PARLANO DI UNITA’ MENTRE SI DANNO BOTTE DA ORBI

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L’offerta reciproca di disponibilità a dialogare che nei mesi scorsi maggioranza e opposizione si sono lanciate vicendevolmente alla prova dei fatti è suonata falsa, come le promesse di portare avanti  civilmente un divorzio che una coppia fa prima di sedersi davanti al notaio e vedere che cosa tocca a chi. E’ suonata falsa perchè nessuno veramente si è immolato a questa disponibilità facendo il primo passo, che poteva sembrare una sconfitta e invece era la premessa per una vittoria. Così che, su questa storia delle area industriali, ci si è comportati come davanti al notaio: consiglieri  materani per dire che la loro casa non si tocca a costo di difenderla a fucilate e l’amministrazione regionale per rivendicare il diritto di difendere con tutti i mezzi il lavoro e la corretta conduzione delle area industriali, cioè l’azienda di famiglia. Questo confronto civile non c’è stato, col risultato che uno ha tirato da una parte e l’altro dalla parte contraria, producendo con questo strappo una legge piena di compromessi , limata nelle parole per non incappare in censure,ma egualmente insufficiente a risolvere da sola l’immensa problematica esistente, ma  valida, questo sì, solo ad iniziare il cammino del risanamento. Così facendo si è perso di vista  la sola strada che avrebbe consentito di affrontare con maggiore forza il problema, e cioè quella di chiedere l’intervento dello Stato, che risulta essere ,per colpa nostra, il vero assente della situazione pur essendo in parte colpevole della stessa. Mi spiego. Le aree industriali degli insediamenti post terremoto ( Isca Pantanelle, Baragiano ecc) sono state fatte dallo Stato attraverso l’Agensud e sono oggi teatro del fallimento della politica di reindustrializzazione, con oltre cento capannoni vuoti disseminati per la regione e con una legge 488 ancora in piedi che concede prestiti alle aziende per la  riutilizzazione industriale dei capannoni, ma non dà una lira per la manutenzione delle aree e degli impianti.  Ad un certo punto, passando il tutto al consorzi industriali, lo Stato si è scordato di finanziare la manutenzione di quelle aree, e la Regione si è guardata bene dal muovere contestazioni per le nuove spese che gli toccava sopportare , dal mantenimento dei depuratori( la parte più costosa) alla tenuta delle strade,, ai lavori sulle fogne, alla illuminazione, segnaletica e quant’altro. Da qui, non solo da qui ma anche da qui, nascono molti dei problemi di questi vent’anni del Consorzio potentino, il cui errore, riconosciamolo, è stato quello di pagare a piè di lista i costi della gestione degli impianti, al punto che quando si è fatta finalmente una gara che produceva risparmi enormi, misteriosamente si è fermato tutto. La situazione è precipitata da quando il depuratore idrico, vero impianto in attivo,  è passato ad Acquedotto Lucano, in virtù di una legge, che non ha  ricompensato il consorzio per i mancati introiti , con il solo carico per acquedotto di assumere 4 impiegati del consorzio ( guarda che sforzo!, regali così uno li vorrebbe tutti i giorni). Per ovviare a questa situazione e riportare il tutto ad un risanamento concordato con i creditori, la Giunta Pittella , su proposta del Commissario straordinario Cardinale ( una vera professionalità fatta fuggire dalla presa di posizione del consigliere Romaniello), aveva stabilito un intervento di 2 milioni all’anno per dieci anni, provvedimento che è stato bocciato dallo Stato. Quello doveva essere il momento per aprire un confronto chiarificatore con il Governo, del tipo “, mi passi le aree, non mi passi i soldi, e mi impedisci perfino  di farle funzionare. Dimmi tu che debbo fare”. Invece sono passati tre anni e non si è fatto niente, prima perchè la Giunta Pittella  era distolta da ben altri problemi poi perchè quella nuova prima di capire la situazione ci ha messo del tempo. Ora, è veramente pericoloso aspettare la cicogna di una nascita della Spa che risolve tutti i problemi ed è invece estremamente consigliabile seguire quella nascita con una  cura preventiva, sotto forma di approccio ad un accordo di programma col Ministero dello Sviluppo industriale, nel quale si mettano tutti i problemi inevasi sul tappeto. dalla via da percorrere per il risanamento, allo sblocco di 70 milioni per l’area di Felandina ( un contratto rimasto appeso dopo l’intervento della magistratura, alla manutenzione delle aree a notevole disvalore economico, all’ intervento straordinario  del Ministero  per lo smaltimento di tonnellate di fanghi che impediscono un corretto e funzionamento degli impianti di depurazione che potrebbero,altrimenti, dare utili notevoli, e per finire, alla accelerazione in capo ai consorzi della bonifica di tutte la aree compromesse.  Un accordo di programma per la riattivazione delle aree industriali, magari preparato  da un incontro, civile e propositivo, dell’assessore Cupparo con le parti sociali, con gli imprenditori e con i Sindaci dei comuni dove insistono le aree. Muoviamoci per tempo, in maniera che non troviamo un interlocutore governativo sordo e ignaro dei problemi che frenano l’industrializzazione in Basilicata ma consapevole della realtà e messo di fronte ad una volontà collettiva ed unitaria di risolvere la situazione. Qualcuno deve dare un esempio di ripresa di dialogo per portare avanti una operazione complessa. E chi più di Cupparo, cui va il merito di aver posto le premesse per uscire dal pantano creato da trent’anni di indecisione politica.?

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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