“PETROLIO RICCHEZZA O POVERTA’? PER ORA SOLO….”

0

MARIA CRISTI SANSONE

MARIA CRISTI SANSONE Petrolio Ricchezza Poverta

Fiumi di parole, sostenitori e detrattori della risorsa petrolio… Ma cosa sappiamo veramente noi lucani in relazione al tema idrocarburi? Siamo consapevolmente e sufficientemente informati? Non oso rispondere, ognuno si ponga l’interrogativo e ne tragga le conseguenze…

Intanto un contributo alla consapevolezza e coscienza critica, anche alla luce della recente sentenza del Consiglio di Stato che ha approvato il ricorso della società texana Aleanna contro il blocco dell’attività esplorativa e che minaccia di mettere in crisi il futuro dell’intero territorio del Vulture. A Trento dal 2 al 5 giugno 2016 si è svolto il Festival dell’Economia “I Luoghi della Crescita”, si è discusso anche di petrolio in Basilicata perché si è trattato il tema ”Lo stato parallelo. La prima inchiesta sull’ENI tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre. Da Mattei a Renzi” e previsto come incontro con l’autore.

Petrolio ricchezza? Indubbiamente il giacimento di idrocarburi più esteso in terraferma dell’intero continente europeo è una ricchezza almeno sulla carta… Ricchezza sicura per le compagnie petrolifere che da almeno trent’anni hanno iniziato ad effettuare esplorazione prima e coltivazione poi dei giacimenti di idrocarburi presenti in regione, negli anni sessanta del secolo scorso l’impulso all’approvvigionamento energetico era rivolto soprattutto al gas naturale presente in Val Basento.

Ricchezza culturale… molte delle conoscenze geologiche dell’Appennino meridionale, soprattutto della struttura profonda, sono conseguenza dell’esplorazione petrolifera grazie alle numerose pubblicazioni scientifiche prodotte.

Ricchezza per i lucani? In parte. Sono venti le concessioni di coltivazione degli idrocarburi (olio e gas) nella nostra regione: CALCIANO (1 pozzo produttivo non erogante), CANDELA ( 30 pozzi in produzione e 51 pozzi produttivi non eroganti), COLABELLA (concessione non produttiva), FONTE SAN DAMIANO (1 pozzi produttivo non eroganti), GARAGUSO (3 pozzi in produzione e 2 pozzi produttivi non eroganti), GORGOGLIONE (5 pozzi produttivi non eroganti), IL SALICE (1 pozzo non produttivo e 1 pozzi produttivo non erogante), MASSERIA MONACO (3 pozzi produttivi non eroganti), MASSERIA VIORANO (1 pozzo produttivo non erogante), MONTE MORRONE (3 pozzi in produzione e 1 pozzo non produttivo), MONTE VERDESE (2 pozzi produttivi non eroganti), NOVA SIRI SCALO (2 pozzi non produttivi), ORSINO (concessione non produttiva), POLICORO (1 pozzo in produzione, 4 pozzi produttivi non eroganti, 1 pozzo non produttivo), RECOLETA (1 pozzo in produzione), S. TEODORO (1 pozzo produttivi non eroganti), SCANZANO (2 pozzi produttivi non eroganti), SERRA PIZZUTA (5 pozzi produttivi e 17 pozzi produttivi non eroganti), TEMPA ROSSA (4 pozzi produttivi non eroganti), VAL D’AGRI (22 pozzi in produzione e 15 pozzi produttivi non eroganti). Questa la vera situazione delle trivellazioni in Basilicata, la fonte è il Ministero dello sviluppo economico.

Dopo circa vent’anni di introiti delle royalty mi chiedo: le risorse derivate dall’estrazione petrolifera, che ha un indiscutibile impatto ambientale e per la quantificazione si rimanda agli esperti e agli organi competenti (es. ARPAB, Ministero dell’Ambiente) non di certo all’ENI che deve essere controllato e non può essere il controllore della qualità delle matrici ambientali… Le royalty non erano sufficienti per poter essere utilizzate per la pianificazione e realizzazione di infrastrutture moderne ed efficienti nella nostra regione? Un aeroporto? Siamo forse l’unica regione del sud a non avere uno scalo aeroportuale. Una linea ferroviaria degna di tale nome? Magari simile all’alta velocità?

Sarebbe sufficiente una linea ferroviaria adeguata per la freccia argento o nella peggiore delle ipotesi freccia bianca… Non oso chiedere la freccia rossa, già Delrio ci ha informati con dovuta “sapienza” che al sud non ci possono essere infrastrutture moderne perché ci sono le rocce! Domanda: tra Firenze e Bologna c’è un budino che ha rimpiazzato l’Appennino settentrionale? La TAV non dovrebbe collegare Torino a Lione? Nel mezzo non si trovano le Alpi? Le Alpi non sono fatte di rocce? Per Delrio no! Oppure sono fatte di rocce ma quelle che si trovano a Nord di non si sa quale imprecisata latitudine non creano problemi per la realizzazione di linee ferroviarie ad alta velocità. Ma perché noi del sud ci lamentiamo sempre?

Le vie di collegamento, ormai in naturale disfacimento perché datate e attaccate, inoltre, dal dissesto idrogeologico come la SS407 sono in condizioni scandalose.La meglio nota Basentana, pur rappresentando una direttrice essenziale per l’intera regione, visto che permette il collegamento del capoluogo con la restante parte della regione seguendo il corso naturale del fiume Basento è interrotta in vari tratti e si viaggia su una sola carreggiata, qualche tratto è interrotto perché colpito dall’alluvione del 2011, ma di lavori in corso non sembra esserci traccia, pronta e felice di essere smentita su questa ultima affermazione…

E’ chiedere troppo poter vivere in una regione che sia al passo coi tempi? A chi ci dobbiamo rivolgere?

Non raccontateci che mancano le risorse economiche! Con tutti i milioni di euro ricevuti dai fondi europei, dalle royalty e perché no anche dalle nostre tasse è possibile che non ci possa essere un impulso verso la civiltà,con delle infrastrutture che si possano chiamarsi tali e che permettono collegamenti veloci con il resto del mondo?

Petrolio povertà? Sì! Ma solo povertà, innanzitutto culturale, povertà di investimenti, povertà nel calo di disoccupati lucani, chi sono gli impiegati nell’industria petrolifera lucana? Pochi sempre pochi lucani… Potrei continuare…povertà di una visione e soprattutto previsione di quale sarà il futuro di questa regione a giacimenti esauriti? Qualcuno si pone questa domanda? Sul petrolio abbiamo poche certezze, una è che essendo una fonte non rinnovabile i giacimenti hanno una “vita” ben prevedibile.

Cosa sarà di noi lucani? E’ vero c’è un calo demografico, la maggior parte della popolazione è vecchia, i giovani lasciano la regione, ma si fa qualcosa per poter far in modo che restino? Non ho ricette, ma un consiglio ai giovani informarsi e formarsi per essere cittadini ed elettori consapevoli. I mali di questa terra hanno radici lontane, ma se si vuole si può contribuire al cambiamento. Ognuno faccia la propria parte senza deleghe e ognuno si metta in gioco in prima persona, siamo stati educati al piagnisteo… all’amico per ottenere un favore, ma limitato al proprio orticello… per questo la Lucania/Basilicata da terra di Briganti è passata a terra di conquista, ma la “colpa” è solo nostra, lo abbiamo permesso.

 

Condividi

Sull' Autore

Dottore di ricerca in Scienze della Terra e Geologo, esperto in Petrologia, Mineralogia, Geologia microstrutturale, Geologia ambientale e Petrografia applicata. L’attività di ricerca ha riguardato lo studio e la caratterizzazione delle rocce ofiolitiche sia basiche che ultrabasiche affioranti al confine calabro-lucano; dei suoli sviluppati dalle rocce ofiolitiche e delle rocce carbonatitiche del Vulture. Ha collaborato con il CNR-IMAA, Università degli Studi della Basilicata e Regione Basilicata per il Progetto Rete Natura 2000 per i siti Foresta Gallipoli-Cognato, Bosco di Montepiano e Dolomiti di Pietrapertosa. Esperto in problematiche e tematiche ambientali. Autore di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali e nazionali. Libri, teatro, cinema, cucina e arte creativa le passioni frequentate e appagate.

Lascia un Commento