NESSUNA IDEA DI FUTURO

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Il sabato sera in prima serata va in onda Portobello. Guardo lo spot in tv e non riesco a farmene una ragione. Perché il grande ritorno di un format vecchio di almeno 40 anni vuol dire molte cose.

In primo luogo, vuol dire che nella tv pubblica, di Stato, che vive del nostro canone, non c’è più uno straccio di autore che riesca a farsi venire una idea, anche piccola, che abbia un qualche sentore di novità. Dopo Renzo Arbore, che ormai è molto meritatamente in pensione, il nulla. E questo perchè nessuno dei moltissimi dirigenti RAI succedutisi su poltrone e poltroncine negli ultimi 20 anni ha ritenuto importante sperimentare, rischiare, far crescere una nuova generazione di autori. E questo perchè, con ogni probabilità, si è trattato di nomine politiche e non di incarichi dati alle competenze. Comode sinecure atte a presidiare territori formativi e informativi, qualunque essi fossero, e a non dare più fastidio di tanto ai padroni del vapore. L’ultimo Governo ha dato il colpo di grazia, espandendosi come il gas in ogni posto disponibile con una occupazione manu militari di figuri ottocenteschi che ripristinerebbero anche il grammofono a tromba e il tram a cavalli, se dipendesse da loro.

In secondo luogo, una riesumazione del genere sembra essere il complemento perfetto di un clima che da qualche tempo si respira nel nostro paese: quello del vagheggiamento di un felice passato al quale ritornare come ad una terra promessa. Incapaci di dare avanti, proviamo a tornare indietro. La insistenza con la quale si è parlato di uscita dall’euro, e quindi il ritorno alla nostra amata, cara, vecchia (appunto) lira. I molti tentativi, finora sventati ma domani chissà, di tornare indietro abrogando – non migliorando, attenzione, che tutto è migliorabile, ma abrogando – normative con le quali dopo durissime battaglie si sono conquistati diritti civili, guarda caso quasi tutti a vantaggio delle donne: il divorzio, la interruzione volontaria di gravidanza, le unioni civili. Un ritorno nella migliore delle ipotesi agli anni ’80, un passato da sogno nel quale l’economia tirava, gli stipendi si contavano in milioni di lire, tutto sembrava bello e scintillante, e in televisione c’erano Colpo Grosso e le signorine con le chiappe in mostra del Drive In. Un mondo nel quale tutto sembrava possibile.  Ma si guarda perfino più indietro: fanno parte del panorama anche il tentativo di liberalizzazione dell’acquisto delle armi (ritorno al far West), la proposta di dare un pezzo di terra – al Sud, ovviamente – per premiare la natalità, o quella appena accennata e sommersa di fischi di accedere a contributi volontari dei cittadini per colmare il disavanzo pubblico, due proposte di squisito sapore da ventennio fascista.

Nessuna idea di futuro, di corsa a servizi con intelligente e massiccio uso di tecnologie digitali, di forti investimenti nella istruzione universitaria e nella ricerca, di un tentativo di riequilibrio del dissesto idrogeologico.

In attesa che tornino anche il sabato ginnico con il salto nei cerchi di fuoco, i gettoni e le cabine telefoniche, le cartine stradali piegate a ventaglio e la proposta di invadere San Marino e la Corsica per farne colonie, vado a dormire. Sognando di rompere ombrelli in testa ai razzistelli nella Circumvesuviana.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.


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