SAN CHIRICO NUOVO: TRA LINGUA E TRADIZIONE CULINARIA

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Il dialetto di San Chirico Nuovo

San Chirico Nuovo, Sandë Chiërëchë [ˈsandə ˈkjərəkə], p.d.r. 33 dell’A.L.Ba., è un comune di 1294 abitanti, posizionato nella parte nord-orientale della regione, in provincia di Potenza, sul confine che delimita la provincia potentina da quella materana. San Chirico infatti, confina oltre che con due comuni della provincia di Potenza, Albëªnë [alˈbəªnə] Albano di Lucania e Tòlvë [ˈtɔlvə] Tolve, anche con un comune appartenente alla provincia di Matera: Trëcarëchë [trəˈkarəkə] Tricarico.

San Chirico Nuovo vanta una storia molto antica. Il nucleo abitativo originario, risalente al VI sec. a.C., non coincide con l’attuale centro abitato che sembrerebbe essere sorto molto più tardi, presumibilmente intorno al 960 d.C. ad opera di genti greco-bizantine. Molto probabilmente, è  proprio a queste popolazioni, che il nostro comune deve il suo toponimo: San Chirico è il santo ‘bambino’ di stirpe bizantina, martirizzato a soli tre anni, in Asia Minore, ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano contro i cristiani.

Passiamo ora ad analizzare le caratteristiche del dialetto di San Chirico Nuovo, un dialetto molto complesso, per il quale si registrano molte forme coesistenti. Partiamo dalla metafonia.

In base ad essa, a causa di  –i e –u finali latine,  le vocali medio alte e basse é [e], è [ɛ], ó [o]e ò [ɔ] subiscono mutamento: [e]  e [o]  si innalzano e diventano rispettivamente [i]  e [u]  mentre [ɛ] e [ɔ] dittongano in [je]  e [wo]. Gli esiti dittonganti inoltre possono ‘semplificarsi’ e subire un ulteriore mutamento trasformandosi in monottonghi: [je]diventa i [i], mentre [wo]  muta in u [u].

In seguito alla caduta di –i e –u finali, la metafonia ha assunto un valore morfologico di fondamentale importanza. Anche a San Chirico Nuovo, come nel resto della Basilicata,  gli esiti metafonetici ci permettono di distinguere il maschile dal femminile e il singolare dal plurale. Nella lingua di San Chirico, dunque, si registrano, per esempio, le seguenti forme: zuppë [ˈtsup:ə] ‘zoppo/-i’ e zòppë [ˈtsɔp:ə] ‘zoppa/-e’ oppure rèndə [ˈrɛndə] ‘dente’ e  rindë [ˈrində] ‘denti’. Per altre parole, invece, si registra anche il dittongo: cindë [ˈʧində] e cndë [ˈʧjendə] ‘cento’, iurnë [ˈjurnə] e irnë [ˈjwornə] ‘giorno/-i’. Così per ‘dieci’: di[ˈdiʧə] e d[ˈdjeʧə].

‘Dieci’ ci permette inoltre, di osservare che anche il  fenomeno del rotacismo può, in alcuni casi, non presentarsi. Il rotacismo fa sì che (-)D- si trasformi in [r]: pérë [ˈperə] ‘piede’, rèndë [ˈrɛndə] ‘dente’, caurarë [kauˈrarə] ‘paiuolo’, rëštalë [rəʃˈtalə] ‘ditale’. Tuttavia il rotacismo può non realizzarsi: è il caso di ‘dieci’ oppure di duië [ˈdujə] ‘due’.  In alcuni numerali  la [r], esito a maggiore frequenza d’uso, convive con la conservazione della [d]  etimologica: è il caso di durëcë [ˈdurəʧə] e dudëcë [ˈdudəʧə], trirëcë [ˈtrirəʧə] e tridëcë [ˈtridəʧə], sirëcë [ˈsirəʧə]  e sidëcë [ˈsidəʧə].

Anche per -LL- si registra la presenza di due esiti: –dd– -[d:]- e –ḍḍ– -[ɖ:]-. L’esito –dd– -[d:]- è ampiamente attestato: cuddë [ˈkud:ə] ‘collo’,  capiddë [kaˈpid:ə] ‘capelli’, tijaniddë [tijaˈnid:ə] ‘tegame’. La retroflessa –ḍḍ–  -[ɖ:]- invece, è molto sporadica, essa si presenta in pochissimi lessemi: tra i pochi casi registrati, l’A.L.Ba. segna staḍḍë [ˈstaɖ:ə] in cooccorrenza con staddë [ˈstad:ə] ‘stalla’. Secondo gli studiosi (nei dialetti che presentano –dd-), la laterale latina ha seguito la seguente trafila evolutiva: -LL- > -[ɖ:]- > -[d:]-; l’esito retroflesso dunque, testimonia, a San Chirico Nuovo, una fase più antica.

Per quanto riguarda la morfologia, il paradigma degli articoli è il seguente:

  • per il singolare maschile u [u], u varvariddë [u varvaˈrid:ə]‘il mento’;
  • per il singolare femminile  la [la], la capë [la ˈkapə]‘la testa’;
  • per il plurale, sia maschile che femminile, l’articolo è sempre  [i], i capiddë [i kaˈpid:ə]‘i capelli’, i rècchië [i ˈrɛk:jə]‘le orecchie’;
  • quando la parola inizia per vocale l’articolo è sempre, indipendentemente da genere e numero, l_ [l_ ]      : l _annë  [ˈl _an:ə] ‘l’anno/gli anni’, l _ògnë [ˈl _ɔɲ:ə] ‘l’unghia’, l _ugnë [ˈl _uɲ:ə] ‘le unghie’.

 

Uno sguardo all’A.L.Ba.

Tra le carte lessicali dell’A.L.Ba., hanno un particolare rilievo le carte tematiche: esse permettono di visualizzare in maniera immediata la distribuzione areale di determinati fenomeni o lessemi. Tra queste vi è la carta tematica relativa alla posizione del possessivo con i nomi di parentela: si tratta della carta 6 bis del I volume dell’A.L.Ba. ‘tuo fratello’.

Come si può evincere dalla carta in questione, mentre il possessivo preposto si registra in pochi comuni della Lucania (in rosso), il possessivo posposto si registra nella maggior parte dei dialetti lucani (in azzurro). Tra questi c’è anche la parlata di San Chirico Nuovo (evidenziato col cerchio giallo). Qui abbiamo infatti frat [ˈfrat:ə] ‘tuo fratello’, ma anche fratë [ˈfratəmə] ‘mio fratello’, maritë [maˈritəmə] ‘mio marito’, etc. In frat [ˈfrat:ə] ‘tuo fratello’ inoltre, si evidenzia il fenomeno dell’aplologia. Si tratta di un fenomeno di modificazione della parola, attraverso il quale due sillabe contigue e uguali si ‘fondono’ in una: è il caso di  frat-  derivato da fra-të.

 

La Pasqua sanchirichese a tavola

San Chirico Nuovo è un piccolo borgo che mostra in modo vivido gli accadimenti della sua storia, un susseguirsi, nel corso dei secoli, di popoli e di genti diverse che hanno determinato la ricchezza architettonica e culturale del paese.  Ricchi di odori, di colori e di sapori sono anche i piatti tipici della tradizione pasquale. L’arte della cucina, fondata sulla genuinità di ingredienti semplici, affonda le sue radici nel passato e si tramanda di generazione in generazione.

Ad accompagnare l’intero pranzo pasquale, è u fucëlatiddë [u futʃəlaˈtidːə]un tipo di pane, panë [ˈpanə], a forma di rosone cotto in forno, dopo un’abbondante spennellata d’uovo.

Come antipasto viene servito l’uovo alla coque, l’uvë scoratë [ˈl_uvə skɔˈratə], (importante è la cottura per avere l’albume abbastanza sodo, ma il tuorlo ancora liquido) o, in alternativa, l’uovo sodo che in dialetto sanchirichese viene designato con la stessa forma utilizzata per ‘uovo alla coque’, ovvero l’uvë scoratë [ˈl_uvə skɔˈratə].

La pietanza successiva sono i fòglië [i ˈfɔʎːə]‘le foglie’: si realizza con la cicoria selvatica o cicoria comune, i cëcòrië [i tʃəˈkɔrjə], dal sapore tipicamente amarognolo che viene insaporita aggiungendo un’altra erba commestibile spontanea, come il finocchio selvatico, u fënëcchiddë [u fənəˈkːidːə], che addolcisce il tutto, con bollito di carne di capra adulta, u crapëttónë [u krapəˈtːonə], meglio conosciuta come ‘castrato’, castratë [kaˈstratə], mescolato con pecorino locale e uova.

Il piatto forte è u šëššillë [u ʃəˈʃːilːə], preparato con gli asparagi selvatici, i sparëcë [i ˈsparətʃə], che vengono conditi con pomodori, pëmbëróurë [pəmbəˈrourə], carne di capretto, carnë dë crapèttë [ˈkarnə də kraˈpɛtːə], scannatëurë [skanːaˈtəurə] ‘salame pezzente’ e uovo, uvë [ˈuvə].

Nel giorno che succede la Pasqua, la Pasquë [la ˈpaskwə], la Pasquetta, la Pasquèttë [la paˈskwɛtːə], la tradizione vuole che si gusti la scarcèddë [la skarˈtʃɛdːə], un dolce a forma di otto molto spesso decorato con i cannëlëinë [i kanːəˈləinə]  ‘i confetti’ di color argento o multicolore, abbellito da uova sode.

È l’uovo il protagonista indiscusso della Pasqua e lo sarà a maggior ragione quest’anno in quanto noi tutti siamo costretti a trascorrere il periodo pasquale tra le mura domestiche. Nonostante l’oggettiva difficoltà del momento storico che stiamo vivendo, dedicarsi con la propria famiglia alla preparazione dei piatti della tradizione potrebbe essere un modo, non solo per creare l’atmosfera pasquale, ma anche per consolidare il senso e il valore della famiglia minati troppo spesso dai ritmi frenetici della vita quotidiana.

Ringrazio l’amico Demetrio Ioia per avermi fornito informazioni preziose. Il Centro Internazionale di Dialettologia è radicato nel territorio lucano e si nutre quotidianamente anche del rapporto di collaborazione reciproca instaurato con i lucani nel corso del tempo.

Con la speranza di poter ritornare quanto prima alla normalità, la Professoressa Del Puente e i ricercatori del C.I.D. augurano a tutti buona Pasqua.

 

L’ADL di San Chirico Nuovo

Alfabeto Dialetto Lucani _ San Chirico Nuovo

 

 

Il dialetto di San Chirico Nuovo_ Irene Panella

Uno sguardo all’A.L.Ba._ Irene Panella

La Pasqua sanchirichese a tavola_ Giovanna Memoli

L’ADL di San Chirico Nuovo_ Teresa Graziano

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