IL PREMIER DRAGHI HA CONSULTATO IL MONDO DELLO SPETTACOLO: TRA INCENTIVI E RIAPERTURE

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Domani in  tutta Italia, i teatri si accenderanno simbolicamente di luci, luci colorate, per contrapporsi al buio imposto dalle chiusure forzate per contrastare il Covid, a farne le spese soprattutto i piccoli, quelli che vivono di biglietti, di pubblico spesso anche scarso ma caloroso. U’Italia con sale cinema chiuse, teatri chiusi, auditorium chiusi. Senza colori, senza suoni, senza gesti, senza calore. Chi ha potuto ha usato il digitale, i più fortunati in Tv, ma non tutti sono fortunati. Spesso bravura non significa fortuna. Aspettando una riapertura, il mondo della cultura, dello spettacolo,  saranno tanti, in ogni angolo del Belpaese, un’ iniziativa di di U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) che ha invitato i direttori di teatro, gli artisti ma anche il pubblico a presidiare le sale teatrali rimaste chiuse troppo a lungo e accendere le luci dei teatri solo per una sera, dalle 19,30 alle 21,30, il 22 febbraio, cioè a un anno esatto dall’ultimo giorno prima della chiusura dei teatri per le norme anticovid. “A un anno di distanza dal primo provvedimento governativo che come prima misura di contrasto al coronavirus intimava la chiusura immediata dei teatri nelle principali regioni del Nord, estendendo rapidamente il provvedimento a tutto il territorio nazionale nel giro di pochi giorni, Unita – spiega l’associazione – chiede al nuovo governo e a tutta la cittadinanza che si torni immediatamente a parlare di teatro e di spettacolo dal vivo, che lo si torni a nominare, che si programmi e si renda pubblico un piano che porti prima possibile ad una riapertura in sicurezza di questi luoghi”.  Unita “chiede a tutti gli artisti, a tutte le maestranze e al pubblico delle città di organizzare, ovunque possibile, in tutta Italia – rispettando, come hanno sempre dimostrato di saper fare, ogni misura di sicurezza – un presidio dei teatri nella serata del 22 febbraio, perché questi luoghi tornino simbolicamente ad essere ciò che da 2500 anni sono sempre stati: piazze aperte sulla città, motori psichici della vita di una comunità”.
“Garantendo l’osservanza di tutte le norme, invitiamo tutti i cittadini a testimoniare la propria vicinanza – recita ancora l’appello – con la propria presenza fisica. Vi aspettiamo davanti ad un teatro della vostra città o del vostro quartiere per lasciare una traccia scritta di un pensiero su un foglio portato da casa o su un registro che ogni teatro potrà mettere a disposizione. Torniamo per una sera a incontrare quella parte essenziale e indispensabile di ogni spettacolo senza la quale il teatro semplicemente non è: il pubblico”. Ma qualche novità c’è, e la fa sapere Carlo Fontana, presidente AGIS. Infatti per prima volta di una rappresentanza dello Spettacolo alle consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato. Propiziatore della convocazione il maestro Nazzareno Carusi (“A lui la nostra infinita gratitudine”)

Una novità assoluta nella storia repubblicana, e di altissimo significato non solo simbolico, ma sostanziale:  nel corso delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, il neo-presidente del consiglio Mario Draghi ha convocato a Montecitorio il mondo culturale dello spettacolo, fra i più colpiti in assoluto dalla pandemia.  E in veste di presidente dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) – assieme al numero uno dell’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici) Mario Lovini – si è presentato nella Sala della Lupa di Montecitorio Carlo Fontana.

Per il mondo culturale dello spettacolo, appunto, una prima assoluta. Non era mai successo. Nelle chat, in rete e su un po’ di stampa specializzata si è parlato di data “storica” e la stessa Agis, comunicandolo, ha lasciato intendere che a propiziare l’incontro sia stato proprio un artista, Nazzareno Carusi, il pianista abruzzese legatissimo a Gianni Letta che, cessata da qualche anno la carriera concertistica per le conseguenze di una frattura vertebrale, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle istituzioni culturali italiane: consigliere del Teatro alla Scala, vicepresidente della Fondazione Orchestra Regionale Toscana di Firenze e direttore artistico della Società della Musica “Riccitelli” di Teramo, oltre che maestro dell’Accademia Internazionale di Musica di Imola e ordinario di “Musica da camera” al Conservatorio di Adria.

Presidente Fontana, quali spunti di rilievo ha colto nel suo incontro con Draghi durante le consultazioni, rispetto alla cultura e allo spettacolo?

“In primis, sono rimasto particolarmente colpito dalla attenzione e dalla grande disponibilità con cui il presidente Draghi ha ascoltato le nostre ragioni. Lo ha fatto, come nel suo stile, con lo spirito concretamente propositivo di chi vuole risolvere i problemi sul tavolo, a cominciare da quello della riapertura dei luoghi dello Spettacolo. Mi ha impressionato, in particolare, una sua frase quando, in apertura del suo intervento, ha detto che la pandemia ha rappresentato per l’Italia un ‘disastro culturale’. Sono parole forti, che dimostrano la piena consapevolezza delle dimensioni di questa crisi”.

Ecco, voi avete chiesto, in particolare, il sostegno alla riapertura. E infatti Draghi ha posto il problema come di assoluta rilevanza…

Proprio così. E per essere più precisi, noi non abbiamo chiesto una riapertura da decidere oggi per domani, ma che se ne fissi una data possibile. Semplicemente, non vorremmo che si ripetesse ciò che è accaduto nei giorni scorsi con gli impianti da sci, che erano pronti per ripartire e, 24 ore prima del via, sono stati bloccati in extremis. E’ chiaro che ragionare nel medio-lungo periodo è azzardato perché la situazione pandemica è in costante evoluzione ma, quando si parla di teatri e cinema, per questioni anche solo logistiche e promozionali, si deve giocare d’anticipo. Per questo abbiamo chiesto di fissare una data più o meno certa che consenta agli organizzatori di prepararsi nel modo migliore e al pubblico di tornare ad abituarsi a questi interessi. Perché, tra l’altro, non è affatto scontato che, con la riapertura, si torni da un giorno all’altro ad affollare le sale”.

I ristori, di qualsiasi ambito si parli, in questo Paese restano un tema dolente, ma anche qui Draghi è stato molto determinato…

“Noi non abbiamo parlato di indennizzi, che è una parola che non piace al nuovo premier, bensì di incentivi. E mi pare che il Presidente sia sulla nostra linea. Penso al Tax-Credit, già felicemente applicato all’industria del cinema e dell’audiovisivo e che potrebbe essere esteso con lo stesso successo anche allo spettacolo dal vivo. Dunque, al di là dei contributi del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), abbiamo chiesto al presidente di ragionare anche su forme indirette di finanziamento che stimolino il rapporto con l’impresa, perché non dobbiamo dimenticare che il mondo dello Spettacolo è esso stesso un’impresa produttiva”.

Rispetto al governo Conte, lei nota un cambio di passo?

“Per la verità, il ministro Franceschini è rimasto al suo posto e dunque già questo prefigura una continuità. Ma è una continuità benvenuta, come mi pare anche Draghi abbia sottolineato. Nel governo Conte si è lavorato in particolare attraverso la politica dei ristori che, senza dubbio, hanno rappresentato una misura indispensabile. Ma, ovviamente, non si può vivere solo di indennizzi e oggi, per noi, il tema centrale è la riapertura delle attività ed è per questo che abbiamo appunto bisogno di incentivi. Più che un cambio di passo, il mondo dello Spettacolo si aspetta un passo in avanti. E il presidente draghi sembra proprio volerlo fare.

Lei è presidente dellAgis da quasi otto anni. E questo è, senza dubbio, il periodo più complicato della sua esperienza. Quando finalmente la pandemia sarà un ricordo, come sarà il mondo dello Spettacolo?

“Mi aspetto uno scenario profondamente cambiato. Ci sarà innanzitutto la necessità di ripensare il prodotto artistico coniugandolo con quelle nuove tecnologie che, in questi mesi, bene o male, ci hanno comunque consentito di non recidere del tutto il cordone ombelicale che ci lega da sempre al nostro pubblico. Penso che bisognerà cambiare anche il modo stesso di produrre gli spettacoli e, poiché in questi momenti bisogna sforzarsi di pensare positivo, mi auguro che, come avviene puntualmente dopo ogni crisi, anche questa volta possano nascere nuove opportunità”.

Come l’Agis ha lasciato intendere pubblicamente, la vostra convocazione è stata resa possibile dall’interessamento di Nazzareno Carusi. Un gesto prezioso e non comune, in questo momento così difficile…

“È vero. È stato il maestro Carusi a propiziare con la sua autorevolezza il nostro invito da parte del presidente Draghi, ponendogli il problema e facendo in modo che nelle consultazioni si confrontasse anche con i rappresentanti del mondo dello spettacolo. Il suo è stato un gesto tanto più prezioso perché spontaneo e di questo bisogna dargli grande merito, anche alla luce proprio delle riflessioni che Draghi ha dedicato al nostro comparto ieri sera. A nome dell’Agis, a lui va tutta la nostra gratitudine e riconoscenza”.

 

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