NUOVI INVESTIMENTI IN FCA LUCANO? AGRICOLTURA, TURISMO E GREEN ECONOMY, IL FUTURO!
All’indomani della visita del presidente del Consiglio allo stabilimento lucano FCA, è emerso che vi sarà un programma di investimenti produttivi, di circa 100 milioni di euro, il quale interesserà interamente lo stabilimento di S. Nicola, e sarà finalizzato all’ampliamento della capacità produttiva delle versioni elettrificate delle automobili prodotte nello stesso.
Nello specifico, il Contratto di Sviluppo presentato da Fca sarà cofinanziato per 26,4 milioni di euro dal Mise, per due milioni dalla Regione Basilicata e per 1,5 milioni dalla Regione Piemonte, in relazione ad un centro ricerche.
Sia chiaro, ben vengano di questi tempi iniziative come questa per l’occupazione, però, al di là di tutto questo, alcune domande bisogna porsele.
Innanzitututto si spera, anzi bisogna pretendere ogni garanzia sui livelli occupazionali e produttivi dello stabilimento lucano, in merito alla fusione con la francese Psa, poiché ciò farà parte integrante dell’accordo di cui si parla.
Il mercato dell’auto risulta da anni in crisi perenne, sorretto da aiuti di Stato (rottamazioni, ecc) fino a un certo punto corretti. Una misura di incentivo distorce la concorrenza, premia un settore a danno di altri. Gli incentivi rappresentano misure tampone, che incrementano le vendite, ma solo temporaneamente, con successivi ricorsi alla cassa integrazione.
Finchè lo Stato attua sostegno economico alle piccole e medie imprese, nulla da dire: la finalità del Mise, e del Fondo Centrale di Garanzia, è quella di agevolare la concessione di finanziamenti a Start up e PMI innovative mediante una garanzia pubblica. Ma, lo Stato (anche se per garantire l’occupazione) può sostenere spesso grandi aziende come FCA, peraltro non piu’ davvero italiana, visti anche gli ultimi accordi?
La riflessione piu’ importante da fare, però, forse è questa: siamo sicuri che la nostra Regione possa dipendere quasi esclusivamente dall’industria dell’auto, o dalle estrazioni petrolifere, con tutte le devastazioni ambientali connesse? Vedi Fenice, o inquinamenti di falde in Val D’Agri. Visto il declino territoriale in atto, non credo abbiano avuto grandi effetti, anzi, vi è stato un progressivo impoverimento della popolazione; a parte la ricchezza di qualche piccolo Comune, le cui risorse dovevano essere utlilizzate da tutti i Comuni della Regione, con interventi mirati allo sviluppo locale, sostenedo le piccole imprese.
Non sarebbe il caso di invertire un processo economico-culturale, investendo in agricoltura e turismo? Le nostre ricchezze, vedi Monticchio (solo da poco attenzionata) o Matera, o Venosa, o Metaponto, sono di carattere culturale e, paesaggistico-ambientale. A parte alcune dichiarazioni, che francamente fanno sorridere, come la possibilità che l’area industriale FCA lucana possa essere una nuova Silicon Valley, in una società in cui le risorse diventano sempre più scarse, e il cambiamento climatico causa sempre maggiori danni economici e disagi sociali, c’è bisogno di una nuova narrazione, che può essere interpretata dalla cosiddetta green economy. È necessario un salto culturale, “La transizione alla green economy” tanto per citare un libro di Edo Ronchi. La nostra Regione ha tutte le caratteristiche per essere una Regione green, e, che può sviluppare agricoltura e turismo (invertendo il declino territoriale di cui prima) a parte, forse, purtroppo, il livello culturale, non della politica, che al massimo segue le dinamiche economiche, ma della embionale società civile.
giuseppe mollica