PERCORSI D’ARTE SACRA: CASTELLUCCIO NF.

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

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CASTELLUCCIO INF.

 

Con Castelluccio Superiore formò terra unica fino al XVI secolo. La distinzione sotto il nome di Castello Superiore e Castello Inferiore si trova la prima volta nella numerazione del 1648 (Giustin. Diz. Geog. Ad. v.), ma la separazione perfetta dell’un paese dall’altro fu compiuta nel 1813.

È menzionato in un documento del 1275-1276 tra possedimenti di Lauria. Feudo dei Sanseverino fino al XVI secolo, passò poi ai Palmieri, ai Ciciniello e ai Pescara di Diano che lo dominarono fino al 1806 quando la legislazione napoleonica decretò la fine della feudalità.

La tipologia edilizia dominante è la casa a schiera, mentre negli edifici del centro storico frequentemente si trovano loggiati ad arcate.

Il Municipio, dopo il terremoto del 1998, è ubicato (fig. 1) nel complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie (popolarmente detto di Sant’Antonio).  Il convento (1573) poco conserva della struttura originaria. Solo il chiostro e il refettorio (ora sala consiliare) conservano l’aspetto primitivo.

Le pareti del chiostro sono abbellite da una serie di disegni di Mario Codagnola, il magistrato-pittore, d’origine castelluccese. Nella stanza del sindaco ci sono tele ad olio di Nicola Pagano.

2 ULTIMA CENA

Nella sala consiliare si trova un meraviglioso affresco (fig. 2) dell’Ultima Cena, probabilmente d’autore locale. Sotto le figure degli apostoli, tra le varie decorazioni, si leggono due date: 2 settembre 1655 e 6 settembre 1666. Restaurato, nel 1998 a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici di Basilicata, ha riacquistato i colori originali.

3 SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie (fig. 3), adiacente al convento, è ora in restauro per i danni subiti durante il terremoto del 1998. Edificata nel 1573, ingrandita e abbellita nel XVII secolo, è a navata unica. Si entra da un angiporto chiuso da cancello. Il cinquecentesco portone è tipico delle chiese conventuali.

4) INTERNO SANTA MARIA DELLE GRAZIE

L’interno, riccamente decorato da stucchi barocchi, (fig. 4) ha pareti modulate a nicchie alternate a lesene con dieci altari, cinque per lato. Ben presto ritorneranno al loro posto, sul lato sinistro, (fig. 5) la secentesca statua lignea della Madonna delle Grazie e la tela dipinta ad olio della Madonna degli Angeli, temporaneamente in deposito presso la Soprintendenza ai Beni Artistici di Matera.

5) MADONNA DELLE GRAZIE

Sul lato destro riprenderà il suo posto la tela della Madonna del Rosario realizzata da Filippo Sanvitale di Maratea e datata 1612. Tra i santi, ai lati della Madonna, è dipinto un volto di donna, la probabile committente. Sulla volta del coro c’è un grande affresco che illustra la Natività di Maria.

Appartengono a questa chiesa una tela raffigurante l’Annunciazione del XIX secolo, un Crocifisso ligneo del Cinquecento, un’acquasantiera di marmo scolpito, le sculture lignee di:

6 SANTO FRANCESCANO

Santa Maria delle Grazie della seconda metà del Cinquecento di scuola napoletana, (che era posta in una nicchia nell’abside), Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio Abate e S. Francesco d’Assisi (tutte e tre del Settecento) e quattro tele del sec. XVIII, raffiguranti S. Francesco di Paola, la Circoncisione, la Glorificazione di un santo martire gesuita e (fig. 6) un Santo francescano.

 


7 S. NICOLA DA MIRA.j

Una visita merita (fig. 7) la Chiesa Madre di San Nicola di Mira, ora in restauro, perché terremotata. È la più antica del paese e risale alla metà del XIII secolo. Nel Cinquecento fu ingrandita, acquisendo l’attuale assetto a croce latina e a due navate. Nella seconda metà del Seicento e nel primo trentennio del Settecento fu decorata con ricchi stucchi barocchi da artisti napoletani. Il presbiterio fu delimitato da una balaustra scolpita, in marmo cotognino di una cava locale, nel 1787. L’altare maggiore in marmi policromi a tarsia è datato 1765, mentre il paliotto è della seconda metà dell’Ottocento.


8 S, NICOLA

Sugli altari, nel coro e nel cappellone del SS. Salvatore ritroveranno posto le sculture lignee, tra cui (fig. 8) S. Nicola e un grande Crocifisso e le tele ad olio del Seicento e del Settecento tra cui l’Ultima Cena e (fig. 9) la Madonna del Rosario (1597) di Filippo Vitale.


9 MADONNA DEL ROSARIO

In quest’opera le immagini conservano qualcosa di languido; il colore caldo è avvolto in un chiaroscuro pastoso, mentre i volti e gli atteggiamenti risentono di un patetismo sentimentale. Interessante è la cantoria, della seconda metà del Settecento (fig. 10) con dipinti su tavola, realizzati in morbidi toni di colore che trasmettono alle immagini un senso di musicalità, di sottile languore, d’eleganza rarefatta ed interiorizzata.

10 CANTORIA

L’organo e il pulpito (fig. 11) sono in legno intagliato e dipinto nella seconda metà del Settecento, mentre il fonte battesimale del Cinquecento, in pietra calcarea, mostra alla base un leoncino stiloforo.

11 PULPITO

Abbelliscono la navata centrale gli affreschi, tra cui la Fuga in Egitto , realizzati da Angelo Galdieri da Mormanno dal 1731 al 1735. In queste opere si nota l’agilità del segno, la luminosità del colore e gli squillanti contrasti cromatici e chiaroscurali sempre vigorosamente accentuati.

All’incrocio fra Via Sante Roberti e Via Roma c’è (fig. 12) la Chiesa dell’Annunziata, edificata alla fine del XVII secolo e chiusa al culto per restauro. L’interno a navata unica, di forma rettangolare, contiene quattro altari per lato.

Appartengono alla chiesa un Crocifisso di legno scolpito e una statua lignea di S. Lucia, opera quest’ultima di bottega napoletana del XVIII secolo.

La cantoria, con motivi decorativi, è fornita (fig. 13) di un organo riccamente intagliato e dipinto a vivaci colori nel 1797. Gli sportelli di chiusura dell’organo sono formati da quattro tele, sulle quali sono raffigurate l’Annunciazione, (dipinta due volte) l’Angelo Custode e San Michele Arcangelo che sconfigge il male.

Completano l’arredo della chiesa un coro di legno intagliato datato 1853 e due tele della prima metà del Settecento, di scuola napoletana.

14 MADONNA CON BAMBINO

Esse raffigurano la Madonna di Costantinopoli col Bambino e due angeli alati che spengono una città in fiamme e (fig. 14) una Madonna con Bambino, Sant’Anna, due santi certosini, San Biagio e Santa Caterina d’Alessandria, i due santi martiri dipinti ai piedi della Vergine cui Gesù porge la palma del martirio. Quest’opera è ascrivibile ad un artista che va identificato nello stretto ambito solimenesco.

Poco distante dal centro abitato, nella contrada omonima, si trova il Santuario di Santa Maria della Neve, edificata nel 1727. L’interno della chiesa è a navata unica, con grande volta a botte lunettata, con tre altari decorati a stucco su cui sono poste tele del Settecento:

TOBIOLO E L’ANGELO

l’Annunciazione, Tobiolo e l’angelo (fig. 15) e la Madonna col Bambino. All’ingresso è la cantoria (1794) in legno dipinto. L’altare maggiore con l’affresco databile nella prima metà del Cinquecento, forse apparteneva alla chiesa che, in epoca remota, era posta in contrada più lontana dal paese.

Per le vie del centro storico si notano palazzi gentilizi con portali in pietra locale. Da notare il Palazzo Pescara Di Diano, ex Palazzo Marchesale, costruito nella seconda metà del Cinquecento su un quattrocentesco palazzo dei Sanseverino. L’edificio a pianta quadrangolare, con corte e loggiati possiede un ricco apparato decorativo con stucchi barocchi e pareti dipinte, nel fine Seicento, ad affresco da artisti napoletani.

STORIE VECCHIO TESTAMENTO

Interessante è la volta della Galleria affrescata con episodi del Vecchio Testamento, tra cui (fig. 17) l’Incontro di Rachele e Giacobbe e  il Sogno di Giacobbe. L’intero complesso, dichiarato monumento nazionale, è attualmente adibito ad abitazioni private.

 

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
  • Soprintendenza per i Beni artistici e storici della Basilicata, Restauri in Basilicata, Matera, La Tipografica, 1998.
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Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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