by ROCCO ROSA
Giovanni Petrosillo espone, nell’articolo a fianco, con la sua solita franchezza la tesi secondo cui del petrolio non possiamo fare a meno e che la Basilicata, giocando la sua partita fino in fondo, non ha che da guadagnarci in termini di sviluppo e miglioramento della qualità della vita. Lui , Petrosillo, non fa mancare dati oggettivi a supporto della sua tesi, spiegando pure che siamo seduti su un mare di petrolio che dovrebbe assicurare un futuro stabile alle nuove generazioni. Per decenni ancora la scelta tra energia da fossili e energia rinnovabile non si pone perché queste ultime contribuiscono con cifre irrisorie al soddisfacimento di consumo energetico. Questo discorso che, sul piano teorico non fa una grinza, ha il suo lato debole nell’analisi di quello che è successo sinora, e cioè che di vantaggi non ne abbiamo visti e di danni ne abbiamo avuto molti. E sì che abbiamo trattato con le compagnie nel momento in cui vi erano le migliori condizioni a) per il prezzo alto del barile sui mercati mondiali b) per un sostanziale avallo del potere centrale rispetto alle posizione della regione che aveva imposto , per la prima volta, le compensazioni ai danni ambientali ed economici. Sono poi capitate due cose : la prima, che mentre le compagnie davano da un lato, lo Stato sottraeva dall’altro facendo diventare parte delle royalties sostitutive e non aggiuntive dei trasferimenti statali e , la seconda, che la classe dirigente dell’epoca ha preteso un accordo risarcitorio prevalentemente monetario, evitando di incalzare le compagnie ed il Governo su un Patto di sviluppo per una regione energetica: cioè tutto quello che doveva alzare l’occupazione e fermare i cervelli sul territorio attraverso processi di innovazione, indotto, start up di filiera, alta formazione nel campo impiantistico e chimico. Risultato che lo Stato anziché porsi come terzo azionista di un progetto generale ha fatto da arbitro al rapporto fra due interlocutori: Regione e compagnie petrolifere, la prima in posizione di debolezza rispetto alle seconde, che dietro di loro portavano gli interessi legittimi e meno di interi Paesi. E’ andata come andata, dove qualcuno ci ha guadagnato e tutti gli altri ci hanno perso. Tornare indietro non si può ma neanche si può andare avanti nello stesso identico modo, nella direzione tracciata. Ha detto in altra circostanza che questo Referendum è il più colossale imbroglio mediatico che ci sia: ci chiamano a dire se gli impianti in mare esistenti entro le dodici miglia, debbono rimanere aperti fino alla fine della risorsa o fino alla fine della concessione. Cioè ci fanno discutere sulla pagliuzza al posto della trave di ferro attorcigliata che si chiama trivella. Se vado a votare ( e ci vado) è solo per dire che chi pensa che la questione possa essere ancora discussa tra due o tre persone come è successo nel passato si sbaglia di grosso. Dopo che sono uscite tutte queste miserie, il popolo lucano vuole giocare a carte scoperte, pretendendo,insieme alla verità su tutto quello che è successo, un nuovo protocollo di comportamenti , di regole, di impegni economici, infrastrutturali, che diano il segno dell’inizio del vero risarcimento cui abbiamo diritto, dopo venti anni di malagestio, nei quali si sono confusi i ruoli, si sono scontrati gli interessi e si sono ricomposte alleanze che avevano il solo scopo di guadagnare e speculare a danno dei cittadini e delle attività economiche preesistenti. Oggi le cose si sanno e le persone non sono le stesse. Prima di parlare di quello che la Basilicata deve dare al paese, affrontiamo il tema di quello che lo Stato non ha dato alla Basilicata. Ecco, se Renzi decide di venire in Basilicata, ci porti una bel disegno di legge confezionata ad hoc in cui spiega ai lucani che cosa significa essere cittadini di una regione che è chiamata a fare il bene del Paese. Più Regione speciale di così!