NUMISMATICA DEL POTERE

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LUCIO TUFANO

 Nella tarda serata del tre gennaio 1884, il passo felpato di una volpe, bombetta del Ministero, il bastone animato da un teschio ghignante d’avorio, intabarrato nel cappotto grigio, alle spalle carrozze evanescenti dai finestrini di luce fioca, semisommerso nei cordoni di chiaro vapore, mezzo busto da medaglione, sull’unico binario è arrivato Alessandro Magno, un prefetto nuovo di zecca. Una nera cinghia di passanti si snoda su per i bianchi tornanti che portano alle flebili luci del centro, alla trattoria dei fiori, dove si scoprono i volti del sindaco, dei componenti della giunta, della deputazione provinciale, del consigliere delegato, del maggiore dei reali carabinieri, dell’ispettore di pi esse.

Nel palazzo il saluto dei suoi impiegati dipendenti.

Solitamente la sua stanza è luminosa, neppure la notte spegne lo sfarzo delle bandiere, dei gagliardetti, delle divise conservate negli armadi, con una taglia per ognuno che voglia indossarle.

Ed egli è sarto, è elettricista, è netturbino, è l’urbanista delle piazze e delle case, è il custode dei fatti che si conservano negli archivi e sono dispiegati nelle mille corrispondenze che partono alla volta degli uffici, degli altri ministri perché la sua funzione è anche quella dell’occhio, dello specchio concavo, convesso, che focalizza e scruta il temperamento, i caratteri ed è la sua interpretazione che conta perché egli governa la città.

È la longa mano, il deus ex machina, il centro motore dello spettacolo. Lo si trattiene nei salotti, lo si fa brillare nelle feste, ma è anche una sorta di mina vagante che nessun artificiere riesce a disinnescare.

E il centro della pubblica attenzione. Il suo monocolo può ingrandire o rimpicciolire ed a pochi è concesso di entrare nel suo giro, ai buffet, nelle feste di casa Addone, nel casino lucano, nei circoli, negli anni della influenza e dell’abbandono.

Ruotano le facce prese in prestito dalle maschere, per fare gli onori di casa e il proto minaccia di non pubblicare.

Sotto l’arco del suo portone si confrontano gli stemmi e gli interessi dei signori perché a lui è dato distribuire gendarmi in ogni trapezio di rendita a proteggere il sonno.

Il suo palco è come un balcone retto dalle colonne che intimano uno spazio invalicabile. Di là si scruta il latifondo e si esercita il riservato dominio. Occorre inginocchiarsi e stare tranquilli, sedersi sulle panche e sempre piegarsi sugli inginocchiatoi della cattedrale che riportano i cognomi intagliati nel legno e mai oltre passare i cancelli di ferro battuto, le masserie delle famiglie.

Una faccia levigata da cammeo con colletto inamidato, numismatica del potere, carismatica della fronte e dei baffi, l’autorità di un sopracciglio, di uno starnuto muto, un ticchio del naso o delle labbra, un rapporto sottinteso tra lo scrittoio e la poltrona per gli impossibili amori di un educatore, per il debito non pagato, per la camminatura scanzonata, per la signora che frequenta il salotto libera le, per chi vilipende i preti o il re.

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C’è gazzarra al Teatro per la farsa di una autrice potentina, che non si riesce a rappresentare. Il copione non è a conoscenza dell’autorità di P. S. che, nella persona del signor Bongermini, indossa la fascia e ordina lo sgombero. Fischi, schiamazzi, urla e grida fanno da reclame alla farsa proibita che si rappresenta senza tanta importanza nelle sere seguenti.

Ma «I tre minuti», titolo della farsa, provocano i cinque minuti di furia per uno sgarbato giudizio lanciato alla dicitrice.

Una «rubbeglia» di De Novellis Raffaele, sottotenente della milizia territoriale, a Piscerìa Alessandro, sottotenente contabile del distretto, provoca un duello alla sciabola alla guisa degli ussari fuori la cinta della città.

Contro il monopolio della piazza alcuni cittadini aprono un negozio per lo smercio e la vendita del pesce.

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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