POETRY SLAM, VINCE SOLO LA POESIA

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«La poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità; il punto dello slam non sono i punti, il punto è la poesia». Lo diceva Marc Smith, il poeta americano che nel 1987 a Chicago ‘inventò’ il Poetry Slam, riportando una frase di Allan Wolf.

Se volessimo spiegare di cosa si tratta, potremmo dire che è una competizione fra poeti, ma è una definizione riduttiva, che non tiene conto della sua storia. Lo slam nasce dalla strada, un po’ come il rap, e del rap mantiene il ritmo, le assonanze, le rime, e la propensione per i temi sociali dei componimenti. Le regole, nate dalla pratica e diventate un format internazionale, prevedono la presenza di un MC (o EmCee, all’americana), un Maestro di cerimonie che conduce la serata, presenta i poeti, sceglie i giurati, tiene il conto dei punteggi. I poeti hanno al massimo 3 minuti per declamare, e le poesie devono essere rigorosamente proprie. Niente musica, nessun costume “di scena”, solo un poeta, un microfono e una poesia. I voti alle poesie (non ai poeti!!) vengono dati da una giuria rigorosamente “popolare”, scelta fra il pubblico con criteri del tutto casuali. E’ una formula che prova a spogliare i componimenti poetici della loro aura di intoccabile sacralità, un formato utile a diffonderli fra i più giovani, liberandoli dalla connessione con i banchi di scuola, le interrogazioni, probabilmente la noia. L’intento secondario, ma non meno importante, è la creazione di una comunità aperta di poeti nomadi, di persone con la stessa passione per le metriche che si ingrossa ad ogni Slam, e costituisce un movimento fluttuante per il paese, portando con sé un’idea nuova di letteratura. Esiste infatti una Lega Italiana Poetry Slam (LIPS), e si organizzano campionati italiani ed europei. 

Ieri sera, al Ridotto del Teatro Stabile, è andato in scena il il primo Poetry Slam organizzato a Potenza. In gara 8 poeti provenienti da tutto il Sud Italia, che si sono affrontati nella calda luce del Ridotto del Teatro F. Stabile. Abbiamo lasciato che la poesia si spandesse come nebbia nello spazio molto rosso posto sotto il  teatro del nostro cuore. Abbiamo ascoltato testi che raccontavano di amore, di passione carnale, di schiavitù da televisione e social network, racconti intimi di adolescenze sempre difficili. E’ stato come affacciarsi alla finestra e mettere uno sguardo nuovo, fresco e diverso, su aspetti minimi ma anche giganteschi della nostra quotidianità. I poeti ti leggono dentro, e trovano sempre il modo per raccontarti qualcosa che è loro, ma anche tua, perchè universale.

Per la cronaca, hanno partecipato Stella Iasiello e Nello Luciano del Collettivo Caspar della Campania, Gionata Atzori e Alberto Santoro dalla profonda Puglia, Franco Fittipaldi da Policoro (è stato lui a portare lo Slam in Basilicata!), Nicola Sileo, Francesco Satriano e Annalisa Ascoli, potentini al loro primo slam, che ci hanno commosso e reso molto orgogliosi per il talento e il coraggio. Ha vinto Alberto Santoro con una lirica finale urticante e commovente dedicata alle donne vittima di violenza: una poesia così, scritta da un uomo giovane, ci lascia – fra le altre cose – sperare per un futuro nel quale la violenza domestica sarà solo un lontano molesto ricordo. Il rap metropolitano e molto potentino di Teodosio “Papo” Santagata e la tastiera multiforme di Fra Luise hanno rinfrescato i cuori, preparandoli alla finale, dopo le manche di riscaldamento e quella con i voti. Una giuria serissima, rigorosamente NON esperta, che confabulava a lungo prima di alzare i cartelli coi voti. Alberto Santoro ha preso tre 10 (voto massimo) su cinque giurati, il che ha fatto di noi, ad unanime giudizio degli slammer più esperti, un pubblico attento e generoso.

Il PowerX Poetry Slam è stato un esperimento perfettamente riuscito. La presenza di moltissimi ragazzi, studenti universitari e liceali, chiama ad una seconda edizione. Magari in estate, all’aperto, sotto stelle corsare. Come la poesia.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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