BY ROCCO ROSA
Purtroppo il copione della riunione della direzione del Pd di venerdì prossimo sembra già scritto da uno sceneggiatore stanco e svogliato: una minoranza che va all’attacco pretendendo che si sdoppi la figura tra premier e segretario e un segretario che minaccia il lanciafiamme del rinnovamento e che rimanda il tutto ad un congresso dopo il referendum. Tutto dejà vù, una replica del vecchio film di una Democrazia Cristiana in confusione senile e dove i vari capi e capetti su una seggia a rotelle se le davano di santa ragione. Il partito non si salva aprendo solo alla minoranza: può essere una precondizione per una strada che bisognerebbe percorrere insieme, ma il problema è che non si conosce la strada che si vuol fare. Renzi aveva una idea in testa ed era quella di svuotare l’elettorato di Berlusconi , di parlare al corpo moderato del Paese quando questo godeva di buona salute e aspettava un leader giovane, aitante e vigoroso che raddrizzasse la barca riposizionando l’Italia tra gli Stati che tirano l’Europa. E il corpo del Paese ha accettato il jobs act senza fiatare perché stanco di quella ritualità fra Governo e sindacati che non faceva fare un passo avanti a nessuno; ha apprezzato l’elezione di Mattarella come simbolo di pulizia morale e di equilibrio, ha digerito una soppressione delle Province che ha introdotto confusione e problemi risparmiando solo il costo del gettone politico. Un grande movimento, una frizzante eloquenza ma troppo poco per passare il fiume ed approdare al partito della Nazione. Con la conseguenza che lo scenario è mutato e che la situazione politica si è radicalizzata: i giovani e la protesta da una parte, la destra che si interroga se non è il caso di diventare un po’ più estrema per sistemarsi meglio nel panorama italiano, e una sinistra che si trova un vestito addosso scolorito, sdrucito, vecchio. Probabilmente oggi la paura da fine del mondo se non passa il referendum è l’ultima arma che il Premier si vuole giocare. Ma rischia di diventare anch’essa una pistola ad acqua se in questi quattro mesi non fa cose nuove e straordinarie che possano riannodare la fiducia con l’elettorato di riferimento: l’immediata approvazione delle legge sui partiti, con modifiche che vadano nel senso di garantire la democrazia rappresentativa ( la legge così comìè è un guscio vuoto); una apertura sulla legge elettorale che reintroduca l’idea di forze omogenee che si mettono insieme pur agendo separatamente nella copertura di spazi tematici o nella rappresentazioni di valori o di istanze, e sopratutto un segnale sulla lotta corruzione senza se e senza ma. C’è da definire il volto del partito, oggi percepito solo come un luogo dove si lotta chi per il potere, chi per la sopravvivenza ai margini del potere. Se Renzi capisce tutto questo, la sua risolutezza può far bene , dando un nuovo punto di riferimento ad un Paese che più giù di corda non potrebbe essere.Altrimenti , sarà un film in cui ti puoi aspettare di tutto.