PERCHE’ SANREMO E’ SANREMO!

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PATRIZIA BARRESE

Il countdown procede, pochi giorni mancano alla 73esima Edizione di Sanremo, uno dei più importanti e longevi festival musicali che, a partire dal 1951, conferisce il riconoscimento più prestigioso per i musicisti e gli interpreti italiani di musica leggera. Dal Teatro Ariston assisteremo alla nascita sul sipario di nuovi miti della canzone italiana pronti a lanciare inni generazionali che faranno storia. Esordienti o cantanti, si avvicenderanno, ciascuno sbandierando alla nazione vicissitudini personali apprezzate o contestate, i cui ascolti daranno conferma di quanto il fenomeno sanremese sia trampolino, di lancio e opportunità, per crescere in fama. 

La vera anima di Sanremo è pronta dietro le quinte con musica e canzoni di qualità, il tutto accompagnato da share di polemica crescente e propaganda pubblicitaria a 360°. Tutti pronti per assistere alla manifestazione canora della spettacolarità di brani dai contenuti innovativi che richiamano all’ambiguità dei nostri tempi, a brani ricchi di emozioni e di immagini quotidiane, con indici di gradimento che, dall’esordio di Amadeus in qualità di Direttore Artistico, non invoglia allo zapping televisivo, tantomeno a sbadigli da noia perché, la 73esima edizione del Festival di Sanremo, si appresta a confermare la sua innegabile vittoria sul palinsesto televisivo e a non far mancare momenti memorabili che attingono alle più svariate tematiche…politica compresa. 

Rosa Chemical, tra i 28 cantanti in gara, graffitaro, modello e trapper, porterà in scena uno dei suoi brani che ama definire “politicamente scorretti” nei cui versi si legge  “ sono perverso e non mi giudichi, non sono cristiano, tu vuo’ fa l’americano, io voglio morire da italiano”. Da qui, l’indignazione della deputata Maddalena Morgante di FdI perché proporre sesso, amore poligamo, porno e la rivoluzione gender fluid dinanzi ad una platea di adulti e bambini risulta inopportuno. Il connubio tra politica e Sanremo è sensazionale e lo show è garantito! Canzoni e musica, incarnano cultura e ideologie, tematiche sociali e politiche si scorgono nelle strofe talvolta con sembianze celate, in altre manifestate senza remore né inganni. Muta il genere musicale e “la cabina elettorale”, ma inni anarchici o canzoni spaccacuore, fungono da nastri trasportatori nella sensibilità popolare e entrambi favoriscono il condizionamento subliminare delle menti. Ma la politica, solitamente allettante per pulcinellate prive di manganelli, salirà questa volta sul palco con mimica studiata, grande controllo e qualche linea di fragilità, esibendo come fosse un trofeo il fardello della dignità umana che giace, magari proponendo un motivetto, a ricordo di vite spezzate e di altre che si consumano in battaglia. Sanremo si appresta a diventare il nuovo evento di politica “internazionale” in diretta TV, e se i fiori rimangono in sordina, chi sarà manifesto a sommare odience alla sua già crescente popolarità è il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky con il suo messaggio di pace che andrà in onda a chiusura della manifestazione canora. 

Forse anche per quest’ultimo la kermesse sarà un trampolino di lancio in cui padroneggiare le proprie posizioni politiche reinterpretate in chiave musicale, magari cantando le problematiche vigenti con un motivetto in cui problemi etici, politici, geografici, geologici, più che essere intesi nel reale drammatico significato risulteranno particolarmente suggestivi? Politica e canzone, il doppio lato di un’unica medaglia con affinità d’intenti: l’immagine in primis, a seguito divertire o sconcertare, sfoderando qualità di promozione che solo lo spettacolo televisivo può conferire, l’importante è saperle cantare di santa ragione perché il fine giustifica i mezzi!  Festival della canzone o campo di battaglia che si dovrebbe combattere solamente a colpi di spartiti, Sanremo come una gigantografia pubblicitaria offre visibilità anche quando non   consentito e laddove i leader dovrebbero tacere dinanzi alle proprie stragi umane, spogliandosi dagli abiti dell’anchorman televisivo e impietosendo le opinioni con outfit da guerriglia, questi dovrebbero piuttosto fungere da complemento d’arredo e non avere il dono dell’ubiquità in questa o altre trasmissioni in prima o seconda serata. Tuttavia gli uomini passano ma non le canzoni, altri attori scenderanno in campo nel tempio sanremese, ma se nella canzone contestazioni e polemiche vengono scalzate da strofe indelebili nella mente, il periodo prossimo venturo presenterà politicanti-menestrelli che presenteranno il proprio repertorio auspichiamo mai più con parole riguardo a ”strade martoriate, ospedali occupati da feriti e strade minate”, dapprima suscitando emozioni per la trasparenza dei contenuti, per lasciare spazio a frasi dagli effetti collaterali indigesti perché Sanremo è Sanremo ma la politica non è un inno strimpellato da tramandare nella storia. 

Tutte le guerre sono orribili e abbiamo il dovere di non dimenticarlo, ma battersi per salvare la libertà del proprio popolo da una pesantissima aggressione richiede il coraggio del leone, ma non il “Leone di Sanremo”, richiede partecipazione in prima persona nè con video, spot e videomessaggi da bunker anonimi sfoderando abilità comunicative del “talento passato”. Ma chissà, forse il Presidente Zelensky, in qualità di grande motivatore, con immedesimazione e performance canora porterà al mondo la speranza nel ricordo di “Generale” di Francesco De Gregori:

Generale, dietro la collina, ci sta la notte buia e assassina, …che la guerra è bella anche se fa male, torneremo ancora a cantare. Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c’è più nessuno…tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore”. 

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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