PETROLIO E POLEMICHE

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RICCARDO ACHILLI, ECONOMISTA

Sull’accordo recentemente chiuso con Total da parte della Regione Basilicata si registra una ridda di polemiche, fisiologiche dentro il dibattito politico. Il centrosinistra ha preso il testo dell’accordo fra Regione e Total ed ha fatto un serie di rilievi, per alcuni versi anche corretti: La royalty corrisposta per barile coincide, di fatto, con l’aggiornamento del costo unitario del greggio rispetto al 2006, senza nessun reale incremento significativo del valore dell’estratto. La quota di gas estratto riconosciuta alla Regione è ora limitata dal tetto dei 1.200 milioni di metri cubi, mentre nel 2006 era illimitata (ma va detto che la previsione di estrazione al 2006 era di 740 milioni di metri cubi, per cui il tetto rappresenta un valore comunque molto alto rispetto alle stime). Come è vero che non c’è una parola sul pagamento dei crediti vantati dalle PMI dell’indotto, il che dà la fastidiosa impressione che esse siano state usate come merce di scambio nelle trattative con la compagnia. Ed è altrettanto vero che sullo spinosissimo tema del decommissioning degli impianti a fine sfruttamento non viene detto niente, il che rischia di innescare una bomba nucleare ambientale ad orologeria per il territorio.
La sensazione, però, è che, come al solito, non si vada al cuore del tema, e si giri intorno ai dettagli, di natura finanziaria (tra l’altro, l’accordo con Total, buono o cattivo, è sicuramente finanziariamente più ricco di quelli mediamente stipulati dal centrosinistra nel passato) o di altro tipo (magari la regione potesse disporre di 1.200 milioni di metri cubi di gas, con un quantitativo simile potrebbe fare una efficace politica di attrazione energetica di imprese esterne nelle sue aree industriali). Il tema vero, il tema dei temi, è che la
Regione non ha e non ha mai avuto una strategia di utilizzo delle risorse petrolifere per trasformarle in un volano di sviluppo e per sterilizzarne gli effetti ambientali negativi. Questo è il punto, perché oggi, esattamente come ieri, nessuno sembra manifestare una idea precisa di come generare ricchezza con la materia prima del sottosuolo, finendo quindi per affidarsi ad un ipotetico buon cuore delle compagnie o ad
iniziative di distribuzione a pioggia delle risorse su micro-progetti (peggio ancora, utilizzandole per sostenere la spesa corrente) che non generano valore aggiunto, che non prevengono la distruzione del territorio, l’inquinamento delle falde acquifere, la demolizione di valori ambientali che, se fossero tutelati come meritano, potrebbero generare occupazione di qualità e maggior benessere.
Al netto della UIL, che da sempre propugna un modello di capitalizzazione e valorizzazione futura delle risorse petrolifere tramite un Fondo alla norvegese, qualcun altro ha detto come potrebbero essere spesi i 25 milioni che Total erogherà per il cofinanziamento al 50% di bandi regionali? Su quali settori tali risorse potrebbero essere fatte confluire, congiuntamente con gli 80 centesimi a barile di royalty? Su quali priorità? Per quale idea-forza dello sviluppo della regione? Con quali strumenti di governance delle politiche? Qualcuno ha specificato come potrebbero essere utilizzati i 25 milioni di euro a quinquennio per progetti di sviluppo sostenibile? (Magari potrebbero essere usati proprio per il decommissioning). Qualcuno ha specificato come potrà essere gestita la rete di monitoraggio ambientale che si dovrebbe realizzare con i 3 milioni di investimento, più gli 1,5 milioni annui di gestione? Chi la gestirà? Il gestore darà le necessarie garanzie di indipendenza? Saranno fissati dei valori-soglia oltre i quali l’azienda sarà obbligata ad agire per compensare i danni ambientali?
Esattamente come per tutti gli altri accordi petroliferi del passato, ci si ferma ad analizzare, ed a litigare, sul vil denaro, sugli aspetti economici e produttivi, senza esprimere un piano industriale ed ambientale che metta il territorio in condizione di beneficiare delle ricadute dell’attività estrattiva, neutralizzandone i pericoli. Tutto, come sempre, viene demandato al solito tavolo di concertazione fra Regione, azienda, parti sociali ed enti locali, che, perlomeno stando alle esperienze passate, difficilmente riuscirà a produrre una progettualità di alto profilo, perché poi, dopo che, in maniera del tutto legittima i singoli interessi di parte saranno stati espressi, il soggetto con la capacità e la legittimazione politica per portare tali interessi a sintesi, costruendo una programmazione dello sviluppo, ovvero la Regione, potrebbe avere le difficoltà di sempre, accentuate dalla crescente carenza di professionalità, per via di una pianta organica indebolita, nel
corso degli ultimi anni, dal mancato ricambio interno. Il rischio è quello che la concertazione vada ad esaurirsi nella difficoltà della politica nell’adempiere al suo compito di costruzione di una visione del futuro del territorio, facendo leva sulle opportunità, piccole o grandi, sufficienti o insufficienti, fornite da  Questo accordo. Ed è su questa difficoltà della politica regionale, su questa e non su altro, che occorrerebbe puntare le critiche e chiedere un colpo d’ala e, possibilmente, un superamento degli steccati di parte nel nome di un bene comune. Anche appoggiandosi su expertise programmatiche esterne, o andando

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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