APPUNTI PER IL NOBEL PER LA LETTERATURA 2017

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ida leonedi IDA LEONE
Adesso che l’Accademia di Svezia ha rotto gli argini e deciso che anche i testi delle canzoni, siano o meno accompagnati da bella musica, possono essere considerati letteratura, io ho deciso di costituire ufficialmente un Comitato per la candidatura al Nobel per la letteratura 2017 di Bruce Springsteen (che secondo me lo merita più di Dylan già oggi, ma vabbè, io sono fan e la mia visione non è oggettiva)

Le credenziali:

  • una produzione musicale di 300 e passa brani (314, per la precisione, solo quelli pubblicati!) che qualcuno si è preso la briga di mettere in ordine di gradimento, e una ispirazione apparentemente inesauribile, che tocca il rock, il blues, il country più puro del New Jersey;
  • le sue canzoni raccontano una periferia che tutti i fan in tutto il mondo capiscono, perchè le periferie sono uguali dovunque, e perchè, come diceva anche Cesare Pavese, “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti“. Una periferia, la sua, cantata in ogni pezzo, e nella quale lui stesso è tornato a vivere con la sua famiglia;
  • le sue canzoni raccontano anche il blocco pressochè totale della possibilità di ascesa sociale, per la quale invece gli Stati Uniti d’America erano meta ambita da emigranti da qualunque parte del mondo, e la sostituzione di questa mobilità verticale con la mobilità orizzontale: per questo molte canzoni di Springsteen raccontano di autostrade, macchine, viaggi, mettersi in strada e andare, anche se non si sa bene dove, l’importante è essere “nati per correre”;
  • testi toccanti, anche quando sono arrabbiati, che non raccontano (più) il sogno americano, se mai lo hanno fatto, ma la disillusione successiva a quel sogno infranto, dalle promesse mancate, dalla crisi economica, dalla incapacità dei governanti di mettere mano alla rinascita della classe operaia, e della piccola borghesia, alla quale gli stesso appartiene;
  • testi scritti in un linguaggio morbido, a tratti ricercato, certo mai banale, sempre poetico e molto evocativo, con immagini forti che lasciano sempre il segno, frasi rotonde che i fan imparano a memoria per cantarle con lui nei concerti.

Sentite qua:

Men walkin’ ‘long the railroad tracks
goin’ someplace there’s no goin’ back
highway patrol choppers comin’ up over the ridge
hot soup on a campfire under the bridge
shelter line stretchin’ round the corner
welcome to the new world order
families sleepin’ in their cars in the southwest
no home no job no peace no rest”

“Uomini camminano lungo i binari
vanno verso un qualche posto da cui non tornare
elicotteri della stradale spuntano dalla collina
una zuppa bollente su un fuoco sotto un ponte
la fila per un ricovero che arriva dietro l’angolo
benvenuti nel nuovo ordine universale
famiglie che dormono nelle loro macchine verso il Sud-Ovest
niente casa, niente lavoro, niente pace, niente riposo”

(Bruce Springsteen, The ghost of Tom Joad)

La mia traduzione è pedestre ma spero basti a rendere l’idea della desolata poesia che celano le canzoni del mio eroe, ognuna delle quali pare dire: non facciamoci illusioni, ragazzi, la vita è dura, il lavoro scarseggia e con esso la dignità degli uomini e delle famiglie. Eppure la ricerca della felicità è sempre presente, fatta di pochi gesti, di una speranza di futuro, di una compagna di cui avere cura. Un essere “più duri di tutto il resto” che sconfigge miserie disillusioni e tragedie fisiche e metafisiche.

Now sometimes tomorrow comes
soaked in treasure and blood
here we stood the drought
now we’ll stand the flood
there’s a new world coming
I can see the light
I’m a jack of all trades
we’ll be alright

“Ora, a volte, il domani arriva
impregnato di ricchezze e sangue
abbiamo sopportato la siccità
sopporteremo anche il diluvio
sta arrivando un nuovo mondo
riesco a vedere la luce
sono un uomo che sa fare qualunque cosa
andrà tutto bene”

(Bruce Springsteen, Jack of all trades)

 So che il mio appello troverà molte adesioni. E poi, forse, se lo candidiamo al Nobel 2017, non fosse altro che per la gratitudine, the Boss potrebbe realizzare il mio antico sogno di vederlo suonare in concerto in Basilicata. Una Woodstock lucana da ricordare nei decenni a venire: Springsteen che suona davanti ai calanchi, dietro alla stazione, nella piana di Ferrandina.
Per approfondire:
Alessandro Portelli, “Badlands. Springsteen e l’America, il lavoro e i sogni” ed. Donzelli
Beppe Severgnini, “La vita è un viaggio” (cap. 8, Ispirazione) ed. Rizzoli
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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

1 commento

  1. Avatar

    Finalmente una controtendenza.
    Un microscopico paese, una storia unica come tante, l’imbarazzo dei sentimenti, l’inutilità dello scrivere, la poesia che muore.
    Questo territorio di minimi spazi infiniti è sul punto di soccombere. Da tremila anni. E’ diventato carta. Libri.
    Propongo per il Nobel della letteratura.

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