cui affidare i figli, considerata la scarsa partecipazione del genere femminile al mondo del lavoro a quei tempi, ad eccezione fatta per le regioni più industrializzate.
E la Scuola, dopo IL suo avvio, ha saputo rispondere a questo bisogno, testimoniando un impegno costante da parte dei suoi insegnanti, è vero, “ custodi” di corpi in evoluzione ma propulsori e mediatori di sviluppo di personalità che iniziano come i fiori, così diversi, a sbocciare alla vita, alle sue bellezze, ai suoi nascosti segreti da svelare con stupore. E lo ha fatto e lo sta continuando a fare con docenti che , mano a mano, scelgono essi stessi di aprirsi ai cambiamenti riformatori più rispettosi della centralità del bambino e di una relazione più flessibile ai processi educativi in una visione didattica multifunzionale e differenziata. In questo cammino si è potuto contare su docenti che hanno scelto di lavorare nella Scuola dell’Infanzia non per mestiere (se si rammentano i casi tristi ed eventi raccapriccianti riportati dalla cronaca relativi a maltrattamenti di bambini) ma per passione, sapendo che, per raggiungere i traguardi prefissati al raggiungimento di capacità e competenze, era ed è necessario e naturale trovare e scegliere la chiave giusta per entrare nel cuore di ogni bambino. Trovare la combinazione di questa grande ricchezza non è certo un gioco ma significa ogni volta entrare e scoprire una terra solo immaginata che si può insieme coltivare, che si scopre piano, che riserva sorprese. E i docenti , assimilati al tessuto stesso del bambino, diventano parte di quel “Sole “che si vuole far brillare di luce propria , autonomamente, dell’”Acqua”che deve imparare a scorrere trovando le sue naturali vie di sfogo in mille rivoli d’argento, al fine di poter produrre i frutti migliori di un raccolto che al sol pensiero mette allegria e impegno crescente. Così la stanchezza passa con i giorni e si è pronti ad iniziare un nuovo ciclo e con esso a ricominciare una storia sempre diversa dove si deve raccontare il mondo, farlo sperimentare, colorare, assaporare e immaginarlo con occhi e anima propria. La Scuola dell’Infanzia crede nella necessità di formazione dei piccoli allievi alla conoscenza e alle abilità attraverso le aree di intervento che sono propedeutiche alla frequenza dell’ordine scolastico successivo e che costituiscono i semi delle discipline . E pertanto questa prima Scuola aiuta il bambino a realizzare i contenuti del suo primo zainetto. Pesante o meno, qui al bambino si testimonia con il proprio modello di vita nell’impegno quotidiano a portarlo con gioia “ quel peso”, con cuore leggero, superando le difficoltà insieme, amando se stessi e gli altri. Sembra ambizioso ma gli insegnanti di questa Scuola credono nella possibilità di formare il cuore, di incanalare sentimenti ed emozioni a scorrere nelle vene con il giusto impulso E si può e si deve onorare sempre questo lavoro scelto , testimoniando il sacrificio di madre poiché si diventa madre di bambini che iniziano la vita scolastica con la maestra; si diventa figli continuando a giocare con loro . Li si deve amare così come sono, perché è questa la bellezza di un giardino vario di cui mai si potranno dimenticare colori e profumi. Qui il “piccolo” ci sta per divenire grande e il “grande” per aiutarlo ricordando di essere stato “piccolo. “Per tutto ciò la Scuola dell’infanzia non è rappresentata dall’accezione di “asilo” quanto caratterizzata dall’aggettivo di “materna”, più rispondente ad una metodologia che rispecchia il rapporto tra mamma e bambino in un contesto più vasto di quello familiare ma altrettanto normato di obblighi necessari alla vita comunitaria e permeato da tanto affetto. E’ la Scuola della mamma e del bambino, è un laboratorio dove si sperimenta il contatto che mette in relazione, l’accoglienza che immette nell’inclusione, l’affettuosità che calma l’istinto più ribelle, la fiducia che si può costruire giorno dopo giorno attraverso l’assolvimento di compiti individuali e collettivi, l’autonomia sull’impegno costante alla conoscenza, la routine per incontrare il tempo e usarlo in modo disciplinato . Quanto può fare una Scuola dell’Infanzia ! Nello scenario appena trascorso che con il lockdown ha visto sospendere la relazione con il bambino e in queso attuale pervaso comunque da limitazioni comportamentali, soffre per aver messo in standby la sua caratterizzazione identitaria , l’aspetto materno che ” condisce “ e “insapora” ogni gesto ed ogni parola. Nessun bacio, nessun abbraccio, tanti sorrisi per chi si è ritrovato ma tanta distanza ancora è necessaria se le storie e le avventure scolastiche che si scrivono insieme debbano continuare ad esprimere vissuti umani. Per chi vive comunque le difficoltà di questo periodo non solo nella sua casa ma soprattutto nella scuola dei piccoli , non poter stringere al petto un bambino che piange al distacco della mamma, al momento dell’ingresso e consolarlo come lei sa fare costituisce la presa di coscienza che il Sars-Covid è nemico dell’amore, è la negazione dell’uomo che per amore è nato, è un nemico che l’uomo non può negare o sottovalutare. La pandemia annulla il senso della comunità e le sue libere forme di espressione. E’ questa la considerazione più scontata che salta in mente ma che deve scontrarsi con figure professionali abituate al coraggio e alla forza di volontà che li rende capaci di aspettare che il tempo porti progresso e cambiamento, ad amare il loro lavoro tanto da lasciare fuori , chiusa la porta, le ansie e preoccupazioni che occupavano il pensiero poco prima, e a ritrovare fiducia ed entusiasmo che temevano di aver perduto. Dentro gli spazi interni ricostruire un rapporto ritrovato secondo altri schemi farà parte di una narrazione che gli insegnanti sapranno riempire di contenuti rassicuranti di una fiaba in cui il bene alla fine trionferà sul male. Non giunge forse più calore dal sole quando esso stesso è alla maggior distanza dalla terra?
PICCOLO GRANDE
Lo sguardo serio si fa dolce,
scende al profondo
e lo comprende.
Tenera essenza
che inebria, stupisce
e vorresti il tempo
non ne sciupasse la fragranza.
Come acqua che scorre fra le dita,
non puoi fermarla, trattenerla,
catturarla!
Ti fa ritrovare il sapore
dell’innocenza pura
Che un giorno ti appartenne.
Meraviglioso istante
Che sconvolge e rimuove il tempo,
poi ti riporta velocemente al tuo presente
dove una mano, accarezzando l’altra,
è poesia che canta silenziosa
la bellezza della maternità
Anna Maria Scarnato