PAOLO APOLITO OSPITE DEL CENTRO INTERNAZIONALE DI DIALETTOLOGIA

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Martedì 12 novembre, nell’aula Quadrifoglio del polo universitario di Via Nazario Sauro a Potenza si è tenuto uno spettacolo monologo del professor Paolo Apolito, già docente di Antropologia All’università Roma III e Salerno, intitolato Tre compari musicanti-storie minime nella grande storia: briganti, borbonici, francesi. L’evento è stato organizzato dal Centro Internazionale di Dialettologia (C.I.D.), in colaborazione con l’associazione “Le Ali di Frida”.

Apolito ha narrato la storia di tre personaggi realmente esistiti, originari di un paese della Basilicata meridionale, al tempo delle tensioni tra il partito conservatore borbonico e la ventata rivoluzionaria proveniente dalla Francia, sfociati in una terribile quanto sanguinosa guerra civile nel 1799. I principi cardine della rivoluzione del 1789 in Francia: uguaglianza, libertà e fratellanza, pervasero tutta l’Europa anche la Basilicata, quella più interna, quella più povera, quella più segnata dagli avvicendamenti di potere. Ma ben presto assunsero il sapore di un’occasione mancata, di una promessa non mantenuta e di ennesimo inganno per conquistare le masse. Apolito ha offerto uno spaccato della società lucana, soggiogata e strumentalizzata dai potenti, schiacciata dalla povertà più profonda ma allo stesso tempo ricca di sentimenti genuini come l’amicizia vera, sancita dal cosiddetto cumbarizzië [kumba’rid:zjǝ] ‘comparatico’ che legava i protagonisti più di un vincolo di sangue. In quella situazione così confusa, cruenta, non era difficile finire per delinquere, darsi alla macchia, diventare brë(g)andë [brǝ’ɣandǝ] ‘briganti’. I tre cumbarë [kum’barǝ] compari’ finirono per seguire strade diverse, perdendosi di vista, ma il loro legame non venne mai scalfito.

Paolo Apolito ha saputo incantare il foltissimo pubblico accorso all’evento, composto da studenti, cultori e appassionati, restituendo l’immagine della Basilicata più autentica, capace di restare attaccata alle proprie tradizioni, alle radici più profonde, e ai legami più sinceri, nonostante le mille difficoltà che, nei secoli, hanno segnato la nostra terra.

 

Potito Paccione

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