PAUL REVERE E LE TAVOLE PALATINE

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A Boston, negli Stati Uniti, uno degli eroi cittadini è tale Paul Revere (1735 – 1818) resosi celebre per un atto compiuto durante la guerra di secessione dei coloni contro la madre patria Inghilterra.

Una storica cavalcata notturna compiuta da Revere servì a rendere vano il tentativo degli inglesi di assaltare i depositi di armi e munizioni dei coloni insorti: il 18 aprile 1775, assieme ad un altro patriota, William Dawes, cavalcò fra le prime ore della sera fino alla mezzanotte inoltrata fra Charlestown e Lexington per avvertire i capi dei rivoltosi (Samuel Adams, Samuel Prescott e John Hancock) dell’imminente arrivo di soldati inglesi appena sbarcati a North Beach. Revere riuscì a fatica nel suo intento; rischiò immediatamente di fallire quando, ancora prima di partire, si rese conto che i remi della scialuppa che sarebbe servita per la traversata della baia facevano troppo rumore e rischiò di essere individuato dalle truppe inglesi. Fu salvato da una giovane donna che passava di lì per caso, e che donò ai ribelli la propria sottana per fasciare i remi e attutirne il rumore. Dopo aver raggiunto Lexington, a notte ormai fonda si rimise in marcia per proseguire nella sua impresa, ma fu catturato sulla strada per Concord; venne però rilasciato, privo tuttavia del suo fedele cavallo (fonte: Wikipedia)

Ne luoghi che furono attraversati da Revere durante la sua eroica impresa non è rimasto praticamente più nulla; tuttavia, la “Cavalcata di Paul Revere” (a cominciare da quella che forse era casa sua) è diventato un attrattore turistico di rilevanza nazionale. In pratica, si fa turismo e lucro (biglietti, guide, tour in bus, statue, ricostruzioni filmate, negozi di souvenirs, libri e foto, mangiare e bere) su un evento immateriale manco tanto antico di cui NON RESTA PIU’ NULLA.

Potrei fare moltissimi altri esempi, e fanno tutti parte della stupefacente capacità yankee di cavare sangue turistico da rape storiche; ed è palese lo sconforto che prende gli italiani quando si rendono conto di quanto si può riuscire a lucrare sul nulla, se solo si fa un confronto con l’immane valore di siti storici e vestigia del passato ANCORA BEN VISIBILI che perfino la piccola Basilicata può vantare.

Ad esempio: qualche anno fa sono stata nell’area archeologica di Metaponto. Colonne di templi, resti abbastanza ben conservati di un teatro di foggia greca. Duemila e cinquecento anni circa di storia. Quando mi sono seduta su quei gradini, il pensiero che in quello stesso preciso luogo era stato seduto un uomo 2500 anni prima, mi è salito il cuore in gola dall’emozione. Peró quello che si respirava, dal punto di vista dell’accoglienza, era desolazione, forse perché era settembre, ed eravamo già fuori dalle correnti di turismo attirate innanzitutto dal mare. Non ho avuto migliore fortuna con il Museo Archeologico della Siritide di Policoro, pieno di reperti meravigliosi ma vuoto e praticamente senza personale, se si fa eccezione per un annoiatissimo custode – bigliettaio.

Non ho ricette salvifiche, lo ammetto. Ma mi domando perchè il museo di Policoro era deserto, l’area delle Tavole Palatine oltre che deserta (e questo magari dava maggiore fascino al luogo) era anche priva di qualunque servizio addizionale che invogliasse alla visita, tutte quelle cose che gli americani avrebbero messo 10 minuti dopo aver scoperto e reso agibile il sito: una guida, un video con la ricostruzione in 3D dell’area come doveva essere 2500 anni fa, foto, animazioni digitali interattive, l’immancabile book shop / souvenir / memorabilia, un luogo chiuso con un bagno, possibilità di mangiare e bere, tenendo magari lo sguardo sulla Storia.

Non ho ricette salvifiche, ma nella Basilicata che vorrei una delle scelte possibili su cui investire moltissime risorse, in una visione trentennale, è il turismo. Che ha un indotto amplissimo, sulla quale costruire una economia regionale quasi esclusiva. La visione dovrebbe comprendere massicce dosi di formazione che non si riduca al banale corsetto di inglese, ma che spedisca gli operatori e gli imprenditori in giro per il mondo a capire come funziona, dove funziona. Messe in sicurezza (l’area archeologica di Metaponto periodicamente si allaga), indicazioni stradali precise, pacchetti da vendere a tutto il mondo, operatori preparati e servizi accoglienti e garbati. Possibilità di fermarsi a mangiare, a dormire, a passeggiare, a prendere un gelato, a farsi foto. Persone competenti ed esperte, che abbiano già raggiunto risultati altrove, messe a capo di enti e circoli e parchi letterari, e dotati di fondi sufficienti a finanziare programmi di sviluppo, qui quali essere chiamati a rendere conto dei risultati, come è accaduto a esempio alla Reggia di Caserta con Mauro Felicori.

Se di cultura non si mangia (e non è assolutamente vero) di turismo si potrebbe mangiare sicuramente, e in abbondanza. Anche in Basilicata.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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