E’ partita in ritardo l’assemblea del Pd alla sua prima convocazione dopo il congresso, però la scelta di far parlare subito dopo il segretario Polese anche i rappresentanti delle com
ponenti interne , quelli che con Polese si sono cimentati e anche chi, come Cifarelli, ha preferito schierarsi prima con il candidato Pittelliano già alla vigilia del congresso, ha consentito di capire in poco più di mezz’ora l’atteggiamento degli schieramenti alla partenza della nuova esperienza gestionale. Che è un atteggiamento di evidente ,benevola attesa, né critica né acritica, nel senso che si aspetta di vedere la sostanza di questo nuovo corso in relazione al rapporto con le minoranze, alla rigenerazione del partito, a come si sostanzia l’unità interna. Proprio conoscendo il valore della partita che si sta per giocare, Polese ha aperto con circospezione mettendo gli obiettivi avanti rispetto a problemi di assetto. Per un partito che sinora si è guardato allo specchio, in una autocentrata esaltazione, è ora di uscire per strada e confrontarsi con la gente, ha detto il neo segretario in apertura. Troppi sindaci lasciati soli, troppa attenzione ai titoli dei giornali: una politica che ha fatto delle periferie dei luoghi di solitudine . Insomma, dice Polese abbiamo perso la strada maestra di stare in mezzo alla gente . Tutte cose che stiamo pagando ,nonostante gli sforzi che pure il Governo Pittella ha fatto per acchiappare la ripresa economica anche qui in basilicata e per disegnare un futuro che prescinda dal petrolio o che tenga conto del suo esaurimento come risorsa. La rigenerazione della politica significa, per Polese :a) mettere persone capaci, b) smuovere gli immobilismi, c) portare avanti progetti condivisi dal partito a tutti i livelli.
Una apertura morbida nella quale si è inserito un Vito Santarsiero diplomatico nel linguaggio ma duro nella sostanza con argomenti che hanno richiamato la mancanza di etica nella politica, le logiche clientelari, il dramma di una regione che perde cervelli, una ricerca inesistente, la mancanza di infrastrutture ( “sono venti anni che non ne vediamo una”). E poi il capoluogo con una conduzione che è figlia dell’inciucio e rispetto alla quale il PD deve assumere un atteggiamento di chiarezza perché “il caso Potenza non può attendere”.. Come figlie di inciucio sono, per lui, le relazioni con un centro ballerino e nella scelta di confini non chiari delle alleanze.
Vittoria Pertusiello è partita dalla diversa posizione che Emiliano e Lacorazza hanno tenuto al referendum costituzionale per dire tra le righe che ,con quella iniziativa, si è salvata la co-decisione delle regioni sui temi ambientali, altrimenti ci sarebbe stato il far west. Non un giudizio su Renzi ma sulle politiche portate avanti, positive sul campo dei diritti umani, negative per il jobs act. Poi la richiesta di costruire una unità reale anche a costo di metterci più tempo e di non soggiacere alla fretta. La disponibilità all’unità c’è da parte della componente, ma “ non ci spaventa neanche il ruolo della minoranza”, purchè esercitata in un partito dove anche le minoranze si sentono a casa. Cifarelli ( per gli orlandiani) ha invece sollecitato i congressi provinciali, perché bisogna finirla a Potenza e a Matera con una politica etero diretta. Queste le posizioni di partenza. La corsa è appena cominciata e non sappiamo che direzione vera prenderà., se verso il basso dei bisogni della gente, o se verso l’alto delle carriere individuali. FOTO DAL POST DI GABRIELE DI MAURO