LA PIZZERIA DELLA SIGNORA CONCETTA

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Giampiero D'Ecclesiis

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Giampiero D’Ecclesiis

Esco dalla Prefettura che è mezzogiorno, Piazza Plebiscito illuminata dal sole è uno spettacolo e Palazzo Reale è uno splendore. Attraverso la strada e mi metto al centro della Piazza a guardare il colonnato della Basilica di S. Francesco da Paola, il sole è allo zenit e la luce abbaglia.

Una gran folla in giro per la piazza: turisti, ragazze, vecchi mendicanti, carabinieri, militari. Mi fermo e mi godo il guazzabuglio umano nel centro della piazza.

Starei lì a lungo a prendere il sole ma il mio stomaco borbotta e mi richiama alla mente le sue necessità, sto quasi per tornare sui miei passi per prendere l’auto e tornare in ufficio quando la divinità si manifesta e mi ispira e, senza motivo mi avvio verso via Roma.

Supero il Gambrinus con i suoi tavolini pieni di turisti e seguendo la divina malia che mi conduce svolto verso i quartieri spagnoli, dopo pochi passi fatti per via Roma, mi infilo in una stretta traversa a sinistra in Vico Sergente Maggiore e poi ancora svolto a destra verso vico Speranzella.

La direzione non ha importanza, la malia mi conduce e mi lascio guidare.

Mi appare all’improvviso, una vetrinetta in alluminio anodizzato e delle mattonelle bianche, una piccola pizzeria friggitoria e entro.

Appena entrato mi guardo attorno sorpreso, tre tavolini da bar, un forno a legna, una enorme friggitrice e la cassa. La signora Concettina mi guarda curiosa e poi mi sollecita

trasite, trasite, mettetevellà vicino a ‘o professore. Prufessò voi permettete, quello qui il giovane si vede che una brava persona!”.

Ci guardiamo io e il professore e lui, con un gran sorriso mi fa segno di accomodarmi.

L’odore che giunge dalla cucina è inconfondibile e irresistibile: ordino la mia pizza fritta.

Mi lavo le mani e uscendo dal minuscolo bagno lo vedo il manigoldo, mi passa davanti con aria indifferente ostentando in quel piatto da ristorante due profumatissime braciole al sugo e un contorno di friarielli, lo guardo rancoroso e aspetto che serva al tavolo quelle due meraviglie poi lo chiamo.

Non mi fa neanche parlare mi sorride con un’aria da scugnizzo e mi dice

“ce stanno, non ve prioccupate, ve nepuortedduie e i friarielli?” annuisco in maniera decisa “e a pizza fritta? La volete sempre?”, annuisco un’altra volta, si scambia uno sguardo con la signora Concettina e passa la comanda al cuoco.

Ora è noto che io sono un agnostico e che con le cose di fede non ho molta confidenza ma, devo riconoscere che, quando il cameriere mi ha messo nel piatto le due braciole e i friarielli ed ho potuto annusarne la fragranza, ho sentito di non essere solo a questo mondo e ho ringraziato la divinità.

Come potrei mai descrivervi il gusto e l’aroma di quelle braciole sapientemente arricchite di aglio e prezzemolo ma mai violentate da aromi troppo decisi, di quel pomodoro cotto e ricco di profumi e poi il sublime incrocio con quell’amarostico dei friarielli, appena un sentore di aglio e un trionfo di gusto.

Consumo le mie braciole con abbondante “pane cafone” come chiamano a Napoli un pane un po’ casereccio.

Arriva Niculino, il cameriere, e mi porta la pizza fritta poi con aria di sfida si pone a fianco della Signora Concettina e le lancia uno sguardo come a dire “Chist’ nuncia fa a semagnà pure a pizza fritta, che peccato!”.

La pizza fritta non è un calzone e non è un panzerotto, la pizza fritta è la sublimazione della pizza in un trionfo di ripieno di ricotta, pomodoro, cicoli e acini di pepe. La pizza fritta non è per tutti, i forestieri la chiamano panzarotto e i milanesi non ne conoscono neanche l’esistenza.

La mangio tutta, anzi no la divoro e Nicolino annuisce compiaciuto poi mi si avvicina e mi dice con più rispetto “gradite altro?” e io che sto per chiedere il caffè lascio il mio sguardo indugiare per la stanza ed intercetto una suprema margherita con le olive nere. Il profumo che mi arriva diretto dal piatto del signore che la sta consumando a me di fronte è un canto di sirena e io non sono né legato né con i tappi nelle orecchie, cedo di schianto e dico “voglio quella!”, Nicolino mi guarda con simpatia e mi dice “sissignore però, se permettete, ve la faccio con i filetti di S.Marzano, ve faccio arricrià”.

Inutile raccontare il pirotecnico contrasto tra le olive nere di Gaeta, il filetto di S. Marzano e la pizza, il solo profumo basta per perdersi e io naufrago volentieri fra queste immensità di aromi.

Esco dalla pizzeria della Signora Concettina con l’aria soddisfatta di un gran pascià, prendo il caffè al Gambrinus e mi seggo un’altra mezz’ora a Piazza Plebiscito, combatto la mia battaglia con la sonnolenza e lentamente mi avvio verso l’auto.

Parto lentamente con un senso di felice spossatezza, ho chiesto il numero di telefono della Pizzeria della signora Concettina e lei mi ha risposto “nun ho ttengo, nun ce ddong’ i sorde a a’telecòm, ma vuie venite quannevulitecà è semb’ apierte !”.

Io adoro Napule.

Estratto da “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Editrice Universosud 2014

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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