Tramonti lucani, tramonti umani!

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 Margherita Marzario

Ogni tanto – ad esempio dopo una giornata di intensa attività – possiamo sentire il bisogno di stare un po’ da soli per ricollegarci con noi stessi e discernere le nostre emozioni. Questo si realizza molto bene a contatto con la natura” (dal pensiero dello psichiatra tedesco Manfred Spitzer). Spesso ci s’incanta dinanzi ad un tramonto perché vi si ritrova la propria natura: cuore pulsante e impenetrabile, solo al centro di un universo in continuo movimento, l’infinito nel finito.

Il tramonto prende l’anima perché prelude al tramonto dell’esistenza terrena.

Capitolare: quello che ci può capitare spesso nella vita per capire qualcosa della vita. Non è così il tramonto? Ci fa capire che anche quando la giornata volge al suo termine si possono vivere emozioni se ci si sofferma, si alza lo sguardo e si assapora il tempo, breve o lungo, facile o difficile che sia!

Coraggio, co-raggio, con raggio: scambiarsi lo stesso raggio di luce e speranza. Il tramonto ci insegna che nulla è finito o definito perché siamo “parti-celle” (parti e celle) dell’infinito!

Il tramonto è una transumanza di emozioni da una dimensione nota a una ignota.

Tramonto: tramestio, “tram chiamato desiderio”, tramite di emozioni! Perché il tramonto fa trascolorare le sensazioni, fa trasecolare di emozioni!

Paesaggi tessuti da uomini, paesaggi intessuti di uomini, come il tramonto, come al tramonto della vita!

Un uomo, alto e nel pieno vigore dei suoi anni, porta abitualmente a spasso nell’isolato la madre, anziana, vedova e colpita dal morbo di Alzheimer. Lei segue di un passo indietro il figlio, è assente, persa nella sua memoria senza presente e senza futuro. Non si scambiano una parola, ma il contatto delle braccia scambia calore e il meglio, il massimo che si possano scambiare nell’arco dello stesso amore. Il tramonto (della vita) è un declino ma non la fine, dà una nuova luce e nuovi colori, è l’inizio di un’altra dimensione spaziale, temporale ed emozionale per chi la voglia vivere.

In un piccolo paese si contano i morti durante l’anno che sono di più dei nati e dei non nati. Si contano i posti vuoti sulle panchine, in piazza, sugli usci, sui balconi, alle finestre, dietro quelle porte che rimarranno chiuse… Si conta e si racconta: ultimo gesto di umanità di quella paesanità di una volta. Un’atmosfera rarefatta come quella che si prova dinanzi a un tramonto di fine estate di cui poi ci si priva, di cui ci si deve privare.

Fiamme, frescura, figlia, foresta, fasulli, femmineo, fermare, fremente, festa: l’allitterazione in una poesia. Non è quello che suscita la felicità o la visione di un tramonto?

Il tramonto è bello da soli o in compagnia, possibilmente con qualcuno che lo colga nello stesso modo e non disturbi o turbi lo spettacolo visivo e suggestivo, ma lo completi con la sua presenza e la sua essenza risaltando i colori e le emozioni, quel qualcuno cui poter dire nell’anima: Accostami, accarezzami, accoglimi, accudiscimi, accordami, accorpami… e amiamoci così come il sole e l’orizzonte che si lambiscono al tramonto!

Ammirare un tramonto, sorridere per un sorriso di un bambino, mettere passione in quello che si fa, essere se stessi…: lo straordinario nell’ordinario, l’ordinario nello straordinario!

“Infinite parole per non dirsi nulla, un battito di ciglia per dirsi tutto” (la scrittrice Margaret Mazzantini). Parole che infrangono il silenzio, silenzio che interrompe il rumore delle parole: la vera comunione spirituale con se stessi e l’altro (così raro e caro) con cui si è in sintonia sulla stessa lunghezza d’onda. Come l’amplesso del sole e dell’orizzonte al tramonto che erutta in un’esplosione di sensazioni ed emozioni!

“Io ho sempre immaginato il rosso come l’interno dell’anima” (il cineasta Ingmar Bergman). Il rosso del tramonto suscita tante emozioni perché fa vibrare le corde più profonde e ignote a noi stessi musicando ogni volta un nuovo concerto.

“Contano le parole, ma anche la capacità di capire quando è più utile il silenzio e accompagnarle con lo sguardo” (lo psichiatra Eugenio Borgna). Il vero silenzio: quella sincope che ci prende alla vista di un tramonto suscitante singolari emozioni, anche se nello stesso posto.

Non esiste il più bel tramonto, perché il più bel tramonto lo vede chi lo vuol vedere. E dopo una giornata si aspetta il tramonto che non è detto che rappresenti la fine ma piuttosto l’inizio, un inizio da cui ricominciare!

 

 

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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