Può darsi che stia prendendo tempo per analizzare meglio la sconfitta e che la riorganizzazione del partito con un vice per il Sud sia solo un tentativo di affrontare alcune situazioni emergenziali ma se questa fosse la ricetta definitiva per rimettere in sesto un partito non sarebbe che l’ennesimo palliativo. Il problema è di tutt’altro tipo e riguarda la perduta identità di un partito e, se esiste ancora, di una coalizione .Nelle città la geografia politica dei quartieri ha sentenziato che dove c’è malessere, lì il Pd scompare o è evanescente, nei quartieri periferici, nelle zone ex operaie di Torino e se Sala, a Milano, non avesse avuto l’accortezza di intestarsi a pieno titolo l’eredità di Pisapia, anche lì la batosta sarebbe stata clamorosa. Tutto questo perché il premier e segretario dell’ancora maggior partito italiano ha pensato che togliersi , anche in maniera eclatante, un po’ di condizionamenti alla sinistra del suo partito gli avrebbe permesso di recuperare consensi verso l’elettorato di centro, che è il vero mercato di riferimento dell’impresa politica renziana. Il problema è che l’elettorato di centro da tempo non ha più riferimenti e non si identifica certo nei vari Casini, o Alfano, o Verdini, o Cesa o quanti altri più ne metti che sempre il 3 per cento fanno. Quindi non da accordi di vertice può venire quel partito della nazione ma da un racconto nuovo che declina verso la normalità della politica, fatta di regole, di principii, di cose da fare, di sistema da moralizzare, e di consensi giovanili da conquistare. Oggi ci sono tre forze in campo: l’una di destra estrema, la seconda di protesta estrema, la terza in via di assumere l’estrema unzione per un caso scientificamente eclatante di invecchiamento precoce. Secondo me urge un congresso straordinario per discutere di quale partito si deve parlare. L’ulivo era una formula magica che consentiva di accrescere rami diversi con molti o pochi frutti, ma tutti contribuenti di una stessa pianta. Il partito unico, così come lo si vuole progettare, rischia di essere una pianta carnivora che divora tutto quello che le si avvicina per sopravvivere senza crescere .Si torni a progettare una coalizione di eguali, tutti uniti intorno all’idea di un partito della crescita solidale, nel quale la vitalità di un Premier giovane e determinato , intenzionato a rimettere in moto un Paese che non può restare ai confini dell’Europa produttiva, sia supportato da una struttura affidata,regione per regione, non a podestà mandati da Roma ma a segretari eletti con le primarie. Questo solo per cominciare a giocare dal verso giusto di una legittimità che arriva dal basso.
PD, COL COMMISSARIO AL SUD NON SI RISOLVE NIENTE
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