In un’epoca in cui ferve il dibattito sul recupero della missione originaria delle partecipazioni statali , prima industrie statali ora semplicemente partecipate dal tesoro, qui in Basilicata scopriamo il volto vero di questa perdita di scopo, con aziende che agiscono con la logica del peggior privato con un più di arroganza che gli deriva dall’essere incontrollabili da chiunque. In più , siamo in un periodo in cui l’interesse spasmodico per il petrolio è cessato e le aziende si guardano intorno per individuare nuovi percorsi industriali e nuove fonti di profitto, ignorando o trascurando al massimo quei pochi doveri che gli derivano da impegni contratti con le comunità che hanno permesso loro di sfruttare le risorse esistenti. Così che mentre prima si cercava di salvare la faccia, ricorrendo ai ripari di fronte ad allarmi e a proteste, oggi non ci si prende neanche la briga di mantenere in piedi delle relazioni civili, rifugiandosi in un arrogante isolamento. Non fosse per la Magistratura potentina che ha preso in mano la vicenda scabrosa del COVA , portandola con determinazione e cipiglio verso la sua conclusione, neanche un disastro ambientale sarebbe bastato a cambiare questo rapporto squilibrato tra tutela degli interessi pubblici e profitto aziendale, liddove al profitto si è arrivati anche chiudendo gli occhi sulla qualità del materiale di alcuni serbatoi. Il risultato di questo scenario profondamente mutato, da un lato con il minore interesse dell ‘Eni a investire per la transizione energetica in basilicata, dando vita a nuovi processi produttivi improntati alla chimica verde, dall’altro con l’ingresso di nuovi protagonisti politici che si sono subito schierati dalla parte del padrone andando a fargli ossequiosa visita, è un assoluto squilibrio di forza, nella quale la Regione e gli enti locali debbono rincorrere ogni giorno la controparte, sia per accadimenti vari sempre minimizzati dall’azienda, sia per una convenzione che non si rinnova senza che la produzione possa in qualche modo essere fermata. E’ evidente che questo secondo tempo della partita sta preparando la sconfitta della basilicata nella storia del petrolio, con meno soldi, più guasti al territorio, più compromissione di settori produttivi legati all’ambiente e al cibo, e , sullo sfondo, delle dismisi soni graduali con enormi problematiche ambientali. E’ evidente che il Governo non può seguire questa partita da arbitro che lascia giocare e chiude gli occhi di fronte a interventi pesanti, capaci di spezzare le gambe ad una comunità. Bisogna che i parlamentari di tutti i colori, possibilmente anche quelli che hanno indossato il casco giallo, intervengano per ribadire l’interesse dello Stato per una comunità che ha fatto sacrifici enormi e che , in questa fase di transizione, deve essere privilegiata nelle allocazioni e nelle scelte imprenditoriali. Questo dovrebbe fare una società partecipata dallo Stato. Se appunto lo Stato si ricordasse del motivo per cui investe in alcune aziende di importanza nazionale. Rocco Rosa
PETROLIO, SFRUTTATI E ABBANDONATI
0
Condividi