IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE
Castelsaraceno
Fu costruita al tempo e per opera dei Saraceni nei pressi dell’antica Planula o d’altra città ignota, della quale si trovano (fig. 1) alcuni resti ad una certa distanza dall’abitato.

RESTI DELL’ANTICA CITTÀ
Fu antico possesso del monastero di Sant’Angelo Raparo, poi feudo dei Sanseverino. In seguito appartenne ai De Marino, ai De Ruggieri, ai D’Amato, ai Rovito, ai Greco di Maratea, ai Lepore di Molfetta, ai Picinni Leopardi, di Castelsaraceno.
Il centro storico si presenta disabitato, ma caratteristico per le linee architettoniche delle case, per i vicoli e (fig. 3) per le lunghe scalinate, dove è stata rifatta un’adeguata pavimentazione.
Al centro del paese si trova (fig. 4) la Chiesa dello Spirito Santo che risale al 1542, quando era duca di Castelsaraceno Ugo Sanseverino. L’originaria costruzione è stata molto rimaneggiata nel corso dei secoli a causa dei terremoti.

SPIRITO SANTO
Con gli ultimi lavori di ristrutturazione, dopo il terremoto del 1980, c’è stato il rifacimento della canonica, della cupola emisferica e anche l’interno ha cambiato aspetto.
Durante l’esecuzione dei lavori nel portale in pietra è stata scoperto la seguente iscrizione: 24 sept. Soli Deo honor.
I capitelli, che originariamente erano d’ordine ionico, sono stati sostituiti con quelli corinzi, in travertino classico anticato. Le finestre della facciata centrale sono state decorate con vetrate che rappresentano la Pentecoste e la Resurrezione. Le pareti sono in unica tinta e il pavimento in travertino.
La chiesa custodisce a destra le tele dipinte ad olio nel Settecento: (fig. 5) Salvator mundi, in cui si nota un rapporto linea-colore come principio base del discorso pittorico, San Simeone apostolo, che trasmette suggestioni per la semplicità delle linee e per la modulazione dei colori. Del Cinquecento è la tela (fig. 7) dell’Annunciazione, attribuita a Filippo Criscuolo, in cui si nota un colore denso e profondo, che fa massa, che assorbe in sé il chiaroscuro, quasi cancellando i contorni.

ANNUNCIAZIONE
L’altare maggiore (sec. XVIII) è di marmo policromo intarsiato con due angeli (fig. 8). Sospeso nell’abside (fig. 9) c’è un Crocifisso ligneo del Settecento. L’artista vela i colori della pelle per suggerire brevi distanze di piani, sfrutta la trasparenza del perizoma per formare fragili involucri luminosi: più che una forma umana idealizzata, il Cristo è una trama spaziale che si configura come una forma umana.

ALTARE MAGGIORE
Il gioiello della chiesa è il trittico (fig. 10) composto da: l’Eterno Padre, Sant’Antonio, San Leonardo, realizzato da Ippolito Borghese (?) nella prima metà del Seicento. Il pittore sembra essersi proposto di trasporre non solo la narrazione, ma la raffinata scelta lineare coloristica. Si tratta di una pittura colta, capace di combinare sapientemente esperienze culturali diverse, rivolta a popolarizzare i suoi contenuti e a stimolare la fantasia e il sentimento dei fedeli.

TRITTICO
A sinistra si trova la tela ad olio Madonna col Bambino del 1736.
Di notevole interesse è il fonte battesimale, elaborato con la pietra dell’Alpi, da scalpellino locale.

FONTE BATTESIMALE
Fanno parte dell’arredo della chiesa due lampadari, provenienti dalla Certosa di Padula.
In sacrestia ci sono un Crocifisso ligneo e (fig. 13) una tela dipinta ad olio raffigurante la Madonna con Bambino, San Lorenzo e Sant’Antonio (?) del sec. XVIII.

MADONNA CON BAMBINO
Nella piazza del Municipio, è ubicato (fig. 14) il palazzo baronale del XV secolo, con portale e stemma, finemente lavorati in pietra locale, opere d’artigianato locale. Ora l’edificio è adibito ad abitazione privata.
Una visita merita la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, risalente al XVI secolo, ora dedicata a San Rocco. Anticamente fu la cappella del convento francescano.

Bibliografia
- Giacomo Racioppi, Storia della Lucania della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
- Lorenzo Predone, La Basilicata, Bari, Dedalo Litostampa, 1964.
- Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.

