DESTINAZIONE BOGOTÁ: L’ORO DELLA COLOMBIA

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Giampiero D'EcclesiisGIAMPIERO D’ECCLESIIS

 

Ho un piccolo impegno da assolvere, un minimo turbolento e rumoroso, ma del quale non vi parlo perché è una questione di lavoro che al mio racconto non aggiunge nulla di interessante per voi,, per le 11:00 sono libero e, quindi, mi attengo al programma di massima che mi ero prefissato.

Mi faccio accompagnare al Museo dell’Oro, prima delle due cose che mi sono ripromesso di andare a visitare in questa mia breve esperienza colombiana.

Il Museo dell’Oro è una meraviglia, osservandolo e girando per le sue stanze splendidamente allestite si rimane stupefatti dalla ricchezza, dalla perizia, dalla sublime fusione di bellezza dei manufatti con l’aria trascendente che spira da ogni maschera, da ogni coccodrillo che suggerisce molto di più della semplice, impressionante, precisione dei dettagli.

Le maschere d’oro ti guardano, indifferenti, e i loro occhi di oro ti entrano dentro, ti senti osservato nel tuo profondo, in alcuni così ti senti a disagio davanti a quei testimoni muti di tanto sfarzo e del dissolvimento di una grandissima cultura.

Al secondo piano c’è una stanza buia, si entra e subito dopo la porta si chiude alle vostre spalle lasciandovi nel buio più completo, inizia con un rumore di acqua che gocciola, e poi un canto, ripetuto, ipnotico, che oscilla tra toni acuti e toni  grevi, come una marea.

È come essere in una grotta antica, tra il rumore di acqua che gocciola da stalattiti millenarie, immersi in un canto che evoca gli spiriti, all’improvviso comincia un lieve, lievissimo chiarore, quanto basta per mostrarvi forme nella parete circolare che é intorno a voi, sembrano banchi di sardine, no uccelli, no adesso sono ombre e profili di montagne, al centro della stanza c’è un pozzo che gorgoglia.

Lampi di luce all’improvviso si accendono lungo la parete e capisci che le forme che avevi intuito sono d’oro, sono pettorali, maschere, monili, bracciali disposti a formare gruppi che, a seconda della luce che li colpiscono, si accendono e si spengono, si ricorrono lungo la parete circa della stanza.

All’improvviso il pozzo centrale si accende si luce e di un giallo abbagliante, il giallo di decine e decine di monili d’oro che illuminati si accendono come il sole.

È un’esperienza mistica quella della stanza circolare, chiunque l’abbia allestita è riuscito perfettamente nel suo intento, quello di comunicare che quell’oro è molto, molto di più del metallo prezioso, quell’oro emana divinità, è il sole, è l’anima di un popolo conquistato ed assimilato che riemerge prepotente dal buio della storia reclamando a gran voce il suo diritto di esistere.

Esco dalla stanza in una condizione di pace e di serenità, magari è solo la suggestione e la mia fantasia, ma per un lungo momento ho sentito il contatto caldo di uomini del passato ed era un contatto pacifico e confortante.

Al piano interrato del museo dell’Oro c’è una bellissima mostra antropologica, già da sola vale la visita.

Esco dalla mostra e mi incammino verso la sede della mia azienda, la pausa è finita e si torna al lavoro, lungo la discesa il sole è caldo, sono ai tropici e si sente, compro una specie di saccottino fritto con riso, carne e verdure, molto saporito e piccante, lo mangio con calma sui gradini della grande piazza del Parlamento, al centro della Piazza il grande eroe Colombiano Simon Bolivar ha la spada sguainata verso la liberdad.

Strani eroi questi delle rivoluzioni sudamericane, colti, con una cultura politica avanzata per l’epoca in cui è stata formulata, figli della Rivoluzione Francese e Americana, Bolivar conobbe anche Napoleone che poi criticò per aver tradito gli ideali rivoluzionari.

Una storia incredibile che già conoscevo e che ho solo potuto rinfrescare in qualche parte che mi ero dimenticata.

Bolivia, Colombia, Perù, Panama, Venezuela devono la loro indipendenza al Libertador che sognò una grande nazione latino americana senza riuscire a realizzarla.

Il libertador guarda verso l’orizzonte con in una mano la costituzione e nell’altra la sciabola sguainata, intorno al suo torace una bandiera colombiana risalta con i suoi colori sul bronzo della statua.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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