PER UNA AGENZIA DI SVILUPPO TERRITORIALE

0

RICCARDO ACHILLI

 

 

Le esperienze migliori di sviluppo regionale in territori in condizioni di ritardo o di ristrutturazione del proprio apparato produttivo provengono da agenzie pubbliche autonome, con un proprio budget e la possibilità di fare scelte di investimento strategiche senza condizionamenti politici particolari, dotate di competenze sia in materia di politiche industriali e attrazione di investimenti esterni, sia di urbanistica e pianificazione territoriale (sottratte, ovviamente, alla panoplia di Amministrazioni pubbliche che, spesso in conflitto l’una con l’altra, detengono tali poteri). Si pensi, ad esempio, ai casi di DATAR francese (oggi denominata DIACT e, purtroppo, relativamente depotenziata), che sosteneva tecnicamente la pianificazione e, a valle, applicava operativamente decisioni di pianificazione territoriale accentrate presso un unico Ministero, mettendo a disposizione dei Prefetti nelle diverse Regioni e dei Ministeri con competenze sullo sviluppo locale le sue capacità operative, all’interno di una strategia unitaria nazionale. Tale agenzia, infatti, come evidenzia la normativa che l’ha creata, “prepara gli orientamenti e mette in pratica la politica nazionale di sviluppo del territorio, accompagnandone le mutazioni economiche tramite una politica proattiva di sostegno alla competitività”.

Una esperienza diversa ed altrettanto interessante è stata quella della Welsh Development Agency che, dagli anni Settanta, ha accompagnato la riconversione economica del Galles, colpito dalla crisi dell’industria carbonifera tradizionale, facendone una delle aree di punta dell’industria elettronica ed informatica britannica. La WDA aveva anche competenze urbanistiche e di finanziamento di progetti infrastrutturali funzionali allo sviluppo produttivo, evidentemente sottratte ad altre Amministrazioni pubbliche, ed accentrate presso un unico punto di pianificazione ed esecuzione. Il suo grande vantaggio era quello di possedere uffici decentrati nelle principali piazze finanziarie ed economiche internazionali, dai quali effettuare attività di promozione per l’attrazione di investimenti nel Galles.

In Italia, tali esperienze non si sono mai verificate nello stesso modo e con analoga intensità, se non per iniziative localistiche, quindi limitate a determinati territori, e sporadiche. Una esperienza interessante in tal senso, fra la fine degli anni Novanta ed i primi anni Duemila, fu quella della Spil (Società Porto Industriale Livorno), una partecipata del Comune di Livorno che, possedendo aree a destinazione produttiva di proprietà ed adeguati finanziamenti, poté attuare alcuni limitati interventi di reindustrializzazione in autonomia, gestendo sia la fase di attrazione di investimenti, che quella di “aménagement” dell’area, in termini di infrastrutture e servizi, per renderla appetibile all’investitore. Aveva, insomma, quel requisito di autonomia e quelle competenze trasversali per poter costruire pacchetti localizzativi.

Invitalia (ex Sviluppo Italia) non ha potuto mai gestire in autonomia l’intera fase di costruzione dei pacchetti localizzativi, dalla pianificazione e studio del territorio e delle sue vocazioni settoriali di sviluppo, alla possibilità di realizzare le infrastrutture ed i servizi reali di supporto alle imprese da attrarre, fino alla promozione del pacchetto localizzativo. Rimasta impastoiata nella tipica frammentazioni di poteri e competenze della nostra Amministrazione pubblica, non ha mai potuto promuovere quel coordinamento necessario per risultare “punto unico” di progettazione ed attuazione di interventi di sviluppo territoriale che è la base del successo di altre esperienze.

Né l’idea di convertire la CDDPP in Banca pubblica di investimento a supporto delle PMI, seguendo il modello tedesco della Kfw, risponde esattamente a questo requisito, pur essendo un’idea di grande utilità. Occorrerebbe ripensare il modello, costruendo un’Agenzia nazionale per il Mezzogiorno, dotata delle necessarie competenze in materia di pianificazione territoriale, urbanistica, progettazione e finanziamento di infrastrutture produttive, promozione all’estero (non usando, come si pensò di fare, la rete consolare, poco propensa ad ingaggiarsi su tematiche economiche, ma proprie strutture dedicate) e di un budget proprio, ottenuto mettendo insieme le risorse degli Assi riferiti alle attività produttive dei diversi POR regionali, che utilizzi la rete dei Consorzi Industriali come  strutture operative per gestire la fase insediativa vera e propria degli investitori attratti sul nostro territorio.

Un simile disegno, ovviamente, richiederebbe molto coraggio, perché comporterebbe un arretramento, in termini di competenze, risorse finanziarie e quindi potere reale sul territorio, da parte di Ministeri, Regioni, Comuni e Città Metropolitane. Niente di scontato, dunque, ma senza coraggio si replicano modelli stanchi e perdenti.

 

Share.

Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


Lascia un Commento