L’atto di indirizzo che il Ministero della Salute ha inviato a tutte le Regioni, e che puntualizza gli interventi ed i comportamenti che tutti gli attori, ai diversi livelli, debbono tenere in questo evento catastrofico , non solo dimostra l’importanza di una regia nazionale autorevolmente costituta da scienziati di altissimo profilo, ma fotografa più chiaramente il ruolo che ci si aspetta dalle singole Regioni nella organizzazione della risposta sia ospedaliera che territoriale. In questo senso si è preso atto della enorme cacofonia suscitata da un conflitto sotterraneo tra regioni “prime donne” –Lombardia e Veneto- che si sono messe a decidere cose che non le competevano e il Ministero che, anche sul filo della interpretazione costituzionale, ha cercato di produrre uno sforzo unificatorio e convergente tra i diversi decisori. Non c’è dubbio che di fronte alla linea rigida del presidente Conte, ha giovato una capacità personale del Ministro di mediare con i titolari di competenze regionali, riallacciando un rapporto di collaborazione che è servito tantissimo ad uscire dall’impasse iniziale. Questo per dire che in Basilicata, dove la bufera è arrivata con ritardo, non bisogna iniziare daccapo, creando super comitati scientifici per l’analisi della situazione, ma bisogna darsi semplicemente da fare, e parecchio, per coprire il gap che ancora esiste tra domanda emergenziale di salute e risposta delle strutture. Atteso che la Basilicata si è allineata all’indirizzo di reperire strutture interamente dedicate al Covid 19 ( e che possano alleggerire la pressione dell’intensivo e post intensivo che grava sui due ospedali maggiori) c’è da correre a reperire per tempo quei presidii medici che servono al pieno funzionamento , dall’ossigeno,ai medicinali, alle protezioni. Così come il mantenimento delle persone in casa è direttamente connesso alla capacità di intervenire con urgenza nelle situazioni a rischio, dando una pronta risposta. In questo senso , al di là del necessario accertamento sulle responsabilità nel recente passato, c’è da rendere trasparente il lavoro delle squadre domiciliari con una regia organizzata tipo pronto soccorso, con tanto di registrazione dei messaggi e delle indicazioni operative, sapendo sin d’ora che il numero delle squadre va potenziato, se si vuole arrivare nelle case prime che il cittadino, malauguratamente, cominci a sentirsi male. Una organizzazione nella organizzazione, con tanto di regia, con un numero telefonico riservato a chi opera e con un report giornaliero sugli interventi. Insomma per i medici, gli infermieri, i volontari, la protezione civile e tutti quelli che fanno la guerra in prima linea ci vuole una sussistenza organizzata, una logistica perfetta e una organizzazione centralizzata. Lo sforzo è di rendere palese questa organizzazione, di renderla funzionale e unitaria, e di mettere dirigenti che sappiano assumersi responsabilità precise nell’approvvigionamento, arrivando un minuto prima e non un minuto dopo. Bardi metta sotto osservazione questo aspetto dell’organizzazione e non si troverà male. Rocco Rosa
NON DI SCIENZIATI C’E’ BISOGNO MA DI DIRIGENTI CHE MUOVONO LE CHIAPPE
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