BASILICATA SOTOT I RIFLETTORI AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO
VALERIA IANNUZZI
Alla trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro in programma a Torino, il professore Roberto Mutti, docente presso l’accademia di fotografia di Milano, ha presentato “Matera. Immagini del tempo”, un testo fotografico realizzato dal fotografo finlandese P. Strebel.
La presentazione ha visto protagonista la città di Matera durante gli anni ’80 del Novecento, una città che nel libro fotografico racconta una storia in cui si posso al contempo cogliere elementi antichi, il vissuto di chi l’ha popolata e il presente che ne ha dato nuova vita. Matera è una delle città più antiche del mondo, risalente all’epoca del Paleolitico, costante nella sua continuità abitativa in cui l’umanità è stata sempre presente. L’elemento principale e comune a tutte le fotografie è l’architettura, l’inge
gneria primitiva, che ha lo scopo di far comprendere in che modo gli antichi progettavano l’esposizione delle aperture delle loro abitazioni. I soggetti principali su cui Strebel si sofferma e che il Professor Mutti racconta sono quindi ingressi, quali porte e finestre. Soggetti valorizzati dall’utilizzo dello scatto in bianco e nero, i colori apparentemente più semplici, ma che in realtà sono i più complessi da gestire in fotografia, e che per Strebel costituiscono il principale espediente, che “costringe” il lettore a soffermarsi non tanto sull’architettura e sulla composizione delle foto, quanto piuttosto sul gioco di luci ed ombre creato dalle fessure delle grotte della città. La critica del testo fotografico a cura di Mutti costituisce un’esperienza dal valore assoluto: Strebel ha saputo cogliere con occhio e cuore sensibile e proporre raccontando la vita di un popolo, di un’epoca, nel quale il lettore potrà sempre riconoscersi abbandonandosi a sensazioni intense e piacevoli. Immagini, dunque, che inducono ad una riflessione che viaggia tra passato e presente, immagini che raccontano una la storia di una città e del suo popolo, una storia eterna, come il labirinto della luce che la abita.
gneria primitiva, che ha lo scopo di far comprendere in che modo gli antichi progettavano l’esposizione delle aperture delle loro abitazioni. I soggetti principali su cui Strebel si sofferma e che il Professor Mutti racconta sono quindi ingressi, quali porte e finestre. Soggetti valorizzati dall’utilizzo dello scatto in bianco e nero, i colori apparentemente più semplici, ma che in realtà sono i più complessi da gestire in fotografia, e che per Strebel costituiscono il principale espediente, che “costringe” il lettore a soffermarsi non tanto sull’architettura e sulla composizione delle foto, quanto piuttosto sul gioco di luci ed ombre creato dalle fessure delle grotte della città. La critica del testo fotografico a cura di Mutti costituisce un’esperienza dal valore assoluto: Strebel ha saputo cogliere con occhio e cuore sensibile e proporre raccontando la vita di un popolo, di un’epoca, nel quale il lettore potrà sempre riconoscersi abbandonandosi a sensazioni intense e piacevoli. Immagini, dunque, che inducono ad una riflessione che viaggia tra passato e presente, immagini che raccontano una la storia di una città e del suo popolo, una storia eterna, come il labirinto della luce che la abita.